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FONDI UE: ALL’ELBA IL SATELLITE ANTI-SVERSAMENTI

L'UNIONE EUROPEA APPROVA UN PROGETTO DEL PARCO NAZIONALE: 3,5 MILIONI PER ARGOMARE, UN OCCHIO PUNTATO SULL'INQUINAMENTO DA IDROCARBURI. IL "CERVELLO" DENTRO LA CAPITANERIA DI PORTOFERRAIO

FONDI UE: ALL'ELBA IL SATELLITE ANTI-SVERSAMENTI

Un bel successo. La possibilità di ottenere finalmente una realizzazione concreta per difendere davvero l’ambiente delle isole da una minaccia che sappiamo altrettanto concreta e devastante: l’inquinamento da idrocarburi.

Per la prima volta un Parco nazionale italiano vince un finanziamento nel 7° Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo della Unione europea. Il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano ha ottenuto dalla Ue un finanziamento di 3,5 milioni di euro per Argomare, un progetto di controllo del traffico e dell’inquinamento del mare.

Secondo la mitologia greca, Argo è un gigante dai cento occhi, metà dei quali restano aperti anche quando dorme. I cento occhi di Argo sono quelli che verranno sviluppati nel corso del progetto Argomare (acronimo per Automatic Recognition and GeOpositioning integrated in a Marine Monitoring Network) che il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano (Pnat) ha presentato alla Commissione Europea nell’ambito del 7° Programma Quadro 2007-2012 di finanziamento alla ricerca e sviluppo tecnologico.

Lo scopo del progetto Argomarine è di sviluppare un sistema di controllo del traffico e dell’inquinamento marino all’interno di aree sensibili dal punto di vista ambientale e di particolare valore naturalistico come quelle dell’Arcipelago Toscano. Il Progetto ha superato una dura selezione (sono stati presentati oltre 350 progetti) ed è stato giudicato meritevole di finanziamento da Bruxelles. Durerà tre anni e otterrà complessivamente un finanziamento di 3,5 milioni euro di cui circa 350mila euro per il Parco. Il Pnat dirigerà un consorzio di otto prestigiosi partner da sei paesi europei che comprende, oltre al Cnr-Istituto di Scienze e Tecnologie dell’Informazione di Pisa, due istituti universitari (Grecia e Portogallo) un Centro di ricerche sul monitoraggio ambientale della Norvegia, una azienda hi-tech inglese, il Parco Nazionale Marittimo dell’Isola di Zacinto (Grecia), il Nato Undersea Research Center e il Joint Research Center della Unione Europea.

Le attività del Progetto prevedono il controllo dell’inquinamento da idrocarburi e degli sversamenti abusivi di petrolio e derivati in mare mediante l’utilizzo simultaneo di tecnologie che vanno dall’acquisizione di dati Sar (Synthetic Aperture Radar) dalla costellazione di satelliti Envisat, Cosmo-SkyMed e RadarSat, dati provenienti da sensori ottici montati su imbarcazioni e traghetti, oppure su supporti volanti (aerei ed elicotteri), “nasi elettronici” ospitati su boe o su veicoli sottomarini autonomi (Auv-Autonomous Underwater Vehicles) in grado di pattugliare larghe estensioni di mare.

Questi dati verranno integrati con informazioni di geolocalizzazione e geoposizionamento ed inviati attraverso una rete a larga banda di trasmissione dati nella sala operativa della Capitaneria di Porto di Portoferraio, che ospiterà il cervello pensante di Argomarine: il Mis (Marine Information System), una centrale di elaborazione dotata di capacità decisionali e di valutazione, progettata utilizzando tecnologie di supercalcolo ed Intelligenza Artificiale, in grado di elaborare i dati raccolti dalle varie fonti, valutare i modelli matematici e previsionali immagazzinati nella sua memoria e assistere le autorità preposte nella gestione dell’emergenza.

Promotore del progetto è Michele Cocco, fisico, con una lunga esperienza nel campo di sensori e microsistemi, che ha ideato Argomarine, creato il consorzio del progetto e presentato la proposta alla Commissione Europea per conto del Pnat e con l’avallo entusiastico del presidente Mario Tozzi e della direttrice Franca Zanichelli, che ne hanno capito immediatamente la valenza scientifica e tecnologica comprendendone sin dal primo momento le importanti ricadute ambientali.

Il progetto Argomarine svilupperà tecnologie che verranno successivamente estese a tutta l’area del Mediterraneo, dove il problema dell’inquinamento da idrocarburi e del controllo della pesca di frodo all’interno di aree protette è drammaticamente di attualità. Le isole dell’Arcipelago diventeranno quindi campo di prova delle attività scientifiche di monitoraggio del progetto, contribuendo a promuovere e valorizzare la loro importanza naturalistico-ambientale e la loro immagine.