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MONTECRISTO E’ UN NOSTRO GIOIELLO, MA DIMENTICATO

di Marcello CAMICI (Università di Pisa)

MONTECRISTO E' UN NOSTRO GIOIELLO, MA DIMENTICATO

Montecristo, isola del tesoro di Alexandre Dumas, è un grosso blocco di granito che esce dal mare e va su in alto fino a 650 mt di altezza: il monte della Fortezza è il secondo più alto di tutto l’arcipelago dopo il Capanne. Da lontano assume aspetto piramidale: un vero e proprio monumento naturale. Isola misteriosa, lontana, dimenticata: forse perché non facilmente raggiungibile? Non esiste attività umana sull’isola del tesoro: per questo forse non se ne sente quasi mai parlare, salvo per polemiche dovute a sbarchi eccellenti di very important poeple (Vip) durante il periodo estivo. Questo è il periodo in cui vengono eseguite escursioni naturalistiche permesse e guidate dal Corpo Forestale. Si parte da Cala Maestra, una bellissima spiaggia di sabbia di granito dove è proibito fare un tuffo in mare nonostante la calura estiva. Dall’alto vedi altre spiagge dove la natura è imperante e, fortunatamente, è proibita ogni pulizia di spiaggia. L’isola è stata abitata per secoli -circa mille anni – dai monaci successori di S. Mamiliano. La tradizione vuole che l’eremita sia vissuto in una grotta che porta il suo nome (Grotta del Santo) intorno al V° secolo d.C. Dopo di lui Mons Jovis (nome romano dell’isola) si mutò in Mons Christi. Ma il nome Okrasa ricorda che l’isola era già conosciuta ai tempi degli antichi navigatori elleni: i Greci.

Un luogo disabitato (c’è solo il guardiano con un nucleo di guardie forestali), così lontano da ogni attività umana è territorio dove la salvaguardia ambientale trova la sua migliore espressione di tutela nei vincoli ambientali che un parco impone. Così avvenne nel 1971. A quell’epoca,pur non essendovi una sensibilità ecologica sviluppata come oggi vi furono critiche e polemiche. L’isola fu trasformata in parco,una riserva naturale integrale con vincoli e tutele ambientali. Trentasette anni di vita hanno consentito a Montecristo diventare “la madre” di tutte le riserve, parchi ecc che poi sono sorti nell’arcipelago toscano. Prima di Montecristo nell’arcipelago non esistevano aree protette, dopo Montecristo sorse l’area protetta marina dello Scoglietto davanti alla spiaggia delle Ghiaie e poi tutto il resto che conosciamo. Nel 1988 l’isola ha avuto assegnato dal Consiglio d’Europa il Diploma Europeo, uno dei più prestigiosi che possa essere offerto ad un’area protetta ma anche impegnativo per chi amministra poiché ogni anno deve essere inviato al Consiglio Europeo un resoconto dell’attività amministrativa svolta ed ogni cinque c’è un controllo da parte di una commissione scientifica europea per il rinnovo del Diploma che può essere anche negato: il rinnovo comporta raccomandazioni da parte della commissione scientifica europea,raccomandazioni su ciò che è utile fare per il miglioramento dell’area protetta.

Così Montecristo, già conosciuta in tutto il mondo come isola del vendicativo conte, è divenuta isola europea. L’area protetta è sempre stata gestita dal Corpo Forestale dello Stato che dobbiamo ringraziare per quello che ha fatto e sta compiendo per la salvaguardia. Questa salvaguardia leggendo sia i rapporti del Corpo Forestale che le raccomandazioni del Consiglio d’Europa per il rinnovo del Diploma Europeo,ha ancora punti deboli, critici. Eccoli in sintesi: i lecci, le capre, l’ailanto, i ratti, l’avifauna nidificante e migratoria, il coniglio selvatico, la flora e la vegetazione. Queste le sfide che sono davanti come si può evincere dalla lettura dei rapporti del Corpo Forestale dello Stato ma anche delle raccomandazione da parte del Consiglio d’Europa. Se non saranno vinte la missione per cui è sorta la riserva naturale non può dirsi espletata. C’è dunque ancora molto da fare per la salvaguardia ambientale del territorio montecristino almeno da quanto si capisce leggendo le raccomandazioni contenute nelle varie risoluzioni europee per il rinnovo del diploma. Dalla misura periodica del livello dell’acqua nella Grotta del Santo, alla redazione di una mappa della vegetazione, all’esperimento di eradicazione con mezzi chimici dell’ailanto, dalla determinazione attraverso analisi genetiche del vero stato del vertebrati dell’isola all’isolamento del fenotipo originale della capra con lo scopo di ricostituire una popolazione, la valutazione degli assetti marini costieri, protezione recupero e impianto di nuove querce e via dicendo. La legge prevede che si può sbarcare sull’isola solo per motivi di studio, amministrativi, di vigilanza e per escursioni naturalistiche.

Fa parte integrante del territorio del comune di Portoferraio, il sindaco di Portoferraio è anche sindaco di Montecristo, ma per decenni gli amministratori non se ne sono mai interessati. Non ho mai compreso perché nei programmi elettorali della provincia di Livorno o di Grosseto, del comune di Portoferraio non si è mai fatto neppure un cenno a Montecristo. Ma l’aspetto ancora più strano della vicenda è quello che la “madre” di tutte le aree protette dell’arcipelago toscano non ha mai avuto divulgato quanto è stato compiuto per la sua salvaguardia nei trentasette anni di area protetta: non intendo riferirmi al Corpo Forestale che lo ha sempre fatto, quanto a tutti coloro che hanno dell’ambiente fatto bandiera per la sua salvaguardia. La prima forma sia di tutela che di valorizzazione dell’ambiente non è il parco o la riserva ma la conoscenza. Per darmi una spiegazione di questo “oblìo” non mi viene da pensare che sia stata la presenza dell’ente gestore (il Corpo Forestale) che non lascia spazio a terzi. Mi viene da pensare questo: essendo un territorio non abitato non può portare voti, avere assegnati risorse finanziarie e/o contributi finanziari cui attingere, gestire affari sul territorio e, cosa di non poco conto, non ci sono poltrone da spartire e ricoprire.

Qualche mese fa, si è costituita l’associazione amici di Montecristo, no profit, di cui faccio parte,che nel proprio statuto prevede la valorizzazione di Montecristo sito internet: www.amicidimontecristo.com). Sarà forse stato un caso ma in occasione della nascita di questa associazione il comune di Portoferraio si è interessato all’isola. In questi molti anni di riserva biogenetica, Montecristo è stata oggetto di studio e di pubblicazioni scientifiche su riviste di ricerca specifiche riguardanti l’ambiente. La ricerca: uno dei motivi per cui la legge prevede lo sbarco sull’isola. Gli autori di queste pubblicazioni scientifiche sono stati definiti “un manipolo di pochi cocciuti ricercatori che hanno dimostrato costanza ed impegno”. In effetti le pubblicazioni non sono molte ma ciò che fa scienza e conoscenza non è tanto il numero quanto il contenuto. Per chi volesse saperne di più su questi studi scientifici è invitato ad andare al sito sopra segnalato dell’Associazione Amici di Montecristo e mettersi in contatto con i membri del consiglio direttivo – è in costruzione una biblioteca multimediale – ma può anche rivolgersi al Corpo Forestale di Follonica il quale è sempre disponibile.

Non molte le interviste, relazioni, dibattiti, le riprese televisive,convegni, lo sbarco della carta stampata, pubblicazioni divulgative, manifestazioni ambientaliste ecc. Meglio così perché la legge parla chiaro:solo per motivi di studio. Per le escursioni naturalistiche esiste la possibilità di visite guidate sull’isola: due percorsi terrestri che potrebbero essere migliorati per quanto riguarda la didattica ed incrementati come numero, anche se molto è stato fatto con la nascita di un piccolo museo. ll numero dei visitatori consentito per escursioni naturalistiche è fissato in 1000/anno. Lo ha voluto il Consiglio Europeo quando assegnò nel 1988 il Diploma Europeo e raccomanda di non rivedere questo numero per tutto il tempo che un sistema di vigilanza remota non è in luogo,il porto di difesa non è riparato,un adeguato numero di competente staff non è stato designato a vigilare sui visitatori e un preciso piano di zonizzazione è stato proposto (raccomandazione contenuta nella risoluzione del Consiglio d’Europa del 2003/13 per il rinnovo del Diploma).

Non esistono escursioni naturalistiche marine con percorsi didattici. I fondali di Montecristo non sono ignoti anche per quanto riguarda la presenza di relitti antichi. Le testimonianze della millenaria vita religiosa che si è svolta sull’isola andrebbero salvaguardate con uno studio dello stato attuale e poi un programma di recupero.Sto parlando della Grotta del Santo e della chiesa col monastero del SS. Salvatore. Quest’ultimo ho avuto modo di vederlo e mi pare che stia tutto crollando.
Ho parlato con i pescatori che di Montecristo conoscono ogni scoglio e caletta, ho parlato con i guardiani che per anni vissuto sull’isola: in tutti c’è ammirazione per questo monumento naturale da loro definito paradiso terrestre.