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LA PROFEZIA: IL PROBLEMA E’ SEMPRE UN ALTRO

LA LETTERA: "PROBLEMI, DIBATTITI E ANALISI" VISTI DA BIANCIARDI

LA PROFEZIA: IL PROBLEMA E' SEMPRE UN ALTRO

Qualcuno ha messo il dito nella piaga: “il benaltrismo”. Che, poi, altro non è se non l’ardita fusione concettuale tra il recente maanchismo veltroniano e la più antica categoria politico-lessicale del “problema è un altro”, già così bene dileggiata nel “Lavoro Culturale” del mai troppo celebrato Luciano Bianciardi.

Dicono gli esperti che un tempo l’uomo pensava con le immagini, mentre oggi, che si è evoluto pensa con il linguaggio. Da ciò deriva che più ricco, articolato e moderno è il nostro vocabolario, più ricchi, moderni e articolati sono i nostri pensieri, quindi non si possono fare ragionamenti nuovi se il nostro frasario è legato al passato. Può sembrare strano, ma la possibilità che gli ex comunisti hanno di trasformarsi in moderni riformisti è legata soprattutto alla loro capacità di togliersi di dosso il vecchio armamentario lessicale costruito nelle antiche fumisterie intellettuali del PCI del dopoguerra.

Allego un divertente brano del citato libro per dimostrare ai giovani, che non hanno vissuto quella storia, come sia ancora vecchio, e quindi improduttivo, il frasario di molti politici di derivazione comunista.

NG

“Cominciamo con il nocciolo della questione, con il termine problema. Nonostante la differenza spaziale (alto-basso) dei due verbi, il problema si pone o si solleva, indifferentemente. Quasi sempre il problema, posto o sollevato che sia, è nuovo; e si dà gran merito a chi, accanto agli antichi e non risolti, solleva problemi nuovi e interessanti o meglio ancora, di estremo interesse, perché siano, ovviamente, concreti. Sul problema si apre un dibattito. Dibattito è ogni discorso, scritto o parlato, intorno a un certo argomento (cioè a un certo problema), in cui intervengono due o più persone. Il dibattito, oltre che concreto, e più spesso che concreto, è ampio e profondo, anzi, approfondito, e quasi sempre si propone un’analisi (approfondita anch’essa) della situazione. […]

Concreto, come si è visto, è il problema, il dibattito, l’intervento. A memoria d’uomo non si è mai saputo di un problema, dibattito ecc. che si sia potuto definire astratto. Come non si è mai saputo di un problema risolto; semmai superato, dalla situazione creatasi con o dopo. A volte poi si è scoperto che il problema, pur essendo concreto, non esisteva. In casi simili basta affermare che il problema è un altro. […]

Al problema del linguaggio va connesso quello della gesticolazione, un problema peraltro più complesso e meno facilmente definibile; ci limiteremo a darne qualche cenno.

Ampio: si accompagna con un gesto circolare delle due mani, palme rivolte in alto.

Concreto: si strofinano i due pollici contro le altre dita.

Prospettive (e anche indicazioni): la mano sinistra si sposta in avanti, verticale; le dita debbono essere unite.

Nella misura in cui: la mano – sempre sinistra – piegata a spatola, scava in un mucchietto di sabbia immaginaria, posta di fronte a chi parla.