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CALDAIE, DIVIETI “MIRATI” E FOLLIE AMMINISTRATIVE

di Alessandro PUGI

CALDAIE, DIVIETI "MIRATI" E FOLLIE AMMINISTRATIVE

Portoferraio: ore 15 circa l’Elba ‘97 di calcio a 5 femminile ha appena concluso vittoriosamente la sua seconda gara in Coppa Italia e si festeggia nei corridoi. Ad un certo punto uno dei due arbitri esce dallo spogliatoio e chiede: “Come possiamo fare per avere l’acqua calda?” e io rispondo: “Lasciatela scorrere”.

Passano cinque minuti e oltre agli arbitri anche la squadra avversaria ci chiede dell’acqua calda. Stessa risposta – lasciatela scorrere, arriverà. Passano altri cinque minuti ed uno dei due arbitri spazientito esce di nuovo dallo spogliatoio e domanda di nuovo: “Ma per l’acqua calda? Preoccupato prendo il telefono e chiamo la responsabile della Cosimo de Medici e gli domando: “Al palazzetto non c’è acqua calda. Avete controllato le caldaie. La risposta è si…. La settimana scorsa”. Già troppo dispendioso farlo prima che l’impianto venga utilizzato. Le chiedo di venire a controllare e lei si precipita insieme ad un tecnico. Le caldaie sono in blocco e non funzionano. Niente acqua calda. La situazione peggiora, la squadra avversaria mugugna e gli arbitri incalzano. Chiedo alla Cosimo: “Si può andare a San Giovanni, l’acqua calda c’è?” La risposta è: “Sì, ci sono gli allenamenti, poi oggi dovevano giocare lì. Ottengo il permesso. Carico in macchina i due arbitri, panni alla mano e arrivo a San Giovanni. Un incubo. Apro gli spogliatoi e li faccio entrare. Sento l’acqua scendere: per fortuna è tutto finito. Intanto guardo la partita dell’Elba Rugby. Prendo il telefono e chiamo l’assessore allo Sport Marotti spiegandogli il problema e lui mi risponde: Avevo detto alla Cosimo di far controllare le caldaie un paio di giorni prima delle gare al momento della pulizia. Esce un arbitro dallo spogliatoio: “Ma ci prendete in giro? – mi domanda sbigottito – le docce sono fredde….”.

Visto che sono il linea con Marotti gli chiedo l’autorizzazione a portare gli arbitri alle Ghiaie. Lui acconsente. Riprendo gli arbitri, questa volta in accappatoio, li faccio di nuovo salire sulla macchina e mi dirigo verso le Ghiaie a sirene spiegate in quanto vorrebbero prendere il traghetto delle 17. Finalmente alle Ghiaie tutto procede per il meglio, gli arbitri fanno la doccia e poi partono. Una figura ridicola. Stanco, rientro a casa ma le sorprese non sono finite, trovo un fax della Cosimo de Medici che così recita:

***

“Come già comunicato con la nostra di identico oggetto, trasmessa a mezzo fax il 24 scorso, Vi ricordiamo che gli spogliatoi della piscina non sono riservati ai vostri atleti. Vi preghiamo pertanto di rispettare le norme che ne regolamentano l’accesso, nel rispetto delle altre persone che fruiscono dell’impianto. Vi ribadiamo inoltre che per l’utilizzo delle docce, è necessario ritirare in cauzione la chiavina, come da sempre fanno le altre società sportive che fruiscono della piscina (quali? ndr). Naturalmente alla restituzione del chip Vi sarà resa la cauzione e la ricarica sarà gratuita. Vi facciamo anche presente che il viale d’accesso alla piscina è un area pedonale, quindi non è permesso accedervi con le auto, tanto meno parcheggiarle all’interno. Il transito è consentito solamente alle auto riservate ai portatori di handicap a ai mezzi del personale in servizio, per il trasporto di attrezzature necessarie per l’attività lavorativa. Cordiali saluti. La segreteria della Cosimo de Medici

***

Prendo il fax in mano e mi siedo sul divano. Torno con la mente a giovedì scorso: ore 19.20 circa allenamento alle Ghiaie. Arrivo con l’auto e trovo all’interno circa dieci auto, che siano tutte di quelli che lavorano alle Ghiaie? O forse avranno nel baule della macchina l’attrezzatura che porto io, palloni, casacche, acqua…visto che fino ad oggi ho girato già quattro impianti (Ghiaie, Palazzetto, San Giovanni, Porto Azzurro). Non lo so. Prendo la borsa ed insieme ai ragazzi ed alle ragazze, circa 20 in tutto andiamo negli spogliatoi. Anzi prima ci viene ordinato di toglierci le scarpe. Giusto. Porca miseria, non c’è spazio negli spogliatoi perché ci sono le altre persone che fruiscono dell’impianto. Che facciamo, vabbè, non creiamo problemi ci spogliamo in piedi. E poi via a fare l’allenamento. Esco dalla piscina e le auto sono diventate tredici, comprese la mia e una di un nostro atleta. Penso allora che forse non tutti lavorano alle Ghiaie. Finiamo l’allenamento alle ore dieci ed andiamo a farci la doccia, la Piscina è chiusa resta solo il custode che…cosa vedo mai, transita tranquillamente negli spogliatoi con le scarpe, nonostante il mio richiamo. C’è qualcosa che non quadra. Che tutti questi vincoli e problematiche siano mirati? Mi alzo dal divano, prendo il fax lo riduco in cento pezzi e mi siedo al computer per scrivere questa storia di ordinaria follia amministrativa.