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QUELLA STORIA? DA RISTAMPARE SENZA STRAFALCIONI

di Michelangelo ZECCHINI (già direttore del dipartimento Archelogia del Forum Unesco)

QUELLA STORIA? DA RISTAMPARE SENZA STRAFALCIONI

“Chiunque può sbagliare, ma perseverare nell’errore è tipico di chi saggio non è”. Questa massima ciceroniana mi è riaffiorata, per associazione di idee, leggendo i resoconti della conferenza stampa tenuta dall’Apt. A quanto pare tra i mezzi più efficaci per risolvere la crisi del turismo elbano c’è anche “l’offensiva promozionale” costituita dalla diffusione dei volumetti ‘GEOSITI’, ‘GUSTO’, ‘BIODIVESITÀ’ e ‘STORIA’ in occasione delle prossime fiere internazionali.

Circa tre settimane fa ho tentato di illustrare in termini propositivi – in ogni modo senza calcare la mano – quali abbagli si annidano nel libretto ‘STORIA’. Evidentemente le mie annotazioni erano tanto ermetiche che nessuno le ha capite. Pertanto non mi rimane altra soluzione che ritornare sull’argomento, cercando di essere più chiaro.

Tralascio di proposito alcune corpose improprietà, che pure vanno corrette, e sorvolo sul fatto che il centro di gravità del volumetto è, in modo sproporzionato, Portoferraio. Mi soffermo, invece, su una sola “svista”, purtroppo macroscopica. L’errore prescelto non è di storia locale ed elbana, ma di respiro “internazionale”, tale cioè da poter essere facilmente captato e valutato da italiani, francesi, tedeschi, inglesi, statunitensi, russi e così via. Eccolo, in trascrizione letterale:

“Lo scavo archeologico…testimonia la distruzione subita alla metà del II secolo a.c. probabilmente durante il secondo conflitto di Roma con Cartagine”. Orbene: protagonisti, vicende e datazione della seconda guerra punica (grosso modo ultimo ventennio del III secolo a.c.) sono patrimonio conoscitivo di studenti di scuola media e quindi non mi dilungo. Ma non posso fare a meno di evidenziare che per una pubblicazione di storia, antica o moderna che sia, un errore di mezzo secolo rappresenta un vero e proprio sisma cronologico. Un errore che equivale, quanto a scala metrica di gravità, a confondere l’ablativo assoluto con lo shampoo all’ultima moda. In altre parole: non è accettabile.

Eppure, nello stesso àmbito amministrativo si contano “realizzazioni” di valenza opposta, che non si possono non rimpiangere. Ho sotto gli occhi “Elba: storia, archeologia, arte”, libro divulgativo destinato alla promozione turistica. Scritto dall’elbano Gianfranco Vanagolli, edito intorno al 1980 dall’Ente Valorizzazione Elba, è ancora un esempio da imitare per la puntualità, l’equilibrio iconografico, l’assenza di sbavature cronologiche, il giusto peso dato alle varie realtà storico-archeologiche e artistico-architettoniche dell’Elba intera.

Posso dare il mio modesto consiglio? Si tenga conto di quell’esempio. E il volumetto ‘STORIA’, costola del progetto LaltraIsola, sia ripensato e ristampato. Perché, se verrà diffuso nella redazione attuale, non si tratterà di “offensiva promozionale”, ma di promozione offensiva. Sia per l’immagine dell’Elba, che troneggerebbe come l’Isola degli Ignoranti piuttosto che degli Argonauti; sia per gli elbani, ai quali verrebbero indirizzati strali sarcastici e cachinni da ogni punto cardinale; sia per ospiti e turisti, che avrebbero tutto il diritto di sentirsi presi in giro.