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Referendum, è opportuno raccogliere 5mila firme all’Elba

di Roberto Peria

Referendum, è opportuno raccogliere 5mila firme all'Elba

All’inizio del 2005 i sindaci dell’Elba firmarono un accordo per disciplinare in maniera adeguata la gestione dei rifiuti. Uno dei punti essenziali era quello relativo all’ampliamento della discarica di Literno, per  chiudere il ciclo dei rifiuti stessi sul territorio, senza doverli trasferire altrove per nave e per terra. Tale previsione non si concretizzò, il comune di Campo Elba presentò con estremo ritardo un progetto, che fu archiviato dalla Provincia in quanto privo di elementi essenziali. Negli anni a venire la discarica di Rosignano, dove ancora oggi siamo costretti a trasportare i rifiuti elbani, ha aumentato in maniera importante le tariffe di conferimento, con pesantissimi riflessi sulle tasche delle imprese e dei cittadini dell’Isola. D’altro canto questo è accaduto in un territorio che fino a qualche anno prima era stato commissariato, perché gli otto sindaci non riuscivano a trovarsi d’accordo, con enormi costi di ritorno per tutti.
Dal dopoguerra all’Elba si è assistito ad una pianificazione del territorio tra le più frammentate della Toscana. C’è chi ha puntato sulle seconde case e chi le ha limitate. Chi ha lavorato allo sviluppo dei porti (Portoferraio e Rio Marina) e chi ha cancellato la nave pubblica (Porto Azzurro). In alcuni comuni esistono i piani strutturali ed i regolamenti urbanistici ed i cittadini possono realizzare la loro prima casa, ampliarla e le aziende possono potenziarsi; in altri siamo ancora fermi ai programmi di fabbricazione degli anni ’70 e queste possibilità sono precluse. Questa isola ad otto visioni ha prodotto una confusioni d’immagini che indebolisce la qualità complessiva di un territorio straordinario.
Gli artigiani hanno bisogno di nuovi spazi per i loro insediamenti. Anche i commercianti vorrebbero potenziare la loro offerta. Se Pisa, Firenze o Siena  fossero divise in otto quartieri, mai al loro sindaco verrebbe in mente di parcellizzare gli insediamenti, o di distribuire i centri commerciali a casaccio nei quartieri, con gravi danni per lo sviluppo armonico e pianificato delle aziende. Ma all’Elba, non esistendo neanche un piano strutturale unitario, questo è proprio quello che accade.
In continente rifare una strada pubblica costa meno; in continente ampliare una casa, costruirne una nuova, potenziare un insediamento aziendale costa meno. Perché esistono delle discariche dove conferire gli inerti. Noi non siamo mai riusciti a metterci d’accordo, i nostri inerti viaggiano sulle navi ed i cittadini e le imprese pagano un prezzo salatissimo.
Mettiamo che il sindaco di Arezzo o di Lucca abbia otto circoscrizioni e che queste non siano d’accordo su molte delle scelte da fare. Mettiamo che lo stesso  sindaco debba incontrare la Provincia o la Regione per costruire progetti e chiedere finanziamenti a sostegno  degli stessi. Inevitabilmente si presenterà con una sintesi delle questioni, farà delle scelte e la proposta sarà una. All’Elba spesso non è possibile: ci si presenta sempre con otto proposte; si bisticcia in diretta e di queste non ne va avanti una, o, se va avanti, superato il primo step, si blocca nella fase della realizzazione concreta.  L’ultima dimostrazione l’abbiamo avuta con la recente visita della Giunta Regionale. Il Presidente Rossi ha proposto un accordo di programma, che, a mio avviso, potrebbe far nascere il primo vero distretto di qualità della Toscana, con un ritorno straordinario in termini di qualità della vita e visibilità. Che cosa è stato fatto dopo? Niente e come al solito si è persa un’occasione ed un bel pezzo di credibilità.
Poiché tutto questo non è accaduto e non accade per caso o per uno sfortunato gioco del destino, quando sento che ci si appella all’elbanità ed alla difesa degli interessi dell’Isola, contro questi pericolosi rivoluzionari che vogliono un unico comune, mi viene da ridere. Ma dove erano costoro mentre accadeva tutto questo, mentre l’Isola sprofondava, mentre perdeva occasioni su occasioni e veniva marginalizzata?
Ora, si può anche raccontare ad un marcianese o ad un portoferraiese che, se arriverà il comune unico, non potrà fare più lo stato di famiglia o chiedere la concessione edilizia nel suo comune. Ma chi ci crede? Gli uffici pubblici lì rimarranno. Si continuerà anche a fare la festa dell’uva a Capoliveri, magari non ci saranno altri tre eventi nel resto dei comuni elbani nello stesso giorno. Si dice che questo è un referendum truffa perché le firme possono essere raccolte anche fuori dall’Elba e non c’è un quorum. Se le firme servono per presentare al Consiglio della Toscana una proposta di legge è giusto, corretto e costituzionale che vengano raccolte in tutta la Regione, anche se io ritengo che per motivi di opportunità dovremo lavorare duro per raccoglierne 5mila all’Elba. Così la prima lancia verrà spuntata. Diversa è la questione del quorum: trattandosi di referendum consultivo e non abrogativo, non può  esserci. E comunque, cari amici del no, la vera sfida democratica non è dire alla gente di andare al mare, ma è di convincerne uno più di noi”.