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QUEGLI SCEMPI PERPETRATI NEL DISINTERESSE GENERALE

di Michelangelo ZECCHINI (già direttore del dipartimento di Archeologia Forum Unesco)

QUEGLI SCEMPI PERPETRATI NEL DISINTERESSE GENERALE

L’interesse che si è acceso sulla possibile vendita on line dello scoglio di Castiglioncello, altrimenti detto della Paolina, non può che essere gradito. E’ un bene per l’Elba che giornali, personaggi, associazioni, semplici cittadini siano intervenuti nel dibattito a vario titolo. E non tanto perché la loro variegata partecipazione ha contribuito alla salvezza dell’isolotto, ma soprattutto perché ha dimostrato che oggi la soglia di attenzione corale verso i nostri beni culturali e paesaggistici è alta. Se così fosse successo anche in passato, non saremmo stati testimoni di autentici disastri per la storia e per l’economia dell’Elba.

Credo che nessuna persona di buon senso, in nessuna parte del mondo, comprerebbe per fini speculativi un lacerto di terra, sia pure incantevole, gravato da un coacervo di vincoli. Ciò non significa che la Paolina non possa trovare acquirenti. Com’è noto, esistono anche individui disposti a sborsare somme notevoli per soddisfare il desiderio di possesso della bellezza, che di volta in volta può assumere i contorni di un dipinto o di una vetta montana, di una scultura o, perché no, di un isolotto fronzuto di lecci. In questo caso, però, i pericoli di manomissione sarebbero minimi, in quanto il nuovo proprietario lo renderebbe oggetto, con ogni probabilità, di una sorta di contemplazione. Meglio sarebbe, come auspica Marcella Amadio, se l’isolotto e le sue peculiarità geologiche, archeologiche, floristiche e faunistiche passassero in proprietà pubblica.

Allorché il livello di considerazione popolare, amministrativo e politico di un bene culturale è elevato, tutelarlo è più facile e depredarlo o danneggiarlo diventa arduo. E viceversa. Purtroppo la storia recente ci insegna che l’Elba è satura di viceversa. Fra i tanti possibili ne cito uno solo, sfortunatamente eclatante.

C’era una volta una nave a ruote chiamata Polluce. Trasportava un tesoro composto da monete d’oro per un valore di 100.000 fiorini, da 70.000 colonnati d’argento, da raffinati gioielli di produzione italiana e spagnola, da una favolosa collezione di pietre preziose (diamanti, rubini, smeraldi, zaffiri). C’è chi pensa, forse a ragione, che si trattasse del tesoro che illuminò la fantasia di Alexandre Dumas per il suo “Conte di Montecristo”. Partito da Napoli e diretto a Marsiglia, il Polluce fu speronato il 17 giungo 1841 al largo della costa di Capoliveri e si inabissò a 103 metri di profondità. Nel 2000 un gruppo di avventurieri inglesi squarciò con una benna il relitto ancora ben conservato, trafugò parte del tesoro e distrusse per sempre pagine importanti di storia risorgimentale.

Ora la nave a ruote chiamata Polluce è ridotta piuttosto male. E del tesoro ci rimane qualche scampolo, non sappiamo quanto grande. O quanto piccolo, se è vero ciò che hanno scritto gli autori della razzia: “Abbiamo fatto un buon lavoro, abbiamo svuotato il relitto a prua e a poppa”: le zone, cioè, dove si trovavano le cabine dei passeggeri e dove erano ricoverati i loro beni. Scempio e furto avvennero in un’atmosfera di sostanziale disinteresse. Come se ci avessero sottratto solo qualche coccio consunto. Come se a patire gli effetti del saccheggio non fosse stata direttamente l’isola. Come se quei manigoldi non avessero rubato un pezzo di futuro ai nostri ragazzi.

E’ difficile non essere vinti da una sottile malinconia se si focalizza l’ampiezza della risonanza mediatica – e il ritorno economico e d’immagine – che il recupero integrale e simultaneo di nave e carico avrebbe sortito; oppure se si considera quale grado di attrazione avrebbe esercitato su folle di turisti l’esposizione, in un museo elbano creato ad hoc, di un intero relitto carico di storia e di tutto il ben di dio che trasportava. Ben vengano dunque – come nel caso dello scoglio della Paolina – gli interventi, le inchieste, gli appelli: essi serviranno a rendere il patrimonio culturale e ambientale dell’Elba meno vulnerabile ai tentativi di offesa che, sotto spoglie mutevoli, non mancheranno di presentarsi prossimamente.