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SULL’ELBA VEDO SEGNI DI QUALUNQUISMO INQUIETANTE

di Pino LUCCHESI (presidente centro nazionale iniziative sociali Cenis)

SULL'ELBA VEDO SEGNI DI QUALUNQUISMO INQUIETANTE

Non sono contento ma preoccupato. Ed ho cominciato a domandarmi se questa scelta di utilizzare organi di informazione innovativi (anche per la difficoltà ad essere ospitati su quelli tradizionali) per partecipare civilmente al dibattito in corso sui problemi della nostra Isola, non sia stato tutto sommato un errore originato da palese rincoglionimento senile.

Sono preoccupato perché mi accorgo che non vengo capito e mi domando – abituato come sono ad esprimermi in un linguaggio semplice e comprensibile – cosa c’è che non funziona più nella mia mente e se non siano questi i primi sintomi dell’Altzhaimer, cosa che temo più di ogni altra.

Preoccupato perché – nel tracollo generale della Politica con la P maiuscola – vedo riemergere inquietanti sintomi di qualunquismo (i quali uniti al populismo imperante possono davvero innescare una miscela esplosiva). Preoccupato per l’approssimazione con la quale si affrontano i “fondamentali” della convivenza civile.

Non ho il piacere di conoscere il sig. Yuri Tiberto (a proposito quale è il cognome?) che chiude in maniera drastica ogni speranza sulla valorizzazione dei prodotti tipici da parte degli “handicappati” elbani, o sulle possibili soluzioni per la destagionalizzazione. Se lo dice Lui. Ho avuto invece di incontrare casualmente il Sig. Mantovani al quale avrei offerto (?) di entrare in politica e poi avrei tacciato di essere “culturalmente arretrato” (una sequenza illogica che non è nel mio stile ma della quale –nel caso- mi scuso).
Ambedue (Yuri e Mantovani) dimostrano, come si dice, di avere poche idee ma confuse.

Il primo con le sue digressioni pseudo-ecologiche sulla drammatica influenza di non meglio specificate lobbies (se si usa Lobby al plurale è meglio scriverlo correttamente) che impedirebbero ai cittadini di far valere la loro volontà ed il suo richiamo ad un ambientalismo confuso, velleitario ed incapace di coniugare esigenze di salvaguardia con quelle dello sviluppo; il secondo con la sua tirata in chiave benedettina sui processi di partogenesi della classe politica ed il suo richiamo alla “elbanità”, come chiave di volta delle decisioni nonché per le sue digressioni su temi che starebbero meglio in bocca a chi non riesce a raggiungere la fine del mese.

Io sono un politico “in disarmo” e quindi non in grado di offrire alcun chè ma non così disattento da non capire il messaggio di fondo, che è uguale o simile a quello circolante a livello nazionale: pochi “illuminati” al comando (meglio se è uno solo? meglio ancora se è un Salvatore della grande Patria o della piccola Elba?), la democrazia un orribile fardello, i Partiti tutti inquinati (qui c’è una dose di verità), la classe dirigente tutta corrotta e maleodorante.

Altro che ora et labora. Mentre io penso a temi della archeologia politica come posti di lavoro per i giovani, contrasto della crisi in atto, necessità di far ricorso a tutte le energie in campo, tutela dei beni storici, costoro, forse partendo da opposte visioni ideologiche, pensano ad una Società senza regole, senza responsabilità, senza democrazia.

Per me sinceramente è un po’ troppo. Quanto alla storia dei titoli, anche pensando a quanti “dis-onorevoli” ho conosciuto nella Prima come in questa Seconda Repubblica degli apprendisti stregoni, per me va bene cosi: anzi chiamatemi amichevolmente Pino come fanno tutti quelli che mi conoscono e sanno di quale pasta sono fatto.