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Defibrillatori automatici e lavoro: perché e dove installarli

di Michele Mazzarri (esperto certificato in prevenzione infortuni)

Defibrillatori automatici e lavoro: perché e dove installarli

In Italia ogni anno decine di migliaia di persone, colpite da arresto cardiaco, muoiono solo perché non si riesce a intervenire tempestivamente. Anche all’Elba questo fenomeno ha i medesimi  numeri statistici presenti nel territorio della Penisola, e – come indicato da alcuni recenti dati – la maggior parte dei decessi per arresto cardiaco avviene durante le ore di lavoro.

Riguardo ai defibrillatori automatici esterni finalmente sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale le disposizioni attuative contenute nel Decreto 18 marzo 2011 “Determinazione dei criteri e delle modalità di diffusione dei defibrillatori automatici esterni di cui all’articolo 2, comma 46, della legge n. 191/2009”.

Già la legge finanziaria 191/2009  aveva determinato gli stanziamenti necessari (2 milioni di euro ciascuno per gli anni dal 2010 al 2012) per la diffusione dei defibrillatori automatici esterni, ma l’applicazione della norma era stata rinviata a queste disposizioni attuative da alcuni mesi pubblicate in Gazzetta Ufficiale. Veniamo ai contenuti del decreto del 18 marzo 2011 e alle sue conseguenze pratiche.

Il decreto consta di due articoli che partono dal presupposto che:
– “la fibrillazione ventricolare è causa rilevante di decessi sull’intero territorio nazionale e che la defibrillazione precoce rappresenta il sistema  più efficace per garantire le maggiori percentuali di sopravvivenza”;
– è opportuno “diffondere in modo capillare l’uso dei defibrillatori semiautomatici esterni sul territorio nazionale anche a personale non sanitario, opportunamente formato, nella convinzione che l’utilizzo di tale apparecchiatura possa prevenire o quanto  meno ridurre il numero di morti per arresto cardiocircolatorio”.
In questo senso il decreto promuove “la realizzazione di programmi regionali per la diffusione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici esterni, indicando i criteri per l’individuazione  dei luoghi, degli eventi, delle strutture e dei mezzi di  trasporto dove deve essere garantita la disponibilità dei defibrillatori semiautomatici esterni, nonché le modalità della  formazione  degli operatori addetti”.  E lo fa attraverso due allegati: il primo riporta i criteri e le modalità di utilizzo dei defibrillatori, il secondo indica la ripartizione, Regione per Regione, delle risorse stabilite dalla Finanziaria 2010.

Veniamo a quanto contenuto nel primo allegato in relazione ai criteri e modalità  già  fissati dall’accordo Stato-Regioni del 27 febbraio 2003. Il defibrillatore semiautomatico è “un dispositivo medico che può essere utilizzato sia in strutture sanitarie sia in qualunque altro tipo di  strutture, fisse o mobili, stabili o temporanee”. La  formazione ha l’obiettivo di permettere il funzionamento, in tutta sicurezza, del defibrillatore semiautomatico, per assicurare l’intervento  sulle  persone  vittime  di  un  arresto cardiocircolatorio. L’operatore  che  somministra lo shock elettrico con il defibrillatore semiautomatico è  responsabile,  non  della  corretta indicazione  di  somministrazione  dello  shock  che  è  determinato dall’apparecchio, ma della esecuzione di questa manovra in condizioni di sicurezza per lo stesso e per tutte le persone presenti intorno al paziente.

Riguardo ai criteri e modalità per la diffusione dei defibrillatori semiautomatici esterni, il decreto ricorda che la “diffusione graduale ma capillare dei defibrillatori semiautomatici  esterni  deve  avvenire  mediante  una  distribuzione strategica in modo tale da costituire una rete di  defibrillatori  in grado di favorire  la  defibrillazione  entro  quattro/cinque  minuti dall’arresto cardiaco, se necessario prima dell’intervento dei mezzi di soccorso sanitari”. Dunque la collocazione  ottimale dei defibrillatori deve essere determinata in modo che gli stessi siano equidistanti da un punto  di vista  temporale  rispetto  ai  luoghi  di  potenziale  utilizzo.  In particolare, sono da collocare in luoghi di aggregazione cittadina  e di grande frequentazione o ad alto afflusso turistico,  in  strutture dove si registra un grande afflusso di pubblico e, in genere, ove sia più attesa l’incidenza di arresti cardiaci, tenendo  conto  comunque della distanza dalle sedi del sistema di emergenza. Utilizzando i suddetti criteri devono essere identificate nel territorio regionale le seguenti aree:


– aree con particolare afflusso di pubblico;
– aree con particolari specificità  come luoghi  isolati  e  zone disagiate (montagna, piccole isole),  pur  se  a  bassa  densità di popolazione.

E va valutata, sulla base dell’afflusso  di  utenti  e  di dati epidemiologici ed in base a specifici  progetti,  l’opportunità  di dotare di defibrillatori semiautomatici esterni i seguenti  luoghi e strutture:

-luoghi in cui si pratica attività  sanitaria e  sociosanitaria: strutture sanitarie e sociosanitarie residenziali e  semiresidenziali autorizzate,  poliambulatori,  ambulatori  dei  medici  di medicina generale;
-luoghi in cui si pratica attività  ricreativa ludica,  sportiva agonistica  e  non  agonistica  anche  a livello dilettantistico: auditorium, cinema, teatri,  parchi  divertimento,  discoteche,  sale gioco e strutture ricreative, stadi, centri sportivi;
-luoghi dove vi è presenza  di  elevati  flussi  di  persone  o attività  a rischio: grandi e piccoli scali per mezzi  di  trasporto aerei, ferroviari e marittimi, strutture industriali;
-luoghi che richiamano  un’alta  affluenza  di  persone  e  sono caratterizzati  da  picchi notevoli di frequentazione: centri commerciali, ipermercati,  grandi  magazzini,  alberghi,  ristoranti, stabilimenti balneari e stazioni sciistiche;
-strutture sede di istituti penitenziari, istituti penali per  i minori, centri di permanenza temporanea e  assistenza;
-strutture  di Enti pubblici: scuole, università , uffici;
-postazioni estemporanee per manifestazioni o eventi  artistici, sportivi, civili, religiosi;
– le farmacie, per l’alta affluenza di  persone  e  la  capillare diffusione nei centri  urbani  che  le  rendono  di  fatto  punti  di riferimento in caso di emergenze sul territorio”.

Penso che l’Elba rientri  tra i molti luoghi e le tipologie di strutture sopra esposte dove  installare questo dispositivo salvavita,  così da poter rendere meno rischioso vivere in un territorio logisticamente svantaggiato.