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SUL CASO TRAGHETTI PERIA HA SCOPERTO L’ACQUA FRESCA

di Pino LUCCHESI (presidente Cenis)

SUL CASO TRAGHETTI PERIA HA SCOPERTO L'ACQUA FRESCA

Eureka! Abbiamo finalmente lo scopritore dell’acqua fresca. Il sindaco pro-tempore di Portoferraio ha finalmente capito che sulla vicenda Toremar-Tirrenia non c’è chiarezza. Però, che uomo, che tempra, che intuito. Ed allora io che lo sostengo da lustri?

Mi daranno il premio Nobel? La vicenda Tirrenia-Toremar, cari amici che mi leggete, è una tipica vicenda in cui tutti hanno torto e pervicacemente sbagliano, sapendo di sbagliare, non c’è una parte che si salvi e non c’è bisogno dell’intuito di un Peria per sentire puzza di bruciato.
Le cose sono messe male, ma da noi c’è anche chi ci mette il carico da undici. Lo chiarirò più avanti. Ha sbagliato e sbaglia il Governo, in tutte le sue espressioni e varie colorature (incluse quelle storiche della Democrazia Cristiana) a lasciare imputridire una struttura da tempo decotta, curata con pannicelli caldi e sulfamidici quando sarebbe stata necessaria una cura da cavallo, a mantenere il piedi una Dirigenza che non aveva altro obbiettivo che quello di battere il record mondiale della inamovibilità, priva di visione e di coraggio e sempre in attesa di qualche iniezione di pubblico denaro.

Ha sbagliato e sbaglia, ovviamente, la prefata Dirigenza con una politica degli investimenti assurda ed illogica alla quale ha fatto seguito, necessario corollario, un cattivo se non inesistente utilizzo dei mezzi più moderni ed una politica del rinnovo flotta che ci consegna oggi una serie di ferri vecchi. Ha sbagliato e sbaglia il Sindacato, rifiutando di mettersi in gioco e pensando di poter perpetuare sine die protezioni e privilegi ed oggi preoccupandosi solo dei livelli occupazionali, ma non del come tenere in piedi una Azienda che possa ragionevolmente garantirli.

Ha sbagliato e sbaglia, soprattutto, la Regione Toscana (quella del carico da 11) evitando come la peste di esercitare un ruolo attivo, in barba ai consueti richiami al federalismo, o di assumere posizioni coraggiose ed aperte come quelle della Sardegna.

Prefiguro già il futuro prossimo venturo. Ci prenderanno per sfinimento. Alla fine del salmo Tirrenia e consociate (ovviamente rispacchettate) se non legalmente verranno dichiarate tecnicamente fallite. Quello che resterà verrà mangiato in un solo boccone da uno a più privati (Onorato o altri). Questi, tra contributi pubblici ed altre utilità cercheranno di sbarcare il lunario, ma ci sarà il rischio concreto di un “Cartello” come nel Golfo di Napoli.

Si troverà il modo di far apparire che una finzione di concorrenza rimanga in piedi, ma sarà appunto una finta. Torneremo così, con Vico, alla Navigazione Toscana ma senza il coraggio e l’intrapendenza di un armatore come Cameli, quello che ci dette la prima Aethalia, perno e premessa del successivo sviluppo del turismo sulla nostra Isola.