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Il Comune unico non cancella autonomie e tradizioni

di Romano Bartoloni*

Il Comune unico non cancella autonomie e tradizioni

Caro direttore, seguo con l’interesse di figlio adottivo dell’Elba l’appassionante dibattito tra i pro e in contro il Comune unico per l’isola. La mia lunga esperienza di cronista a tu per tu con le realtà cittadine di ogni dimensione mi permette di sfatare il tabù del Comune unico come padre padrone della politica sociale e culturale di un territorio dalle molteplici identità. In nessuna parte dell’Italia, l’avvento del Comune unico comporta l’abolizione delle tradizioni e delle fisionomie locali più autentiche e produce forme di centralismo che oggi non hanno più senso nell’Italia delle Regioni. Perchè garantisce esclusivamento un punto di riferimento, una valvola di sicurezza consortile, la promozione di un coordinamento delle iniziative per assicuare servizi di uguale dignità e funzionalità per tutto il territorio omogeneo, scongiurando discriminazioni di trattamento tra i cittadini. Nelle aree metropolitane di Roma e di altre grande città italiane, con il Comune unico si è realizzato il massimo del decentramento amministrativo. Il governo generale della città è affidato al Campidoglio, ma sono i 20 Municipi territoriali, alcuni popolati come Firenze, che amministrano il quotidiano e ai quali si rivolgono i cittadini per la soluzione di qualsiasi problema sociale, burocratico ecc. Purtroppo, quando prevale nell’opinione pubblica un malinteso senso del campanilismo diventa arduo sciogliere le incrostazioni del pregiudizio anacronistico, della miopia culturale e della faziosità di bandiera.

*segretario nazionale Cronisti italiani