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COMUNE UNICO? LO VOGLIONO PER CONTROLLARCI MEGLIO

di Marcello CAMICI

COMUNE UNICO? LO VOGLIONO PER CONTROLLARCI MEGLIO

E’ legittimo discutere sul comune unico/unione dei comuni ma è bene sapere che non è una priorità poiché altre sono le questioni da risolvere su cui sarebbe più utile e necessario confrontarsi, concentrarsi. Ne cito solo una: calo del flusso turistico. Su questo e su altri problemi mi piacerebbe scrivere ma penso che non mancherà l’occasione.

Chi sostiene la nascita del comune unico/unione dei comuni afferma che è proprio la frammentazione istituzionale che ha contribuito a produrre la crisi in cui si trova l’arcipelago ed è perciò necessario partire da qui: un solo sindaco elbano. Rispetto chi la pensa in questo modo: non credo di offendere nessuno se li chiamo “comunucisti”. Certo mi sbaglio ma il sindaco unico mi ricorda un po’ il podestà: realtà che personalmente non ho vissuta ma che è rimpianta da molti che invece l’hanno vissuta.

Il primo vantaggio che ne deriverebbe è che avremmo più ascolto da regione e provincia insomma una maggior peso politico. Non credo che questo peso politico dipenda dal numero degli interlocutori sindaci o assessori con regione e provincia ma dalla disponibilità di queste istituzioni all’ascolto e alla volontà d’intervento, disponibilità che assai spesso è latente e volontà d‘intervento frequentemente legata al colore politico: su questo sarebbe necessario mobilitarci. Un solo sindaco riduce il costo della politica,la spesa pubblica:meno poltrone da ricoprire. E’ questa un’altra tesi sostenuta dai “comunucisti” ma è certamente un problema reale in Italia e non solo all’Elba. Senza aspettare la nascita del comune unico,lo scopo può essere raggiunto subito. A livello nazionale con l’abolizione delle province da parte del governo che darebbe seguito al programma elettorale della coalizione che ha vinto le elezioni politiche. A livello locale il sindaco riduce le deleghe pagate di assessorato al minimo indispensabile, accorpando.

Il “comunicista” insieme alla proposta del comune unico dovrebbe sostenere quella della chiusura della comunità montana o dell’arcipelago o come altro si chiama: che senso avrebbe la persistenza di un organo comprensoriale di raccordo quando esiste un comune unico? Se col comune unico s’intende chiusura degli altri comuni che vengono sostituiti con assessori ad hoc, questa soluzione mi trova molto critico. Il comune non è un potere istituzionale come la regione o la provincia lontano dai cittadini ma a loro vicino e perciò è garanzia di democraticità,partecipazione ai problemi,ai bisogni locali reali. Il sindaco non è un doppione istituzionale come ad esempio Camera dei deputati e Camera dei senatori. La crisi turistica troverebbe nel sindaco unico una risposta necessaria ed utile per il suo superamento:tesi ulteriore sostenuta dai “comunicisti”.

Penso che continuare ad autoflagellarci non sia utile,penso che un po’ di entusiasmo,di motivazioni che furono alla base dell’agire di coloro che la memoria storica ci ricorda come promotori del turismo all’Elba possa essere molto utile in questi tempi di sfiducia globale,penso che il turismo elbano è in difficoltà non per il numero troppo alto dei sindaci o degli assessori.
Il prodotto Elba, immagine Elba. Il “comunucista” che usa questo argomento forse non sa quello che dice. La costa etrusca, la Maremma, la Versilia – dove il turismo non è in calo – sono prodotti turistici e non sono comune unico. La promozione turistica spetta non tanto ai comuni, le cui competenze in materia sono molto ridotte. C’è un’agenzia per il turismo pagata dalla fiscalità generale che ha questo compito: se non funziona a dovere, facciamola funzionare.

Referendum per il comune unico. Il “comunucista” che propone un referendum ha ragione perché è la volontà popolare che deve decidere essendo la modalità di governo del territorio ad essere interessata e quindi ogni singolo cittadino. Ma non si capisce perché per lo stesso territorio e sua modalità di amministrazione il “comunucista” chiede il referendum quando si tratta della nascita del comune unico e non chiede referendum sul parco nazionale che pur esso rappresenta una modalità di amministrazione dello stesso territorio su cui dovrà amministrare il comune unico. E’ consapevole il “comunucista” che il territorio del comune unico elbano sarebbe il doppio di quello di Firenze, il doppio di quello di Pisa e Livorno, quattro-cinque volte superiore a quello di Massa e Carrara. In un territorio elbano di tal natura con un solo sindaco ci sarebbe subito una contesa sulle risorse spese a Lacona piuttosto che a Carpani,a San Piero invece che a Cavo e via dicendo.

Se siamo litigiosi, cerchiamo d’andare d’accordo. Forse gli altri sindaci dei comuni in “continente” sono più concordi? Sciocchezze. Se si vuole un sindaco unico perché può essere meglio “controllato” da regione o provincia lo si dica chiaramente. Conclusione:vorrei che le forze politiche, i partiti spostassero la loro attenzione sui problemi reali, sulle vere priorità nell’agenda dei bisogni e delle necessità dei cittadini elbani durante la campagna elettorale per le comunali. Oltre al governo dei partiti c’è bisogno di un governo del popolo e per il popolo.