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La cancellazione delle Province non è una misura seria di rigore

di Fabio Di Bonito (presidente del Consiglio provinciale di Livorno)

La cancellazione delle Province non è una misura seria di rigore

Il Governo ha licenziato il disegno di legge di modifica della nostra Costituzione che prevede l’abolizione delle Province. Il Parlamento potrà così cancellare un pezzo della nostra storia civile, politica e sociale sacrificandola sull’altare della crisi economica. Il testo approvato dal Consiglio dei Ministri decide di sopprimere le Province non individuando però un nuovo modello istituzionale, ma delegando le Regioni a prevedere l’istituzione di forme associative fra Comuni per il governo dell’area vasta.

Il Paese sentiva forte il bisogno di risparmiare i 114 milioni di euro che rappresentano il costo politico delle Province. I cittadini italiani, infatti, sono contenti che i Parlamentari continuino ad essere un migliaio, seguitando a godere di scandalosi benefit e a mettersi in tasca i loro lauti stipendi. Anch’io sono felice di continuare a pagare nuove tasse per mantenere le migliaia di enti di secondo e terzo livello che servono a dare prebende a chi è rimasto fuori dai palazzi della politica.

Suvvia un po’ di serietà. Il problema dei costi della politica non sono unicamente le Province, ma un’architettura istituzionale che nel corso degli anni è diventata sempre più elefantiaca e costosa. In questo senso occorreva intervenire con un disegno di legge costituzionale che modificasse e razionalizzasse l’intero “grattacielo” della politica italiana, Camere, Regioni, Province e Comuni.

Cancellare le Province era ed è l’operazione più semplice, e questo Governo, che non è in grado di approvare riforme strutturali e serie, l’ha fatta con buona pace di tutti “gli urlatori” dell’antipolitica che in questo modo si acquieteranno per un po’. Viviamo in un mondo di frenesie e questa scelta del Governo Italiano è frenetica e credo dannosa. Speriamo che almeno la Regione Toscana sia in grado di pensare un nuovo assetto istituzionale che mantenga o addirittura migliori l’attuale livello dei servizi offerti alle nostre popolazioni”.