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BLOCCHI, L’ULTIMATUM: 21 GIORNI PER LA BONIFICA

L'UFFICIO TECNICO HA AMESSO UN'ORDINANZA NEI CONFRONTI DI ESAOM: ENTRO IL 18 OTTOBRE IL PROGETTO DEFINITIVO E LE PRESCRIZIONI

BLOCCHI, L'ULTIMATUM: 21 GIORNI PER LA BONIFICA

Il Comune di Portoferraio ha emesso nei confronti di Esaom un’ordinanza per imporre l’esecuzione entro 20 giorni di tutte le misure tecniche prescritte il 27 luglio sui blocchi del cantiere Esaom, e per ottenere dalla società la presentazione, entro il 18 ottobre, di un progetto di bonifica definitivo a seguito delle conferenze dei servizi.

Lo rende noto la giunta, rispondendo all’intervento con cui il consigliere regionale di An, Andrea Agresti, ha lanciato un allarme sul caso.

La nota della giunta di Portoferraio:

“Il consigliere regionale Agresti ha scoperto che a Portoferraio c’è una bomba ecologica; questa scoperta ha portato ad una bomba mediatica. Ci sembra che la bomba abbia le stesse caratteristiche e le stesse potenzialità di scoppio di quella di una nota canzone di Fabrizio De Andrè.
Spieghiamo perché:

1. Il processo di bonifica che ha dato origine ai c.d. blocchi fu approvato con delibera di C.C. n° 346 del 30.12.1998, votata all’unanimità. Il Cantiere Esaom è un sito di bonifica regionale (sito LI51). I blocchi sono stati realizzati a seguito del procedimento di bonifica dei fanghi di dragaggio del cantiere, a cui hanno partecipato Provincia di Livorno, Arpat, Usl e sono tecnicamente degli inerti. La caratterizzazione dei fanghi ha puntualmente evidenziato la presenza degli inquinanti tipici delle aree industriali. Tutte le analisi su fanghi e blocchi contenute nel progetto di bonifica sono peraltro in possesso di esponenti della minoranza consiliare.
2. I blocchi dovevano servire per opere di banchinamento portuale. Con l’inizio degli anni 2000 la procedura di produzione dei blocchi poteva dirsi conclusa. Nessuno di essi è stato prodotto durante l’attuale legislatura.
3. Intorno al 2003, i 6.000 blocchi furono incomprensibilmente depositati presso la recinzione del cantiere, a ridosso della strada provinciale, con disposizione su tre file verticali e quindi anche con una particolare esposizione agli agenti atmosferici, ma anche alla vista. Non si ricordano atti del tempo tesi a censurare questo comportamento.
4. La giunta di centrodestra, anzi, ritenne i blocchi così poco impattanti e pericolosi da utilizzarne alcuni persino come barriere di protezione del frequentatissimo parcheggio pubblico allestito a quei tempi nell’area dell’ex centrale Enel, dove sono ancora. Tale operazione, di cui non si riescono a trovare in atti i presupposti autorizzativi, soprattutto in relazione al trasferimento per usi non previsti nel progetto di bonifica di materiali derivanti dalla bonifica stessa, appare di assai dubbia legittimità e pone considerevoli problemi (ad es. chi paga gli interventi di smaltimento). Il consigliere Agresti vede la “bomba” dei blocchi nell’unico sito dove devono stare (il cantiere), ma omette completamente di ricordare che qualcuno a lui contiguo politicamente li fece portare dove non dovevano stare (il parcheggio).

Per una intera legislatura (1999-2004) non si fece niente di concreto per completare la bonifica dei fanghi rimasti e per smaltire i blocchi frutto della bonifica stessa e, conseguentemente, nell’estate del 2004 tutto il problema passò all’attuale giunta. Non solo: si continuò a perseverare in alcuni errori.

Fu con l’arrivo nel febbraio 2005 del dirigente tecnico Parigi che ripresero le attività finalizzate alla bonifica. Il consigliere Agresti parla di inerzia. Come detto, se inerzia vi è stata non è certo ascrivibile a questa Amministrazione.

Vorremmo ricordare che cosa hanno fatto i nostri uffici nei tre anni e mezzo in cui si sono occupati del problema:

1. Hanno ripreso in mano il progetto di bonifica, chiedendo approfondimenti in ordine alla questione fondamentale e cioè quella dello smaltimento in mare dei blocchi. Dalle verifiche fatte (nei tempi tecnici necessari) è emerso che gli indirizzi progettuali considerati validi fino ad allora erano sbagliati, poiché vi era un rischio di rilascio di inquinanti (in particolare solfati) per l’azione erosiva dell’acqua di mare e per l’aggressività dell’ambiente salino. Si è quindi compreso che i blocchi si potevano smaltire solo in ambiente non marino. Si è quindi posto il problema se fossero utilizzabili per riempimenti a terra. A tal proposito sono state richieste le necessarie prove di resistenza alla compressione.
2. La prima conferenza dei servizi fra Provincia, Comune, Arpat ed Asl si è tenuta il 13-12-2005. Acquisiti tutti i necessari elementi conoscitivi e di aggiornamento, è stata convocata la seconda conferenza dei servizi, che si è tenuta il 25 gennaio 2008. Con essa si è definitivamente escluso l’utilizzo in mare dei blocchi; si è verificata la loro utilizzabilità a terra; si è peraltro affrontato il problema principale della bonifica, che non è affatto quello dei blocchi, ma quello dello smaltimento dei fanghi non ancora trasformati in blocchi, cioè non inertizzati. Nella conferenza si è stabilito che la metodica di bonifica individuata a suo tempo (bioremediation) fosse discutibile e d’incerto esito e si è quindi optato per soluzioni diverse, che dovranno essere contenute nella variante definitiva al progetto di bonifica. Questi dati – compresa la complessiva rimessa in discussione del progetto originario – dimostrano come i nostri uffici non sono stati né inerti, né superficiali, né disattenti.

A tal proposito, per non fornire un’elencazione enciclopedica, citiamo semplicemente gli atti compiuti dalla nostra Area Tecnica negli ultimi mesi, in particolare relativamente alla gestione dei blocchi ed al problema, citato da Agresti, del loro parziale sfarinamento, anche a seguito di una movimentazione effettuata dal Cantiere:

1. In data 15 luglio si è svolto un sopralluogo presso il Cantiere Esaom a cui hanno partecipato Comune, Arpat, Usl .
Durante il sopralluogo si è verificato come i blocchi presentassero un significativo sfaldamento della parte superficiale esterna, con il rischio di possibile dispersione di polveri in atmosfera.

2. In data 27 luglio il dirigente Parigi ha emesso nei confronti di Esaom le seguenti prescrizioni, da realizzarsi nei necessari tempi tecnici:
– completare l’installazione di una barriera frangivento a confine dell’area di proprietà;
– individuare ed attuare idonea soluzione di copertura dei blocchi esistenti al fine di evitare la dispersione di polveri in atmosfera;
– ripristinare e completare la rete dei piezometri, effettuare il conseguente monitoraggio ed il confronto dei risultati analitici con quelli rilevati da Arpat.

3. Il 27 agosto Esaom ha comunicato che stava provvedendo all’adozione delle necessarie cautele. Il 3 settembre Esaom è stata sollecitata nuovamente ad adottare le misure prescritte e a presentare progetto di bonifica e cronoprogramma degli interventi.

4. Poichè le misure individuate sono state realizzate solo parzialmente (barriera frangivento), il 24 settembre il Comune ha trasmesso alla Provincia di Livorno, su cui ricadono, conformemente all’art. 197 del D. Lgs. 152/2006, i compiti in materia di controllo, di verifica degli interventi di bonifica e di monitoraggio sugli stessi, gli atti in proprio possesso, richiedendo che siano adottati i conseguenti provvedimenti di competenza rispetto ad Esaom.

5. In data odierna il dirigente Parigi ha emesso, per parte sua, nei confronti di Esaom apposita ordinanza finalizzata a:
– eseguire entro 20 gg. tutte le misure tecniche individuate con nota del 27 luglio;
– presentare entro il 18 ottobre il progetto di bonifica definitivo a seguito delle conferenze dei servizi.

Da tutto questo si evince come il consigliere Agresti – del quale abbiamo personalmente stima e che consideriamo persona corretta e preparata – sia stato male informato. Siamo pertanto a sua disposizione per ogni chiarimento ed approfondimento, avendo a cuore quanto lui e persino più di lui, la rapida conclusione di questa complessa vicenda.