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I comitati sono impegno e partecipazione a difesa dell’Elba

di Angelo Mazzei

I comitati sono impegno e partecipazione a difesa dell'Elba

L’esigenza di dare vita a dei comitati di cittadini nasce all’isola d’Elba esclusivamente con l’intento di aumentare l’efficenza democratica di alcuni percorsi sensibili. Nel 2003 ci ritrovammo a dover affrontare un problema di difficilissima soluzione come quello della cementificazione selvaggia che minacciava il nostro territorio. Fu allora che associazioni e cittadini indipendenti si misero insieme sotto il nome di SOS ELBA. Tra loro c’erano soci di Legambiente, membri dell’Elba Social Forum, ma anche moltissimi privati cittadini indipendenti da ogni appartenenza “politica”.

Quell’esperienza ha portato ad un risultato inaspettato. Il Governatore della Regione si interessò a noi cittadini e alle nostre denunce, e i piani regolatori incriminati vennero bloccati. Ci furono delle inchieste che portarono addirittura agli arresti di tecnici, politici, ingegneri, magistrati e giudici. E’ di qualche giorno fa la notizia che il simbolo di quello scandalo chiamato Elbopoli – l’Ecomostro di Procchio – verrà abbattuto a breve.

Molti di quei cittadini ed altri si sono ritrovati ancora una volta uniti nella condivisione del valore di difesa del territorio con la vicenda dei tralicci di Terna. Anche lì per gli elbani tra il dire e il fare non ci fu di mezzo il mare, e il comitato dei NO TERNA nacque, combatté e vinse in men che non si dica, una battaglia che probabilmente i politici da soli avrebbero perso nelle trincee labirintiche di burocrazie e sorpassate demagogie.

Altri comitati hanno preso vita attorno a problematiche diverse ma sempre legate da un unico filo conduttore: l’amore per questa perla di mare che si chiama Elba. Ci sono stati comitati per l’eradicazione del cinghiale o contro il caro traghetti. E questo pullulare di comitati a volte eccessivo ha dato spunto anche a simpatiche operazioni satiriche e battute esilaranti.

Rimane sotto gli occhi di tutti lo spettacolo di noi migliaia di elbani a manifestare a difesa del nostro diritto sacrosanto alla salute. Forse 6 o 7000 persone in piazza a dire no allo smantellamento dell’ospedale. Beh, è stato bellissimo. E non è una forma di esibizionismo o un voler apparire di qualche narcisista frustato sottolineare come l’organizzazione di quegli eventi sia stata tutta a carico dei cosiddetti “comitati”. Già, perché da un pezzo in qua non si parla quasi più di comitato X o comitato Y, ma più genericamente di “comitati”. Quasi che questi, con la denominazione al plurale, esprimessero insieme un’unità e un’eterogeneità che garantiscono da una parte un’identità coesa e più autoritaria conservando dall’altra le mille sfaccettature e differenze rappresentative di tutti gli elbani.

Qualcuno continua a guardare con diffidenza, e a volte sospetto, ai cosiddetti “comitati”, magari qualcuno che senza rendersene conto è “parte” di quegli stessi cosiddetti “comitati”. Quanti di voi si sono ritrovati in piazza a manifestare contro la cementificazione, contro i tralicci, contro il caro traghetti, contro lo smantellamento della sanità… Quanti di voi si sono ritrovati a spalare fango a Campo o a portare aiuti o a preparare vestiti e vettovaglie per sostenere i campesi colpiti dall’alluvione… Molto spesso dietro a tutto questo c’erano delle persone come voi: elbani, che amano l’Elba. Molto spesso ad organizzare, discutere tempi e modi, promuovere, stampare, telefonare, contattare la stampa, dialogare coi politici, riorganizzare o almeno cercare di dare un’organizzazione a questi episodi di alta solidarietà e democrazia, c’erano delle persone semplici, uguali a voi, come voi amanti della loro isola e della loro gente.

Chiamare “comitati” queste persone è sbagliato. I comitati sono gli elbani tutti, quelli che si sono battuti per queste cose, o che anche se non si sono battuti hanno in qualche modo condiviso lo spirito di queste battaglie. Tra questi bisogna ricordare anche i sindaci e gli organi di stampa che al di là delle loro costrizioni hanno sempre cercato di stare dalla parte giusta, che è quella dell’Elba. Perché prima di ogni differenza ideologica o di bandiera ogni elbano non può che sentire di appartenere prima di tutto a questa terra ritagliata nel mare.

Che poi qualcuno, in questa sorta di democrazia assoluta, faccia degli errori di comunicazione, fraintenda le parole di altri, approfitti per i propri interessi, è certamente un rischio da correre, tenendo sempre presente che l’obiettivo primario di ciascuno di noi è solo quello di difendere e valorizzare l’isola in cui viviamo. Se poi uno di quei 7.000 che era in piazza per l’ospedale disgraziatamente insultasse un sindaco, un giornalista o un altro cittadino, non si venga a dire che “i comitati” sono arroganti e maleducati. Per questo è da rigettare ogni accusa fatta ai comitati, in quanto essenzialmente essi consistono né più né meno che in tutta quella gente che condivide questi valori.

Chiunque condivida questi valori fa parte dei cosiddetti “comitati” anche senza rendersene conto, in quanto questi non sono che l’unione degli elbani che difendono il proprio territorio. Non esiste uno statuto depositato dal notaio, non esistono regole scritte, non esistono tessere di associazione. Per cui chi attacca i comitati ha di fronte a sé due possibilità: una è quella di riconoscerli come insieme dei cittadini che lottano e quindi mettersi in prima linea e darsi da fare invece di lanciare anatemi in forma anonima dalle pagine di qualche blog; l’altra è quella di riconoscere di non condividere l’amor patrio per l’isola d’Elba.

Noi ELBANI CHE AMANO L’ELBA stiamo solo cercando di far valere i nostri diritti. E per farlo abbiamo bisogno di essere uniti e partecipare democraticamente, senza gerarchie e senza presidenti. Per rapportarci ai politici che ci rappresentano comunicandogli le nostre idee e cercando di vigilare sulla bontà del loro operato. Per partecipazione democratica si intendono tutte le politiche che mirano a coinvolgere enti locali, associazioni, cittadini nell’ambito dei processi decisionali di governo del territorio.
Per sgombrare subito il campo da ogni dubbio, le politiche di partecipazione democratica, dette anche processi decisionali inclusivi, non hanno come obiettivo quello di soppiantare le regole della democrazia rappresentativa, bensì quelle di potenziarne alcune sue caratteristiche, tra le quali:
• La vicinanza, in termini di confronto e linguaggio, tra coloro che prendono le decisioni e la comunità amministrata;
• La conoscenza diffusa e dettagliata delle esigenze e delle risorse che un territorio esprime;
• Il dialogo aperto tra i rappresentanti eletti con i cittadini e il coinvolgimento civile di quest’ultimi che garantisce un maggiore senso di responsabilità nei confronti della collettività;
• L’opportunità di discutere sui problemi in maniera ragionata e propositiva limitando l’effetto degli aspetti demagogici e denigratori della comunicazione politica veicolata dai mezzi di comunicazione di massa;
• L’attenzione rivolta ai problemi reali e alle soluzioni concrete piuttosto che alla conservazione delle posizioni di principio.

I modelli di partecipazione democratica, quindi, non prescindono dal rispetto delle istituzioni e delle leggi vigenti bensì sono rivolti a migliorare la capacità del sistema rappresentativo di dare voce a tutte le istanze che compongono lo spettro di una problematica. Tanto meno si tratta di concedere una delega in bianco alla popolazione sulle questioni che la politica ritiene essere troppo spinose, perché, in realtà, si tratta del contrario: di una maggiore responsabilità in capo ai “decisori” e agli apparati burocratici, scaturita dal mettersi in costante discussione anche quando il dibattito lambisce le questione strettamente legate al gioco delle parti della politica

Uno degli aspetti che caratterizzano un sistema democratico “partecipativo” è la comunicazione, sotto forma di rete sociale fisica e virtuale di cittadini che condividono uno stesso scopo, e nei rapporti con i media e con la politica, essa è un fattore fondante dell’informazione.Nella certezza che tutti lo condividano mi dissocio da tutti coloro che negano alla stampa di documentare i fatti della nostra isola. La libertà di stampa è la libertà di tutti. Buon Natale e un migliore Anno Nuovo