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Tozzi “delega” la presidenza: divampa lo scontro istituzionale

Crisi ai vertici dell'ente. Il presidente si assenta per 20 giorni e "nomina" al suo posto Mazzantini sfiduciando formalmente il vicepresidente. Banfi reagisce e contesta la legittimità della decisione. La Comunità del Parco si appella al ministero: "Atto di inaudita gravità". La richiesta di una svolta

Tozzi "delega" la presidenza: divampa lo scontro istituzionale

È crisi istituzionale ai massimi livelli dentro il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano. Le polemiche divampate nei giorni scorsi sulla eradicazione dei cinghiali erano solo la punta dell’iceberg, ora il conflitto si manifesta in modo dirompente, e senza precedenti. Da una parte il presidente Mario Tozzi, dall’altra il vice Angelo Banfi e il presidente della Comunità del Parco, Ruggero Barbetti. Al centro della guerra, che è scoppiata negli uffici e che ora siamo in grado di ricostruire, ci sono le funzioni di presidenziali e la loro titolarità. Ma la questione non è certo meramente formale o giuridica, anzi si propaga già dal piano giuridico a quello politico-istituzionale, e scuote le fondamenta stesse dell’ente.

Tutto parte da una decisione del presidente, che prima di assentarsi per un viaggio all’estero di 20 giorni circa, avrebbe inaspettatamente formalizzato una delega delle sue funzioni di presidente a un componente della giunta esecutiva del Pnat, Umberto Mazzantini, di fatto esautorando da tutte le sue funzioni il vicepresidente, Angelo Banfi. Che ci fosse un problema nei meccanismi di guida e rappresentanza del Parco lo si era intuito – come detto – nei giorni scorsi, momento in cui, fatto del tutto irrituale, l’ente in quanto tale, in modo impersonale, aveva preso posizione contro il vicepresidente, cioè contro la figura istituzionalmente titolata a rappresentarlo a tutti gli effetti in un momento di vacanza momentanea del suo presidente. Da una successiva comunicazione si era appreso che Mazzantini – che oltre a essere consigliere è un noto dirigente dell’associazione Legambiente – era stato nominato “portavoce” di Tozzi. Ora, nelle comunicazioni epistolari sul caso, a livello di presidenza, ministero e comunità del Parco si fa espressamente riferimento invece alla delega delle “funzioni presidenziali”. A proposito delle formalità adottate da Tozzi, infatti, Banfi si riferisce a una comunicazione indirizzata dal presidente al direttivo, una lettera del 12 agosto con la quale il presidente avrebbe definito “opportuno delegare le funzioni di presidenza al consigliere Mazzantini” e “opportuno non lasciare al vicepresidente Banfi il ruolo della mia sostituzione istituzionale, conferitogli dallo Statuto e dal Consiglio, essendo venuto a mancare il rapporto di fiducia”. Stando così le cose risulta evidente il carattere irrituale (o perfino provocatorio) della decisione, anche perché il vicepresidente è scelto dal Consiglio, e la legge riserva espressamente le funzioni di vicepresidente dell’ente a uno dei rappresentanti del Consiglio espressi dalla Comunità del Parco. E tutto ciò è evidente – Banfi lo sottolinea – “indipendentemente dalla affidabilità del consigliere Mazzantini”.

Banfi ovviamente reagisce, contestando la legittimità della decisione in punta di diritto, chiedendo al direttore la revoca dell’atto presidenziale e coinvolgendo la comunità del Parco, che solleva la questione dinanzi al ministro, censurando l’operato di Tozzi e avvalorando – e non può essere altrimenti – la posizione di Banfi. Appellandosi al ministero dell’Ambiente, dal cui il Parco dipende,  Ruggero Barbetti sostiene infatti i rilievi di illegittimità avanzati da Banfi, ma anche contestando il carattere “arbitrario” della decisione di Tozzi, che “cancella l’esigenza di salvaguardia degli interessi delle comunità locali”, con un atto “di gravità inaudita”. Barbetti dunque chiede al ministero “una significativa svolta nella gestione dell’ente”.

Ora l’ente si trova nella inedita situazione di vedersi conteso fra un presidente, un vice e un presiedente delegato, e coinvolto in uno scontro mai visto prima. E, al di là della questione formale dei poteri, che potrebbe pure restare circoscritta agli atti firmati nel periodo di vacanza istituzionale, è evidente che il caso segna – per espressa ammissione di Tozzi – la fine del rapporto di fiducia fra presidente e vice, ma – a questo punto – anche fra Comunità del Parco (dunque enti locali) e presidente. Anche perché la “significativa svolta nella gestione dell’ente” di cui parla Barbetti, a pochi mesi dalla fine naturale del mandato presidenziale vuol dire una cosa sola: addio Tozzi e nuovo presidente. In un modo o nell’altro un’era è finita.