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Non c’è un gioco sporco ma cancellare la pluralità è indebolirsi

di Pino Lucchesi

Non c'è un gioco sporco ma cancellare la pluralità è indebolirsi

So fin da ora che verrò immediatamente accusato di immotivato regresso su posizioni reazionarie, ma sinceramente non me la sento di rimanere silente sulla infuocata polemica, puntualmente esplosa con il finire della stagione turistica e col dilatarsi del tempo da dedicare a mettere in fila parole, qualche volta senza senso né motivazione se non quella della polemica politica.

Dico subito, quindi, che le mie non sono motivazioni da schieramento, anche perché mi riesce davvero difficile inquadrarmi in qualcuno degli attuali, quanto piuttosto di richiamo a quello che ancora sopravvive della vecchia tradizione moderata della nostra Isola, interpretata – lo si voglia o non lo si voglia- dalla Democrazia Cristiana, dalla sua Storia, dai suoi Uomini. Non sono neanche motivazioni da “laudator temporis acti” in quanto non vedo quello spirito di rinascita, prima morale che materiale, che ci ha portato a superare la tragedia della guerra e le difficoltà conseguenti, nè –per la verità- vedo all’orizzonte un nucleo di persone forte e coeso in grado di interpretarlo. Tuttalpiù dei piccoli predatori di modeste convenienze e prebende, pronti a seguire l’ultimo pifferaio.

Il campanilismo ed il personalismo la fanno da padroni, senza alcuna mitigazione e contrappeso e cosi si finisce quasi sempre per dare ragione a chi strilla o fa la voce grossa. Mi si dirà: allora Lucchesi è per Comune unico, panacea per i molti mali che ci affliggono e per ricondurre i più dissennati alla ragione. Niente affatto! Io non credo che il Comune unico sia la risposta e penso che la cancellazione della nostra Storia, nel contempo plurima e, per ovvie ragioni geografiche, anche unitaria, rappresenti un indebolimento irrecuperabile.

Per la verità non vedo neanche un gioco “sporco” della Regione (come a suo tempo lo fu quello della Provincia) per colonizzare questi testardi di elbani, gelosi del loro suolo, e poco disponibili a omologarsi e contaminarsi con la lontanissima Firenze. Anche a Portoferraio non c’è una maggioranza di sinistra, come artificiosamente si vuol far credere, e l’attuale situazione amministrativa è dovuta solo alla stupidità (politica) di partiti incapaci di fare un passo indietro e riconoscere gli elementi di novità presenti sul territorio.

Non è qui la risposta perché, con tutta probabilità, anche con il Comune unico, la testardaggine elbana avrebbe il sopravvento, soprattutto se si subodorasse la presenza di una manovra politica alla base del polverone. Ho gran rispetto per i sostenitori in buona fede di questa grande novità, ma anche il sospetto che vadano dietro ad una moda e che il loro atteggiamento appartenga alla sfera dell’antipolitica, così presente oggi nel Paese. Un po’ come quei cittadini che hanno sottoscritto il recente referendum immaginandolo come un modo per restituire all’elettore capacità di scelta ed indicazione senza sapere, da questo punto di vista, che il referendum, se non corretto da una nuova improbabile legge, porta ad un sistema del tutto analogo a quello che viene cancellato, solo che le segreterie dei partiti, invece di comporre i listoni regionali, indicano, collegio per collegio i candidati da votare. Un po’ più faticoso ma neanche troppo. Nel concreto riavremo il Collegio Piombino- Elba. Difficile pensare ad un elbano davvero “eleggibile” al Parlamento.

Altra storia, invece, quella dei servizi comuni, di regole unificanti (come quella recente per i vigili urbani del Lazio), di voci (tante) su cui risparmiare. Ma non mi venite a raccontare che, dal punto di vista dei cittadini, un sistema diffuso sul territorio non sia migliore di uno centralizzato e vissuto come estraneo. Stiamo piuttosto a guardare cosa succede con la storia del Tribunale o con le idee che circolano sulla Sanità! Brutte sorprese in arrivo?