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L’ENTE SIA ESPRESSIONE DELLA CONFERENZA DEI SINDACI

di Roberto PERIA (sindaco di Portoferraio)

L'ENTE SIA ESPRESSIONE DELLA CONFERENZA DEI SINDACI

Il tema dell’insularità e del disagio che ne consegue deve essere messo al centro di ogni riflessione istituzionale. La perdita di un Ente comprensoriale, anche da questo punto di vista, rappresenta un enorme problema per l’Elba. Il rischio è di perdere consistenti finanziamenti e di non poter gestire in maniera unitaria, economica ed efficiente servizi fondamentali per i cittadini.
Per questo bisogna superare la situazione attuale e provare a ricostruire un percorso unitario che porti alla nascita di un nuovo ente, nel solco delle leggi regionali e nazionali. Per me questo Ente, visto anche il nuovo Codice delle Autonomie proposto dal governo deve essere un’unione di comuni. Essa deve peraltro essere orientata alla semplificazione delle procedure, ad una maggiore efficienza e deve mettere al centro gli interessi dei cittadini e delle imprese delle isole, deve essere un Ente che sa produrre concrete ricadute per i nostri territori ed incrementarne la competitività; ciò è tanto più importante in un momento di grave crisi come quello attuale.

L’Unione dei Comuni deve essere espressione ed emanazione diretta dei Comuni dell’Arcipelago. La Conferenza dei sindaci deve esprimere il presidente e la giunta, collegando alle nomine la proposizione di un preciso programma di governo. La gestione deve essere istituzionale e non politica e quindi il presidente e la giunta debbono necessariamente essere rappresentativi delle maggioranze che reggono i vari comuni. Prima della sua costituzione bisogna che i sindaci insieme ai loro tecnici studino le procedure, gli assetti organizzativi e finanziari necessari a raggiungere questi obiettivi. Vogliamo un Ente che dia una svolta vera a questo territorio.

Pur sperando che tutti i comuni ne sostengano la nascita, è giusto lasciare ai sindaci la possibilità di scegliere liberamente senza compromettere il progetto complessivo. Il nuovo ente a mio avviso dovrebbe essere costituito da almeno il 50% dei Comuni dell’Arcipelago, a condizione che rappresentino la maggioranza della popolazione delle isole. Chi segue la via della ricomposizione delle politiche territoriali, della semplificazione amministrativa, della gestione unitaria deve essere premiato e sostenuto, con interventi provinciali, regionali e governativi adeguati.

Quello che serve è, da una parte, la modifica della legge regionale 37, in modo tale da consentire la nascita a maggioranza del nuovo ente, dall’altra previsioni legislative e programmatiche che, riconoscendo il disagio dell’insularità, creino concreti meccanismi per un adeguato sostegno finanziario per gli enti associati. Poiché il tema del disagio insulare va evidenziato, si propongono come ambiti d’intervento la sanità, l’istruzione, le infrastrutture portuali ed aeroportuali, la gestione dei rifiuti, il sostegno alle imprese. Poiché il governo sta per varare il nuovo Codice delle Autonomie, che riconosce a livello normativo il tema del disagio dei comuni montani, ma non prevede alcunché per la questione del disagio insulare, è peraltro necessario richiedere con forza la parificazione fra i due diversi ma assimilabili disagi, chiedendo sostegno e linee di finanziamento dedicate.