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FONDI ANTI-INQUINAMENTO, CASTALIA ASSORBE IL 93%

UN'INCHIESTA DI "ITALIA OGGI" SUI MEZZI IN CONVENZIONE COL MINISTERO DELL'AMBIENTE CHE FANNO SERVIZIO ANCHE NELL'ARCIPELAGO TOSCANO. A SPECIE PROTETTE, PROMOZIONE E RICERCA RESTANO GLI SPICCIOLI

FONDI ANTI-INQUINAMENTO, CASTALIA ASSORBE IL 93%

Una contro tutti, la Ecolmar Castalia contro gli inquinatori del mare. Detta così, una storia edificante di capitani coraggiosi, di lotte sulla cresta del maroso, di inseguimenti e catture. E invece è la solita commedia all’italiana, di soldi (pochi), di imprenditori (uno soltanto) e di rifiuti di vario genere nelle acque del Mediterraneo.

Scritta dalla Corte dei conti, che conclude la sua relazione sulla “gestione del servizio di protezione dell’ambiente marino e di lotta all’inquinamento del mare” nel triennio 2005-2007 con quello che non è certo un finale lieto, malgrado le apparenze: “L’attività di raccolta dei rifiuti in mare, nel triennio in considerazione, ha subito una drastica riduzione, perché i rifiuti sono stati soltanto 3.423,66 metri cubi, contro i 24.263,07 raccolti nel triennio precedente”.

Non che il fenomeno sia attribuibile a comportamenti più virtuosi, al calo degli incidenti in mare o a un “più stringente impianto normativo, secondo quanto sostiene l’amministrazione”. Al contrario, scrive la Corte, sono i tempi di magra del capitolo di bilancio del ministero dell’Ambiente a fare lavorare meno gli spazzini del mare: “Tale dato assolutamente negativo va attribuito alla contrazione delle disponibilità di bilancio che ha indotto a limitare l’attività di raccolta ai soli rifiuti da idrocarburi”.

Tutto il resto, insomma, continua a galleggiare sulle onde del Mediterraneo e a finire sulle spiagge degli italiani. Malgrado l’impegno della Castalia Ecolmar (controllata al 49% dalla Fisia Italimpianti del gruppo Impregilo) che ha ricevuto per la sua attività, svolta regolarmente e nei limiti di spesa previsti dal contratto, 25,456 milioni di euro nel 2005, 29,008 nel 2006 e 38,547 nel 2007. Somme importanti, giustificate dai mezzi messi a disposizione, ma in percentuale quasi incredibili rispetto alla spesa complessiva messa in conto sul capitolo di bilancio 1644: dal 76,05% del primo anno, l’incidenza di Castalia sui fondi per la lotta all’inquinamento e la protezione dell’ambiente marino è salita al 93,25% del 2007. Con il risultato che per la salvaguardia di mammiferi marini e specie protette sono restati gli spiccioli, il 3,44% per la ricerca e lo 0,3% per la promozione.

Per completare il quadro, la Corte dei Conti spiega che “l’anomalo e controverso rapporto con la società Castalia, che circostanze di vario ordine hanno reso finora ineluttabilmente permanente, getta ombre sul pieno rispetto delle regole di concorrenza”. Non poteva mancare l’incapacità dello stato di recuperare i soldi che gli spettano. Nel 64% dei casi in cui sarebbe stato possibile ottenere il risarcimento dei danni ambientali provocati, i responsabili non sono stati individuati. E nell’altro 36% “dei casi in cui nel triennio in esame si è intrapresa l’azione di risarcimento, il credito soddisfatto è stato pari solo al 2,05% del dovuto”, cioè a 119.606,77 euro su oltre 5,187 milioni”. Spiccioli, insomma, che il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, ha incamerato senza battere ciglio a danno della collega dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Come nota la magistratura contabile, che conclude: “Va anche segnalato che detti già magri rientri finanziari, decurtati del 50% per disposizione normativa, non risultano riassegnati dal Mef al pertinente capitolo del ministero dell’ambiente”.

ItaliaOggi del 8/1/2009

In mare Castalia nuota da sola
di Giampiero Di Santo