Quantcast
LA REDAZIONE
Scrivici
PUBBLICITÀ
Richiedi contatto

Dalla sanità al Comune unico, il ruolo di un servizio pubblico locale

di Stefano Martinenghi

Dalla sanità al Comune unico, il ruolo di un servizio pubblico locale

Ho assistito ieri ad un evento eccezionale: l’imponente manifestazione per l’ospedale di Portoferraio che ha mobilitato l’Elba per un “altolà” alla Regione. Poiché sono in continente c’ero grazie alla diretta Tv via internet dell’unica Tv locale elbana, che ha assicurato un importante servizio pubblico, assolvendo quel diritto di informazione e di libera manifestazione del pensiero senza censure che l’Art. 21 della Costituzione tutela, non senza difficoltà. Il denunciato dall’emittente Tv oscuramento del proprio sito sui Pc della Asl pare esserne una conferma, ma non è l’unica. Prendiamo il caso dell’informazione sul Comune unico offerta dai media locali dopo la mobilitazione della Regione e la costituzione del Comitato promotore: è un continuo pubblicare su giornali stampati ed internet di dichiarazioni di esponenti politici o ad essa collegati “a favore” ma, per una ragione o per l’altra, non “contro”. E’ evidente che così non può formarsi una corretta informazione ed una pubblica opinione consapevole. A me è capitato nei giorni scorsi di inviare alla maggioranza dei media locali un intervento che spiega le ragioni concrete che sconsigliano il Comune unico e le sconcertanti possibilità consentite dal percorso legislativo scelto dal Comitato promotore per indire il referendum. Hanno pubblicato l’intervento solo due blog realmente indipendenti, ma almeno ciò ha consentito a un partito politico di riprenderne i contenuti per una dichiarazione; meglio che nulla. Eppure la questione non è né di poco conto né di scarso interesse per il futuro dell’Elba. Perché oggi grazie all’art.74 dello Statuto della regione Toscana ed alla Legge Regionale n°62 del 2007 il Comitato promotore può raccogliere 5mila firme in qualsiasi parte della Regione per un referendum che riguarda solo l’Elba (!) la Regione può non consultare i Comuni interessati alla loro fusione (!!); il referendum può essere validamente svolto senza alcun quorum di partecipanti(!) In Italia ed Europa per la validità dei referendum è imposto un quorum minimo di affluenza alle urne del 50%+1 degli aventi diritto al voto, in Toscana no, basta qualunque percentuale. Per paradosso basterebbero Cecco e Beppe con amici e famigli a favore per istituire il Comune unico. Si consideri che nel caso dell’Elba gli aventi diritto al voto sono 25.508 ed il quorum del 50%+1 fisserebbe a 12.755 il numero di coloro che dovrebbero recarsi alle urne affinchè un referendum fosse dichiarato valido, a prescindere dall’esito del voto. Il referendum nazionale dello scorso giugno fu dichiarato non valido per mancanza del quorum del 50%+1 degli affluenti alle urne, che all’Elba oscillò tra il 10,4% di Rio Marine ed il 14% di Rio Elba (!!!!). Pare dunque evidente la ragione per cui l’art. 67 della L.62/2007 ha “tagliato” ogni quorum con dubbia costituzionalità ed il sottoscritto ha parlato di “golpe legalizzato”. Queste informazioni è vitale siano pubblicate dai media locali per informare la pubblica opinione elbana, che solo allora sarà consapevole ed incentivata a recarsi in massa alle urne per evitare che una minoranza organizzata si imponga sulla maggioranza – il quorum del 50%+1 è imposto ovunque proprio per evitare questa eventualità non democratica. Allora e solo allora il risultato del referendum sarà veritiero, vincano i SI al Comune unico oppure i no, diversamente sarà falsato e contro la reale volontà degli elbani.

***

Grazie, gentile Martinenghi. A proposito dei suoi interventi, ci teniamo a dire che non sono stati cestinati. Noi abbiamo ricevuto solo il secondo, e riferendosi al precedente non era pubblicabile così, da solo. Si è trattato di un disguido insomma.