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Fra un anno i piccoli Comuni dovranno unire già i loro servizi

di Gabriele Orsini (comitato per il Comune unico dell'Elba)

Fra un anno i piccoli Comuni dovranno unire già i loro servizi

Dopo i due interessanti incontri sul tema del Comune Unico organizzati lodevolmente dai Lyons dell’isola d’Elba, che ancora una volta ringraziamo per l’occasione fornita di conoscenza ed approfondimento delle tematiche in oggetto, viene spontanea una riflessioni.

Dobbiamo mettere da parte gli atteggiamenti di chiusura del sindaco di Marciana e degli Amici di Poggio e le loro motivazioni, prima, che non si poteva mescolare una manifestazione enogastronomica con la politica (!) come se in Italia non esistessero le varie feste dell’Unità e di tutti gli altri partiti e come se raccogliere firme per il Comune Unico fosse una pericolosa manifestazione sovversiva, seconda che non c’erano spazi, ma forse intendevano che non c’erano spazi per le idee.

Poi da parte dobbiamo anche mettere le false motivazioni del no di Marini e c. sposate anche da qualche altro autorevole politico, smentite da altrettanto autorevoli pareri dell’ufficio legale del Comitato, dal segretario della prima Commissione affari istituzionali del Consiglio, Gianfranco Venturi, da Giovanni Fratini e in ultimo dal direttore di Qn, Gabriele Canè.
Fatte queste pulizie, non resta che confutare le uniche motivazioni plausibili di dissenso di Segnini, al quale in questa occasione vanno tutti i sentimenti di solidarietà per il disastro subito ma anche affrontato con dignità ed efficacia e del prof. Camici.

E’ vero, non c’è un piano per il dopo ma appositamente, come abbiamo detto tante volte perché il nostro Comitato non è composto da cittadini eletti, solo ai quali spetta di progettare i programmi per il nuovo Comune unico: noi abbiamo cercato solo di garantire con la nostra proposta di legge il mantenimento delle rappresentanze e della partecipazione ai cittadini dei vecchi Comuni con l’istituzione dei municipi che saranno il presidio di tradizioni, storia e folclore locali, di sostegno alle fasce deboli delle popolazioni locali, di raccordo con il nuovo comune con adeguate dotazioni organiche per lo svolgimento delle funzioni che saranno assegnate a detti municipi e l’acquisizione dei contributi previsti dalle leggi statali e regionali per cinque anni.

La stessa Regione ha stralciato alcune disposizioni che avevamo introdotto nella nostra proposta per non ledere con una legge regionale competenze di assoluta prerogativa dell’autonomia comunale e per questo riteniamo che firmare la nostra proposta di legge per arrivare al referendum sia davvero una prova di maturità degli elbani che avranno così l’occasione per decidere il loro futuro in linea con i tempi e con l’Unione europea. Tempi che impongono già dal prossimo anno, professor Camici, unioni forzose di nostri piccoli Comuni per la gestione di almeno due servizi essenziali per poi arrivare a gestire tutti e sei i servizi previsti nei decreti ministeriali, come polizia locale, assistenza, pubblica istruzione, amministrazione etc. fino a introdurre il patto di stabilità e il federalismo fiscale anch per dette piccole realtà. Come faranno allora i piccoli Comuni a sopravvivere e/o a fornire i servizi ai cittadini se non fondendosi in un Comune unico di 30 0000 abitanti?