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Volevi togliermi la vicepresidenza ma il Consiglio non si è espresso

di Angelo Banfi (vicepresidente del Parco nazionale Arcipelago toscano)

Volevi togliermi la vicepresidenza ma il Consiglio non si è espresso

Egregio presidente,
con riferimento al tuo comunicato stampa (ed anche ad una precedente esternazione sempre a mezzo stampa a cura di un sedicente pseudo Mario Tozzi forse)  vedo che nella vicenda, per sottolineare una mia supposta incoerenza, citi spesso a sproposito il lontano 2002 per la mia diretta partecipazione alla decisione di “eradicazione dei cinghiali”. Forse ti sfugge che: ai funzionari (quale era il sottoscritto a tale data) compete attenersi agli obiettivi delle amministrazioni dell’ente per cui lavorano; mentre agli amministratori (qualifica rivestita attualmente dal sottoscritto) compete – per dovere – partecipare alle decisioni dell’organo deliberante ed esprimere le proprie convinzioni, anche se – a volte – potrebbero essere diverse rispetto a quelle del presidente. Solo che tu, la possibilità di partecipare alle decisioni, è forse il caso che la dia ai componenti del Consiglio direttivo. Poi, democraticamente, tutti si adegueranno agli obiettivi dell’Ente che saranno quelli approvati dalla maggioranza dei componenti dello stesso Consiglio. Non riesco pertanto a capire perché un presidente possa essere tanto arrabbiato se, all’interno di un Consiglio direttivo, qualcuno ritenga che alcune problematiche possano essere affrontate anche in modo diverso da quanto da lui sostenuto.

Come ben sai più volte ho dovuto intervenire per effettuare sopralluoghi per la verifica di danni causati dai cinghiali nell’interesse anche degli agricoltori,  ma una approfondita discussione non è mai avvenuta nell’ambito del Consiglio direttivo sul tema;  forse la tua scarsa presenza non ne ha reso possibile una seria appropriata disamina, da tenere questa sì nell’interesse del bene comune che ora, inspiegabilmente, supponi non salvaguardato. Ritengo comunque che senza il coinvolgimento del Consiglio direttivo in carica, una approfondita discussione e la conseguente assunzione di formali decisioni, il presidente non sia autorizzato a esternare volontà collegiali non espresse, riferendosi poi – per comodità – a generiche decisioni risalenti al precedente decennio. Infatti è forse il caso che, unitamente ai proclami, si indichino finalmente anche: modalità, processi operativi, mezzi e loro utile efficacia al raggiungimento degli obiettivi che si vogliono conseguire.

Perché vedi, contrariamente a quanto affermi, il sottoscritto non è ostaggio di nessuno, non appartiene a lobby politiche e non è titolare di tessere o iscrizione ad associazioni di qualsiasi tipo; né ha mai manifestato l’intenzione di chiudere le porte a concertate decisioni sulla problematica da te prospettata,  perché non è nella mia indole incentivare futili contrapposizioni. Relativamente al problema cinghiali, nella mia nota pubblica, ho semplicemente inteso dire che “la soluzione della eradicazione” da te divulgatala non risultava essere stata né esaminata, né dibattuta e né deliberata dal Consiglio direttivo di cui faccio parte; e il sottoscritto riteneva al riguardo che fosse comunque salvaguardata l’esigenza di un coinvolgimento delle realtà politiche, sociali ed associazionistiche del territorio, affrontando la criticità che ormai da tempo ci affligge con toni meno drastici e più appropriati. E ciò anche in considerazione che il territorio perimetrato a Parco dell’Isola d’Elba è poco più della metà della sua estensione, mentre il problema degli ungulati  è riferibile anche a quella parte di territorio che esula dalla gestione del Pnat, e che non può essere esclusa nella ricerca di una soluzione complessiva e soddisfacente.

A fronte di un ragionamento che – forse nella mia pochezza – appariva ed appare tuttora logico; l’unica risposta è stata quella di: non lasciare al vicepresidente Angelo Banfi il ruolo istituzionale della sostituzione conferitogli dallo statuto e dal Consiglio. Una decisione proprio sensata ed oltretutto legittima e lungimirante! Alla quale ora cerchi di rimediare sostenendo che ciò che toglievi è la funzione di “portavoce del presidente”, come se quest’ultima sia prevista dallo Statuto e dalla Delibera della mia elezione dal Consiglio, da qualche documento dell’Ente o da qualche norma vigente in materia. In effetti ciò che volevi molto democraticamente ed illegittimamente togliere è la funzione di “vicepresidente”. Errore che – in persistente confusione – ripeti laddove citi la decisione del Sindaco di Campo, ricordando come avrebbe costretto alle immediate dimissioni dalla sua Giunta un assessore che non godeva più della sua fiducia, (in vero non lo ha costretto alle immediate dimissioni ma, rientrando legittimamente nei suoi poteri, l’ha rimosso dall’incarico di assessore che gli aveva direttamente conferito). Forse invece non ricordi che nella mia precedente comunicazione avevo già fatto presente che, secondo le disposizioni normative e statutarie del Pnat, la giunta esecutiva ed il Vicepresidente sono eletti dal Consiglio direttivo, e non sono di nomina presidenziale; per cui il presidente, oltre a non potere rimuovere nessuno, è inoltre inibito anche dalla proposizione di una qualsiasi mozione di sfiducia nei confronti del vicepresidente, oltre tutto precipua espressione della Comunità del Parco e quindi delle realtà territoriali di riferimento.

Forse non è il caso di rammentarti che per la mia elezione c’è stato unanime consenso nel Consiglio direttivo; comunque ritengo sia necessario che detto Consesso – come ti ho già sollecitato nella mia comunicazione in data 18/8/2011- sia formalmente investito della questione inerente le rilevanti criticità relative agli ungulati per l’assunzione  di appropriate decisioni risolutive, cui il sottoscritto sarà pronto ad adeguarsi qualsiasi esse siano, pur dopo avere rappresentato come gli altri componenti il proprio punto di vista ed espresso il proprio voto. Quindi non sapendo per cosa debba presentare le mie scuse salvo forse che per lesa maestà, né a quale decisione debba uniformarmi: se alla tua od a quella finora non espressa da parte del Consiglio direttivo in carica di cui faccio parte, è anche del tutto improbabile che il sottoscritto rassegni le proprie dimissioni per carenze e/o confusioni a lui non attribuibili. Un ente pubblico di difficile gestione come il nostro Pnat ha bisogno di favorire la partecipazione, avvicinare la gente che in esso ci vive per far crescere la democrazia, e almeno tentare di agevolare la  nascita di un autentico spirito civico; tale è anche il senso della mia esternazione che ti ha inspiegabilmente tanto irritato.

Ma le dimissioni non le rassegno anche perché voglio stare  comunque dalla parte di chi – e non è una diminuzione per un amministratore né un delitto per il richiedente – vorrà migliorare le proprie esigenze essenziali di vita allargando il proprio bagno o costruendone un secondo per le accresciute necessità familiari; necessità che certamente non potrà mai comprendere chi si trova ad avere la fortuna di essere servito già da due o tre o più bagni. Per cui a me non sembra affatto disonorevole interessarmi di tali trascurabili inezie, che in altri paiono alimentare solo tristezza  d’animo. E questi fatti, contrariamente a quanto strumentalmente sostieni, almeno per me non attengono assolutamente alle imminenti nomine per il prossimo quinquennio, e quindi non intendo raccogliere certe allusioni. Né riesco a giustificare un atteggiamento così ostile a fronte di un rapporto che ritenevo improntato a canoni di diretta correttezza, che comunque mi impongo di continuare a tenere. A meno che, il problema delle nomine, è quello che pervade te stante la imminente scadenza del mandato. E mi sono pure chiesto se ha forse ragione Umberto Mazzantini a ritenere questa turbolenza come “una tempesta in un bicchiere d’acqua”. Se così fosse, avremmo solo perso tempo in inutili e tristi polemiche.