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“UNIONE, CHI FA PROPAGANDA NON DIFENDE I CITTADINI”

L'UDC AL PD: "LA REGIONE NON PUO' FARE L'ESAME AI SINDACI ELBANI"

"UNIONE, CHI FA PROPAGANDA NON DIFENDE I CITTADINI"

Dall’Udc di Rio Marina riceviamo e pubblichiamo:

Sull’Unione dei Comuni il Pd di Rio Marina come sempre la risolve facendo volare parole grosse. E’ il solito vecchio armamentario propagandistico che credevamo archiviato, insieme alle bandiere rosse e alle foto ingiallite di Togliatti. Ci sbagliavamo: le invettive sono riapparse, incautamente evocate proprio il giorno in cui Pino Coluccia, portabandiera del Pd riese apriva all’Udc. Il Pd deve decidersi: o siamo degli “scellerati” animati da “bieco municipalismo” oppure i moderati che Coluccia vorrebbe in lista per non dover scendere a patti con Rifondazione, e con cui D’Alema desidera allearsi. Il segretario elbano del Pd è più cauto: deve aver avuto notizia dei sospiri di sollievo tirati nell’arcipelago per la mancata costituzione dell’Unione dei Comuni. Alessi stesso era molto scettico, per non dire contrario, quando l’Unione era evocata da un Pd impaziente di liberarsi della Comunità Montana dell’ormai ex compagno.

La Regione e il Pd ci hanno tolto un ente comprensoriale capace di ricevere finanziamenti statali, e dai sindaci del pd non si è levata la benché minima protesta. Il Pd locale si è appiattito sulle pretestuose direttive fiorentine, cercando di far passare questa operazione per una “sfida positiva lanciataci dalla Regione”, come se qualcuno avesse i titoli per operare un paternalistico “esame del sangue” sulla “maturità” di sindaci e cittadini elbani. L’ente proposto da Fragai sarebbe stato inutile se non dannoso. Non avendo risorse (la Regione garantiva solo una “mancia” iniziale) avrebbe gravato sui già miseri bilanci comunali. I Comuni insomma avrebbero dovuto finanziare un ente incaricato di sottrarre loro competenze e funzioni affidandole a un apparato senza responsabilità verso l’elettorato.

Ma gli amici dei Ds-Pd – lo sanno tutti – all’Elba non danno grandi prove quando devono misurarsi con i problemi dell’amministrazione concreta: risorse e competenze. Preferiscono la via della propaganda. C’è sempre una “parola d’ordine” da agitare. E a quanto pare una vale l’altra. Fino a ieri era la difesa dei piccoli Comuni (la piccola grande Italia, no?), ora è una loro repentina e collettiva eutanasia imposta dall’esterno. Per noi difendere le prerogative dei sindaci non è affatto “bieco municipalismo”, ma difesa dei cittadini e affermazione del principio della sussidiarietà. Anche questo significa essere un “Comune Protagonista”.