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Caro Orsini, scusa ma non ci serve un nuovo centralismo

di Angelo Mazzei

Caro Orsini, scusa ma non ci serve un nuovo centralismo

Carissimo Gabriele Orsini, come tu ben sai, il fatto che tu sia per me come un caro zio, non inficia minimamente sull’amore che nutro per la mia terra. Il fatto che tu non ti voglia far etichettare di destra né tantomeno di sinistra è l’indizio primo che cercavo, non tanto per me che – come ben tu sai – non sono vittima di tali “avvitamenti”. Per me – anzi – il giochino delle cose che girano a destra o girano a sinistra, tipo la chiave della bombola del gas – non ha se senso. Il senso delle cose non è come un’impanatura di una vite – carissimo Gabriele – il senso delle cose è come gli gnocchi della mia mamma che te ami tanto. Non vanno né a destra né a sinistra, gli gnocchi di nonna Pina vanno giù che è una bellezza e ti tirano su come una pozione magica. Questa è l’Elba che dobbiamo portare avanti. Un’Elba fatta di tradizioni e sentimenti, fatta di costumi e di ospitalità, come usava una volta. Non è rubandoci i nostri sindaci che si risolvono i problemi. Sai che non è idilliaco il mio rapporto con la cara amica Anna Bulgaresi, in quanto non riusciamo a mediare le nostre discordanze. Ma anche se sono profondamente convinto che a Marciana non ci sarà mai un sindaco come lo vorrei io, posso dirti con tutto il cuore che preferisco questo al migliore dei sindaci ma che sta a Portoferraio. Non perché io ce l’abbia con Portoferraio, Ferraje, Fabricia, Porto Argo… Culla di cultura e scambi commerciali dai tempi dei Greci, ma perché già la nostra “digital & social division” – ovvero, il nostro essere praticamente isolati dal mondo – è già insopportabile esistenzialmente e insostenibile economicamente ora, figuriamoci dopo.

Il fatto che così come stanno le cose non possono andare è un fatto per tutti noi che stiamo qui a blaterare, ma che il centralismo sia la soluzione non ci credo. Non voglio dire che i politicanti di vecchio stampo vadano rottamati, ma permettimi di chiederti gentilmente di andare in pensione. A te e a quelli come Danilo Alessi che facevate politica con il mio babbo (Mariuccio di Poggio) sognando di realizzare la società perfetta ed invece essendovi rivelati come i principali fautori di questa situazione irreversibile, che qualcuno con un eufemismo si ostina a chiamare crisi, ma che io chiamerei – se mi consenti – con un’altra parola: ______. Ti aspetto per le lasagne di nonna Pina 🙂

Tuo, Angelo Mazzei di Poggio