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FACCIAMO UN REFERENDUM SU COMUNE UNICO E PARCO

di Marco MANTOVANI

FACCIAMO UN REFERENDUM SU COMUNE UNICO E PARCO

Gentilissimo dottor Lucchesi,

Le ha già risposto il signor Tiberto di cui ho apprezzato ogni parola. Mi sembra giusto replicare anche personalmente. Lei ha scritto, che io sono “culturalmente arretrato “e che sto “vellicando istinti repressi e situazioni rancorose”.

La prima e unica volta in cui ci siamo incontrati mi è sembrato una persona educata e ricordo che mi chiese come mai non entravo in politica. Vede dottor Lucchesi io sono cresciuto secondo un semplice principio: “Prega e lavora”. I lavoratori però negli ultimi anni sono diventati una rarità, mentre invece sono aumentati sia i “capitalisti” (maghi della finanza creativa per i quali bastano i soldi per produrre ricchezza), sia i politici.

Oggi i politici sono diventati una Casta così numerosa, costosa e lontana dalla gente, da aver dimenticato di essere mantenuti da quei pochi, che ancora in Italia lavorano, e che loro stessi dovrebbero tutelare. Oggi un qualunque lavoratore dipendente o autonomo paga allo stato il doppio di quanto prende.

Se alle tasse sui redditi aggiungiamo poi: Iva, Ici, tasse sui carburanti e tantissime altre tra cui l’ultima sulla “bonifica” (serve creatività anche per fare nuove tasse), comprendiamo il carico che grava sulle spalle di tutti i cittadini.

La cosa più assurda è l’inclinazione dei politici a nominarne degli altri che a loro volta creano nuovi Enti per controllare ancora più potere. L’ambiente è un argomento che sta a cuore a tutti, ed è per questo che i politici nel nome della natura sono riusciti a fare le peggiori mostruosità.

Le faccio una domanda: in questi 10 anni in cui il Parco nazionale è costato delle cifre colossali, mi dice quali giovamenti concreti ci sono stati per la natura della nostra isola? Io non ne vedo alcuno ma posso invece elencarLe una grossa quantità di danni, fatti dal Parco!

Adesso poi si parla di aree marine ed è giusto, ma noi siamo contrari a nuovi baracconi politici; in primo luogo basterebbe vietare nell’arcipelago alcuni tipi di pesca professionale (come ad esempio la pesca a strascico o le reti derivanti) e far funzionare i depuratori.

Guardi singor Lucchesi che all’Elba un Parco lo vogliono tutti, anche a mare, ma non vogliono farlo gestire a gente inviata da qualche palazzo. Se il nostro Parco non fosse nazionale, ma fosse gestito dai cittadini residenti, sarebbe benvoluto e funzionerebbe, non solo per la tutela dell’ambiente ma anche per lo sviluppo turistico, e non certo per portare le scolaresche come lei ci suggerisce.

Lei dottor Lucchesi è un politico ed è anche il presidente del Cenis (Centro nazionale iniziative sociali), se vuole fare qualcosa di socialmente utile perché non promuovere un referendum all’Elba, su Comune unico e Parco nazionale? O forse lei pensa che, non solo io, ma tutti gli elbani siano “culturalmente arretrati” e non possano decidere sul loro futuro?