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Braccate anche in area protetta Piano dei cacciatori sui cinghiali - Tirreno Elba News
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Braccate anche in area protetta Piano dei cacciatori sui cinghiali

La proposta che l’Ambito di caccia ha presentato nell’ultimo incontro del tavolo tecnico convocato dal viceprefetto. Interventi e monitoraggio, ecco come funziona

Braccate anche in area protetta Piano dei cacciatori sui cinghiali

Un piano di abbattimento con possibilità di braccate anche in area protetta, senza costi aggiuntivi per ridurre l’emergenza cinghiali. In sintesi la proposta che l’Atc 10 ha presentato nell’ultimo incontro del tavolo tecnico istituito dal viceprefetto per gli affari del’Elba Giovanni Daveti. Il programma dell’Atc prevede braccate in una fascia inclusa all’interno del Parco Nazionale, adiacente il territorio a caccia programmata in gestione della stessa Atc. Le cacciate potrebbero essere fate in collaborazione con le quattro squadre per la caccia al cinghiale che operano sull’Elba. “Si tratta – spiegano dall’Atc – di personale esperto, dotato di mute di cani appositamente addestrate e che vantano un’esperienza confermata dal numero medio di abbattimenti attuati per squadra e per giornata di 4 capi”. Per gli abbattimenti in area protetta propongono il coinvolgimento dell’intero contingente dei cacciatori di selezione del distretto per la caccia al muflone con l’assegnazione, a scalare del piano di prelievo annuale di questi ungulati sia fuori che dentro l’area protetta. “Questo agevola il compito dei cacciatori di selezione che non devono tenere conto di classe di sesso ed età per gli abbattimenti programmati – specificano – perché assegnare capi specifici condiziona considerevolmente il completamento del piano”.

L’Atc ha proposto anche un programma di monitoraggio su tutto il territorio, compreso quello del Parco, per determinare l’effettiva consistenza delle popolazioni di ungulati presenti e disporre così di dati attendibili circa le potenzialità di riproduzione. “Queste misure risultano complementari a quelle proposte dal parco – fanno presente dall’Atc – anche perchè si svilupperebbero da ottobre a gennaio, quando le attività dell’ente sono sospese e o poco incisive. E vogliamo sottolineare – continuano – che le nostre proposte non implicano alcun costo aggiuntivo per la collettività né per le finanze pubbliche”.

Durante l’incontro però, secondo l’itc è risultata chiara l’impossibilità “di arrivare a un lavoro comune che si ponga l’obiettivo di adottare strategie efficace tempestive per il controllo e il contenimento della popolazione degli ungulati”. E’ apparsa chiara, secondo i cacciatori, la volontà del Parco di non collaborare con gli altri enti per mettere in atto, almeno in questa fase di emergenza tutte le iniziative possibili per arrivare a questo obiettivo, trincerandosi – continuano – dietro il falso obiettivo dell’eradicazione della specie richiamando normative nazionali e pareri dell’Ispra che impediscono il coinvolgimento diretto dei cacciatori all’interno dell’area protetta”. Il documento con le proposte dell’Atc è stato inviato agli assessorati alla caccia e all’ambiente della Provincia di Livorno e della Regione Toscana con la speranza, scrivono i cacciatori “che mostrino sensibilità verso le problematiche del territorio elbano e si adoperino per dare piena attuazione alle iniziative necessarie per riportare queste popolazioni di ungulati negli alvei di densità sostenibili”.