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BELLINI 10 MESI DOPO: “ROVINATI DA QUELL’INCIDENTE”

IL PESCHERECCIO DANNEGGIATO NON HA ANCORA RIPRESO IL MARE. L’APPELLO DELL’ARMATORE, CHE CERCA ANCORA TESTIMONI: "HO PAGATO I MIEI MARINAI CON IL POCO CHE HO OTTENUTO, MA QUELLE FAMIGLIE SONO IN DIFFICOLTA'”

BELLINI 10 MESI DOPO: "ROVINATI DA QUELL'INCIDENTE"

Dieci mesi fa, a Porto Azzurro, l’incidente provocato dalla manovra impazzita di un traghetto, il Bellini della Toremar, con le conseguenze che tutti conoscono. Oggi, in una fredda mattina di gennaio, ci siamo trovati sulla banchina dei cantieri navali di Mola a parlare con Nico Ottanelli, armatore di uno dei pescherecci danneggiati in quella drammatica serata. Questo perché Ottanelli ancora aspetta di essere risarcito dei danni subiti.

“Per la precisione siamo stati risarciti solo per una piccola parte – ci ha detto – in due tranche ci è stato consentito, dopo 40 giorni dall’incidente, di fare fronte a due situazioni particolari, ma da allora è tutto fermo. Continuiamo a ricevere visite di periti, sia della assicurazione della Toremar (la Lloyd, ndr) che della nostra polizza Casco, alcuni sono letteralmente spariti, ma la cosa più preoccupante è l’ultima visita del perito dell’assicurazione principale, avvenuta proprio qui ai Cantieri di Mola. Questo signore – di cui Ottanelli per ora non ha voluto dirci il nome – ci ha fatto delle offerte che a noi non potevano andare bene, ed è arrivato anche ad ‘avvertirci’ davanti a testimoni, dicendo: o accettate oppure riscuoterete fra dieci anni. Loro vorrebbero prenderci letteralmente per fame, ma spero che non ci riusciranno”.

“Si diceva sempre che sarebbero stati risarciti prima i pescatori – ha commentato ancora Ottanelli – invece hanno pagato prima i danni al comune e poi a quelli più piccoli. Noi, per vedere riconosciuti i nostri crediti, siamo costretti al contenzioso, che fra l’altro è già iniziato in Capitaneria a Livorno, e pensate che – udienza dopo udienza – sembra quasi che il fatto successo il 1 marzo 2008 sia un altro. Pensate anche – ha aggiunto amaramente Ottanelli – che siamo costretti a cercarci dei testimoni che riportino fedelmente i fatti. Faccio anzi un appello a tutte le persone di Porto Azzurro in possesso di foto, filmati amatoriali o anche solo disposti ad aiutarci con la loro testimonianza: contattatemi perché saremo costretti a ricostruire l’accaduto con nostre testimonianze”.

E’ amareggiato, Nico Ottanelli, anche per i propri marinai. Cosa avete fatto – gli abbiamo chiesto – dal primo marzo 2008 ad oggi? “Purtroppo siamo rimasti a terra, con le mani in mano. Ho provveduto io a risarcire i miei marinai, a dare qualcosa all’equipaggio, fra l’altro attraverso i fondi che avevamo ricevuto per la riparazione della barca. Per il resto devo ringraziare la Banca dell’Elba e la sua disponibilità al credito personale, ma non so davvero quanto ancora potrà durare”.

La barca è in cantiere, qui a Mola, la riparazione sta per essere conclusa. Poi, cosa farete? “Probabilmente sarò costretto a prendere un mutuo per mettere la barca in mare. Continueremo la nostra causa civile, anche se dovesse durare dieci anni. Finora ha vinto il pesce grosso contro il pesce piccolo, ma noi lotteremo fino all’ultimo per vedere riconosciuti i nostri diritti. Alla vigilia di Natale mi ha telefonato la moglie di uno dei miei marinai, dalla Sicilia. Piangeva, non sapevano cosa mettere in tavola il giorno dopo. Beh auguro a chi ci hanno ridotto in questa situazione, di provare un giorno loro le stesse cose che abbiamo provato noi nel periodo delle feste”.

FaCe