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Tre Comuni? Facciano la proposta i cittadini o i Consigli interessati

di Giovanni Fratini

Tre Comuni? Facciano la proposta i cittadini o i Consigli interessati

Dopo tante discussioni, accesi dibattiti sul vecchio tema del Comune unico (se ne parla da almeno trent’anni) finalmente qualcuno si è mosso. E questo qualcuno non sono, guarda caso, né i Sindaci né le forze politiche, ma le Associazioni che rappresentano il tessuto economico e produttivo di un territorio frazionato in 8 Amministrazioni come ai tempi in cui per spostarsi da un Comune all’altro era una impresa titanica. Quando da Portoferraio a Marciana o a Capoliveri o non ci si andava mai o ci si andava a piedi, con l’asino, chi se lo poteva permettere anche con il calesse e poi, con i tempi moderni, prendendo la corriera del Conca. Quelle Associazioni hanno deciso di costituire un Comitato di cui non fanno parte i partiti ed hanno presentato un disegno di legge che prevede la nascita di un solo Comune. Dire, come ha fatto il Sindaco di Rio Marina, che quel disegno di legge è stato scritto “di pugno” dalla Regione Toscana non solo non risponde al vero, ma è anche offensivo nei confronti di chi rappresenta le categorie economiche.

Sulla raccolta delle firme come si può chiedere che sia data la possibilità di firmare solo agli elbani? Se una legge regionale o statale riconosce certi diritti ai cittadini nessuno li può negare. Quello che conterà, in ogni caso, non saranno le firme dei residenti o non residenti all’Elba (il periodo scelto per la raccolta è peraltro poco felice per conquistare quelle di chi sta “in continente”), ma il responso della consultazione referendaria, a cui potranno partecipare solo gli elettori dei Comuni interessati. Se la maggioranza degli elbani dirà sì è probabile (il referendum ha valore solo consultivo) che il Consiglio regionale decida di dare vita al Comune dell’Elba. Se invece saranno i no a prevalere o anche le astensioni non cambierà nulla e continueremo, così, ad andare avanti “zoppicando” con i Comuni che abbiamo, senza fare svolte che Papi giudica “antistoriche”.

Paola Mancuso invita a riflettere se non sia meglio per l’Elba avere tre Comuni. Oltre a Portoferraio, un Comune nel versante orientale ed un altro in quello occidentale. Proposta che non condivido, ma più che legittima che potrà essere portata avanti presentando, anche in questo caso, un disegno di legge sottoscritto dai cittadini/elettori o negli altri modi consentiti dalla nostra Regione. Ad esempio facendolo semplicemente approvare da almeno tre Consigli dei Comuni che dovrebbero essere accorpati. Ad oriente questa “scorciatoia”, al momento, non può essere seguita atteso che Capoliveri e Rio Elba sponsorizzano il Comune unico. Ad occidente invece la cosa potrebbe essere fattibile visto che le attuali Amministrazioni sono tutte contrarie. Ma accetterebbero di fondersi in un solo Comune come propone la Mancuso? Credo che non succederà assolutamente nulla. Come non è mai successo nulla finché il tema del “disboscamento” istituzionale è stato oggetto di confronto (e di scontro) tra i Sindaci o i partiti politici. Piaccia o non piaccia, l’unica iniziativa concreta con cui oggi siamo chiamati a confrontarci è quella del Comitato costituito, non dalla sinistra con il beneplacito della Regione rossa, ma da tutte le Associazioni economiche.

Particolarmente “eccitato” è il presidente provinciale dell’Udc Roberto Marini. Con una “mitraglia” di interventi ha accusato i sostenitori del Comune unico di preparare nientemeno che un “golpe” istituzionale e di voler raggiungere facilmente l’obiettivo “ scegliendo la strada non del referendum, ma della legge ad iniziativa popolare”. Che vuol dire? Non riesco a capire. Lo Statuto della Regione Toscana attribuisce oltre che ai componenti del Consiglio regionale anche ad altri Soggetti il potere di presentare una proposta di legge. Ad esempio a tre Consigli comunali, come già detto; ma anche ad un Consiglio provinciale e agli stessi elettori della Regione in numero di almeno 5.000. E se la proposta ha per oggetto la fusione di Comuni, deve essere sottoposta (è l’art.133 della Costituzione che lo vuole) a referendum popolare. Ed allora dov’è il pericolo di un golpe? Il Comitato non vuole assolutamente imporre la soppressione degli otto Comuni e tanto meno esercitare il ruolo di servile “esecutore” di malefiche volontà esterne, ma dare finalmente agli elbani la possibilità di esprimersi; di scegliere. Soffiare sul fuoco di polemiche assurde, parlare come fa la Mancuso di imposizione da parte della Regione di una “soluzione preconfezionata”; gridare, come fa Marini, alla “non costituzionalità” (sic!) della legge regionale che disciplina lo svolgimento dei referendum consultivi e preconizzare addirittura che un unico Comune ucciderebbe la democrazia, trasformando l’Elba in una sorte di “Soviet”, che senso ha? Chi non è d’accordo per affidare il nostro futuro ad una sola Amministrazione si attrezzi, piuttosto, per la campagna referendaria, se questa ci sarà; spieghi le ragioni “di sostanza” della propria contrarietà. Quelle attinenti al contenuto del disegno di legge; ai difetti che può avere una sola Amministrazione e alle eventuali inefficienze che può produrre; e soprattutto quelle legate alle criticità del nostro territorio e alle sue attese di sviluppo economico e sociale. E poi inviti gli elettori degli 8 Comuni, gli unici,sia ben chiaro, che avranno diritto al voto, a esercitare tale diritto mettendo una bella croce sul “no” che troveranno stampato nella scheda di votazione. Anche il fronte del NO colga l’occasione offertagli dalle Associazioni e faccia parlare i cittadini dell’isola e non i “soliti noti”.Si adoperi, in altre parole, perché la consultazione referendaria abbia successo e risulti alla fine un momento straordinario di partecipazione popolare e di democrazia diretta, di cui, comunque vada, potremmo andar fieri tutti. Vincitori e vinti.