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Le firme, l’esito del referendum l’esame del Consiglio regionale

di Alberto Nannoni

Le firme, l'esito del referendum l'esame del Consiglio regionale

 Volevo astenermi da intervenire nuovamente sul progetto Comune Unico ma, in tutta onestà, mi trovo costretto a replicare a Marini. Perciò in perfetta buona fede e senza alcun spirito polemico cercherò, in modo imparziale, di illustrare quanto sta accadendo ai lettori elbani. Marini vede una losca manovra regionale in un’iniziativa apolitica presa a favore degli elbani da molti suoi cittadini, accusando il comitato di disinformazione. Bene, mi rifaccio a metodi ingegneristici per spiegare cosa è successo e cosa succederà lasciando che ogni lettore tragga le proprie conclusioni.

Per indire un referendum consultivo in un territorio la Regione può essere sollecitata secondo varie modalità partecipative previste dalle sue leggi. Fra queste è ammessa anche la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare. Questo è il nostro caso, perciò esaminiamolo più in dettaglio. Il comitato ha predisposto una minimale proposta di legge per la fusione degli otto comuni in uno solo con il mantenimento delle municipalità locali. Lo abbiamo sempre detto, è scritto anche negli adesivi che abbiamo distribuito.

Abbiamo anche sempre detto, e concordiamo con Marini, che la raccolta delle firme serve a sostenere questa proposta di legge ed attivare perciò la strada referendaria. A questo punto si presentano due sole ipotesi. Senza il raggiungimento del numero minimo di firme (come auspica insistentemente Marini) la Regione non indirà il referendum per gli elbani, e decadrà così definitivamente per mano di pochi la rara possibilità messa a disposizione di tutti gli elbani e solo a loro di essere parte attiva di una scelta fondamentale del loro futuro.

Se raggiungeremo le firme sufficienti (con grande delusione di alcuni) la regione esaminerà il progetto di legge e, se corretto, indirà il referendum consultivo tramite il quale tutti gli elbani avranno la possibilità di esprimersi al riguardo. E certamente parteciperanno in massa, data la rilevanza del quesito loro posto: volete il comune dell’isola d’Elba (Sì) o preferite restare con otto comuni (No).

E’ vero e confermiamo ancora (sempre d’accordo con Marini) che il referendum non ha quorum. Però è ipotesi puramente teorica poiché sicuramente ci sarà grandissima affluenza, senz’altro più del 50% dei circa 25mila elettori dell’isola; si può dubitarne solo in malafede. Se, poniamo, più della metà dei votanti per ogni singolo Comune votassero per l’unità non vi sarebbe discussione e gli elbani avrebbero finalmente cambiato il loro futuro in modo positivo. Vale anche l’ipotesi contraria, nel qual caso tutto resterà immobile come adesso. Ogni altro caso di distribuzione dei risultati darebbe luogo a un attento e bilanciato esame del Consiglio regionale (si badi bene: della sua maggioranza e minoranza) che potrebbe decidere per il nulla di fatto, oppure potrebbe anche indicare dimensioni diverse e inferiori rispetto al quesito, rispettando sempre e comunque il principio del no dichiarato alle annessioni forzate.

E’ in questa seconda ipotesi che Marini assieme ad altri vede la grande truffa: ritiene che la Regione, qualsiasi sia l’esito del referendum, agirà di testa sua a discapito della comunità elbana. No, su questo punto siamo in pieno disaccordo con lui e quella corrente di pensiero. Pur essendo personalmente molto critico con la Regione e con la sua maggioranza politica, non vedo presenti rischi autoritaristici tali da sovvertire una consultazione popolare: nel Consiglio regionale ci sono una maggioranza e una minoranza, sono tutti eletti anche da noi, vi sarà una serena discussione nell’attenzione del parere sia dei favorevoli che dei contrari (entrambi hanno diritto ad essere tutelati) e dal confronto scaturirà una decisione presa nel pieno rispetto delle regole della democrazia. Possiamo crederci o meno, però questo è ciò che accade ogni giorno nei consigli per ogni decisione grande o piccola, nazionale, regionale o provinciale che sia. E’ la sintesi stessa della democrazia.

Il percorso adottato dal Comitato è molto trasparente e ne siamo orgogliosi. Voglio perciò ringraziare Marini che col suo recente intervento polemico ci ha dato opportunità di delucidarlo nuovamente a tutti gli elbani. Evidentemente finora non eravamo stati sufficientemente chiari e speriamo adesso di aver tolto ogni ombra di dubbio ai cittadini cui chiediamo una firma. Personalmente ritengo che gli elbani abbiano molta voglia di cambiamento e sosterranno con grande maggioranza la volontà di promuovere questa variazione amministrativa che ha grandi potenzialità di influire positivamente sul futuro dell’Elba e dei suoi cittadini. I conservatori hanno una sola carta da giocare: chiedere di non firmare.