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ELBA JAZZ PRESUNTUOSA? NO, SIAMO CONTRO I PASTICCI

di Paolo BOGGI

ELBA JAZZ PRESUNTUOSA? NO, SIAMO CONTRO I PASTICCI

Signor Peter Pracht, ho letto con attenzione il suo intervento in merito a Elba Jazz e sono stato lieto di riscontrare anche in lei un grande affetto per questa stupenda isola, che io frequento da tanti anni. Tuttavia non sono d’accordo su nessuna delle cose che poi scrive, e dimostra anche lei di non avere compreso cosa intendevo fare attraverso Elba Jazz. Prima ancora che un festival, Elba Jazz era un progetto imprenditoriale che intendevo avviare e lasciare in eredità ai Marinesi, mettendo a loro disposizione denaro, lavoro e esperienza. In ogni ambito far partire un progetto dal niente è la cosa più difficile, gentile signor Pracht, non inserirsi in strade avviate, e mi viene da chiederle: perché proprio adesso lei ha ritenuto i “tempi maturi” per il suo progetto e non prima? Elba Jazz ha forse contribuito in tre anni a renderli maturi?

Progetto imprenditoriale significava questo: fornire a Marciana Marina un marchio che le desse prestigio, un biglietto da visita di livello internazionale, come per Montreaux, Perugia, Ravello, Salisburgo. Per questo serviva la collaborazione di tutto il paese: tutti tesi allo sviluppo di un evento che si trasformasse negli anni in un vanto, in un orgoglio di fronte a ogni altra località e ai propri ospiti. Coerenza di stile, di offerta, raffinatezza, originalità: con questi presupposti Marciana Marina cominciava ad essere riconosciuta, la critica e la stampa lo dimostrano, e in pochi anni si sarebbe verificato, ne sono certo, un piccolo miracolo economico.

La varietà dell’offerta? Ho scelto il Jazz proprio perché è oggi un nome che comprende molte espressioni e generi, persino il rap, come lei fa notare: si poteva fare. Signor Pracht, si fidi di un imprenditore con sessanta anni di esperienza alle spalle: se i marchi sono due, se gli stili sono due, se i festival sono due, nessuno dei due si affermerà. Si afferma invece il pasticcio, il caotico, il generico. In una prospettiva di lungo termine i due sforzi si annullano a vicenda, e un qualunque esperto di marketing definirebbe questo un formidabile autogol. Sono così convinto di questo che posso ribaltare la situazione: se ci fosse da tre anni Musica dal Mondo io non mi sarei mai sognato di proporre un altro festival musicale con la scusa di generi o periodi diversi. Avrei corrotto una strada, un percorso avviato. E se l’avessi fatto, un sindaco lungimirante e non affetto da ingordigia, avrebbe dovuto rispondermi “picche”, proponendomi altro, magari il teatro, lo sport, la danza. Sempre che l’offerta fosse mossa da puro mecenatismo, come nel mio caso, ma mi sembra anche nel suo, o sbaglio?

Gentile signor Pracht, siamo in un libero mercato, e se i tempi erano “maturi” per Musica dal Mondo ha fatto benissimo a proporla, come io sono libero di ritirare la mia proposta se ritengo che vengono meno le essenziali condizioni del suo sviluppo. Tuttavia quando sostiene che io voglia rendere l’Elba appetibile solo agli “over 50”, fa un torto alla verità, e mi fa pensare che non abbia dato uno sguardo al programma di quest’anno. Che è partito con un concorso per gruppi emergenti che in pochi anni avrebbe animato Marciana fin da giugno e creato un flusso di giovani da tutto il mondo. E’ terminata poi con un’orchestra di 45 bambini, venuti all’Elba con le rispettive famiglie, l’anno venturo potevano essere cento. E’ forse disattenzione rispetto alle “generazioni diverse”? Semmai è una grande attenzione alla qualità del turismo di Marciana Marina, coerente con le sue risorse, le strutture ricettive, la sua vocazione a essere più simile a Portofino che a Iesolo, o almeno questa era la mia idea.

Quegli adolescenti cui lei si riferisce e che esalta, non sono “il futuro del turismo” ma semmai il passato, perché oggi sempre più giovani prediligono la qualità e il gusto rispetto al chiasso e alla ressa di matrice più o meno televisiva, che trovano ovunque. Questi sono il futuro del turismo, da cogliere e coltivare, e su quell’immagine ho lavorato per tre anni con Elba Jazz, portando Giovanni Allevi, Mario Biondi, Stefano Di Battista e tanti altri grandi artisti. L’anno venturo avrebbero avuto spazio i Gotan Project, i Koop, i St. Germain, non certo gruppi da “over ‘50”. E chissà magari realizzare il mio sogno: portare a Marciana Marina un genio come Paolo Conte.

Lei mi fa una sorta di lezione di musicologia che termina così: “in un mondo globalizzato la musica non conosce frontiere e in più non conosce frontiere di stile”. Peccato che questo non c’entri nulla con l’avvio di un progetto finalizzato a legare un marchio a una località turistica, come era nei miei intenti e in quelli del Comune, fino a un dato momento. Provi a proporre un festival rock a Perugia, a poche settimane da Umbria Jazz, o un festival di musica tekno a Ravello, o un grande festival di musica Classica a Sanremo. Non so quanti le risponderebbero: “benvenuto! Qui la musica è musica”. Del resto lei stesso scrive “con il suo festival la città di Lucca è riuscita a interessare sia i turisti che i locali per tutta l’estate”. Appunto “con il suo festival”, non con i suoi due festival. Non siamo a Milano o Berlino, ma in un paese di 1800 abitanti, tra i più piccoli d’Italia.

Scrive anche: “Caparezza e il Dj Gabri Ponte hanno evidenziato il grande rispetto e l’apertura musicale del festival”. Non mi permetto di giudicare il suo operato di professionista, né i meriti di questi artisti, tuttavia io ho visto centinaia di ragazzi cantare a gran voce cose tipo “la cacca nello spazio” o “68’ il sesso in tutto”, e se lei mi paragona questo alla portata rivoluzionaria che ebbe il jazz delle origini, mi consenta di avere qualche dubbio in merito. E a proposito di rispetto: non ho nulla contro le discoteche, anzi, ma chi ci va lo decide liberamente e paga il biglietto. Qui un intero paese è stato trasformato in una discoteca fino a tardi: è rispettoso questo verso turisti e residenti che magari hanno altri gusti e stanno pagando il soggiorno? Perché una tale imposizione deliberata? In questo semmai ci vedo poco rispetto verso “le altre generazioni” e anche un’idea di divertimento un po’ arrogante e invasiva.

Di tutto ciò come vede abbiamo idee diverse e opposte, che non possono convivere. Non spetta a noi stabilire quale sia l’identità più adatta a Marciana Marina, ma ai suoi amministratori, ed essi hanno già deciso. Infatti trovo nelle sue parole una perfetta corrispondenza con le idee dell’attuale sindaco Andrea Ciumei. Il quale, voglio sottolinearlo, non ha avuto per tutto l’anno l’accortezza di avvisare il sottoscritto che stava per nascere un altro festival, cosa che ho scoperto con sconcertante puntualità il 13 luglio, all’indomani della chiusura di Elba Jazz. Alla faccia della correttezza, e della riconoscenza! Prendo atto e mi faccio da parte, senza rancore. Elba Jazz è stato un mio sogno, ma non tutti i sogni si realizzano. Non posso che augurare a Musica del Mondo un grande sviluppo nei prossimi anni, secondo le intenzioni dei suoi promotori e del Comune di Marciana Marina. Viva l’Elba!