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Per risparmiare via altri reparti Resta la teleassistenza (spirituale)

di Giovanni Fratini

Per risparmiare via altri reparti Resta la teleassistenza (spirituale)

Le considerazioni del direttore Luca Lavazza sulle ragioni che hanno indotto l’Azienda sanitaria livornese a cancellare l’unità operativa di ortopedia lasciano sconcertati. Deve essere chiusa, per prima cosa, perché gli oneri finanziari sono eccessivi. Esempio agghiacciante di un approccio con i problemi, per carità non semplici, che comporta l’organizzazione dei servizi sanitari in una territorio insulare, sorretto da una “apertura mentale” tipica di un meticoloso ragioniere, di un vecchio contabile, dotato di manicotti, penna e calamaio.

Il Piano sanitario della Regione comprende tra i programmi di interesse regionale, finanziati con fondi speciali, anche i progetti relativi alla “valorizzazione e qualificazione della assistenza sanitaria nelle zone insulari e montane”. Il presidente della Regione Rossi, quando era Assessore alla Sanità, in una affollatissima assemblea nella sala consiliare di Portoferraio, era l’agosto del 2008 e quindi non molto tempo fa, ci disse che “spesso a investire nei piccoli ospedali ci si guadagna”, ma il nostro maxi dirigente della Azienda livornese non sente discorsi. Lui guarda solo i numeri, le statistiche, i grafici e poi i costi. Si spende troppo per mantenere una Unità operativa di ortopedia che “produce” oltre tutto poche prestazioni. Con questa fredda logica ragionieristica dove andremo a finire? Tra qualche tempo ci faranno vedere altri numeri, altre statistiche, altri grafici e così spariranno anche chirurgia, pediatria, ostetricia e ginecologia ecc..ecc. E via tutti in elicottero o in motovedetta verso il continente! Quando sarà possibile. Quando l’elicottero o la motovedetta saranno disponibili o le condizioni meteo lo consentiranno. L’Azienda deve risparmiare. Temo che, di questo passo, arriveranno a toglierci anche il cappellano. Tanto chi ne avrà bisogno potrà averlo in diretta da Livorno o da Piombino grazie alla “teleassistenza”.

Spero che la Regione non condivida questa scelta aziendale. Ci sono servizi che non possono essere gestiti con criteri esclusivamente economici. Ai bambini diversamente abili come agli anziani non autosufficienti va garantita tutta l’assistenza necessaria a prescindere dai costi. Così come, a prescindere, va garantito a tutti i cittadini, per quanto possibile, l’accesso ai servizi sanitari. Sono questi principi fondanti di una società che voglia essere civile e che un Governo regionale di sinistra non può dimenticare, ma ha l’obbligo di far rispettare dalle proprie Aziende sanitarie.

Lavazza ci dice anche che, oltre a quello della spesa eccessiva, c’è anche il problema della scarsa professionalità che inevitabilmente avrebbero i medici che lavorano in un piccolo ospedale; mentre i loro colleghi delle altre strutture del continente, essendo “impegnati ad erogare…maggiori volumi di attività” mantengono “elevato il proprio bagaglio di esperienza professionale”. A parte il fatto che, per quanto sappiamo, nell’Unità operativa di ortopedia molti interventi sono spesso saltati, in questi anni, per mancanza dei materiali necessari. Ma siamo proprio sicuri che valga sempre l’equazione: casistica elevata=maggiore professionalità? Un artigiano può essere bravo anche se non ha molto lavoro; un avvocato di valore anche se non segue molte cause e un medico capace anche se la quantità delle visite o delle operazioni che esegue non raggiunge alti livelli. Per rimanere nell’ambito della ortopedia possiamo dire che il dottor Boni come il dottor Gentini lo hanno sempre dimostrato. E allora più che alla quantità degli interventi l’Azienda dovrebbe guardare alla loro qualità. E poi anche riconoscendo che nel campo medico una bassa casistica impedisca l’accrescimento della professionalità, a questo handicap si può rimediare garantendo a chi decide di lavorare in un ospedale “ di periferia” la possibilità di avere frequenti rapporti con cliniche universitarie o con grandi centri ospedalieri; in altre parole non badando a spese per l’aggiornamento e la qualificazione del personale.

Ci viene ripetuto con insistenza che i medici non vogliono venire all’Elba. Certo se la politica della Azienda è, come lo è stata in questi ultimi anni, quella di dequalificare i servizi sarà sempre più difficile convincere un medico ad accettare un incarico nel nostro ospedale, destinato a diventare un pronto soccorso. Ma poi questa tesi della scarsa attrattiva dell’isola è contraddetta dal dato storico che il personale medico, nella sua stragrande maggioranza, non è mai stato elbano. Potrei fare una lunga sfilza di nomi. Per brevità mi limito a ricordare che né il primario né gli aiuti del reparto di pediatria sono elbani. Sono tutti “sciagurati” che hanno deciso di stare in un’isola e, per quanto la casistica non sia molto alta, prestano la loro opera con grande e riconosciuta competenza. Oltre a bandire concorsi bisogna anche darsi da fare per trovarli i medici; in passato, quando così si è fatto, è spesso accaduto che le risorse umane sono state alla fine trovate. Nel caso di ortopedia, comunque, l’Azienda non si è attivata per indire un concorso, pur sapendo da tempo che il primario sarebbe andato in pensione e ha pure concesso il trasferimento a un aiuto. Il tutto con l’evidente scopo di trovare una ulteriore giustificazione alla decisione presa.

Dunque dalla metà di settembre, per le urgenze, avremo un solo ortopedico, che non potrà certo garantire una presenza di 24 ore su 24. Nel periodo estivo, grazie ai turisti, che fanno andare in su il grafico delle prestazioni, avremo un potenziamento del servizio. In che modo non è ancora dato di sapere. Poi per tutto il resto dell’anno, in particolare d’inverno quando torniamo ad essere soli e il grafico torna giù in picchiata, dovremo solo sperare che non ci succeda nulla; o, se disgraziatamente ci capita qualcosa, che l’elicottero possa prendere il volo o la motovedetta raggiungere Piombino. E poi “non ci resterà che piangere”, dovendo aggiungere alla sofferenza e alla preoccupazione per quanto ci può essere accaduto anche le difficoltà e i disagi, non solo di natura economica, di un imprevisto e forzato trasferimento in continente. Ma il dottor Lavazza (e la direttrice Monica Calamai), avendo fatto quadrare i conti, saranno soddisfatti. E’ assolutamente necessario reagire e con forza contro un progetto sciagurato ed irresponsabile. Dobbiamo mettere in campo una grande mobilitazione a livello istituzionale con il sostegno di tutta la comunità elbana.