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PERCHE’ NON HO (ANCORA) FIRMATO QUELLA PETIZIONE

di Michelangelo ZECCHINI (già direttore del dipartimento di Archeologia del Forum Unesco)

PERCHE' NON HO (ANCORA) FIRMATO QUELLA PETIZIONE

Talvolta basta un titolo per accenderti. E’ successo anche a me quando ho letto che l’armonia del Cotone è a rischio e che c’è una petizione per preservarla. Firmo anch’io, mi sono detto, e ho cominciato a leggere l’articolo con attenzione. Una piattaforma di vetro sugli scogli? Essa con il suo volume ottunderebbe il magnifico scenario del gruppo di case sul mare di per sé inscindibili dal complesso degli affioramenti granodioritici, i ‘rochers de la santé’, come li chiamava André Durand nel 1861.

Perciò vado a cercare nella petizione notizie meno generiche per capire quali siano l’ingombro planimetrico, le altezze, i materiali, il posizionamento della esecranda piattaforma, un disegnino della stessa. Niente. Allora mi raffreddo un po’, perché non è mia abitudine condannare o esaltare senza conoscere. Il mio intiepidimento dura un attimo. Le descrizioni del Cotone sfiorano le corde dell’anima e mi trovo di nuovo immerso in un totale consenso. Come si fa a resistere a quei tocchi paesistico-cromatici del tipo “case dai colori pastello”? Come non essere attratti da quei disegni verbali in punta di pennello del genere “scorci panoramici mozzafiato”? Come non rimanere affascinati da spiegazioni dense di indicazioni storiche e cronologiche quali “Il Cotone: insieme alla Torre, uno dei simboli di Marciana Marina, il nucleo abitativo più antico del paese, risalente ai primi decenni del ‘700”?

Oddio, se si frena un po’ l’impulso sentimentale, ci si accorge che non è proprio così. Le facciate, in cui prevale un vezzosetto rosa pallido e in cui, verso il fondo dell’insenatura, stridono forti contrasti tra bianco arabo e rosso acceso, a mio avviso non riescono nemmeno lontanamente a replicare l’armonia cromatica che connotava il borgo negli anni Trenta-Cinquanta e che possiamo ammirare, ad esempio, negli splendidi dipinti a olio di Modesta Tancredi. Forse ci sarebbe bisogno di un piano del colore da affidare a specialisti del settore.

E non è accettabile l’inquadramento cronologico del Cotone agli inizi del XVIII secolo. E’ noto, infatti, che la Torre ‘secondaria’ del Cotone, da tempo in proprietà Brugioni, è già nominata in un documento del 1563; ed è altrettanto noto che alcuni edifici sono databili fra il 1560 e il 1580 sulla base delle loro caratteristiche edilizio/architettoniche e per il fatto che nelle loro fondazioni sono stati ritrovati frammenti di maioliche toscane riferibili per l’appunto al quarto ventennio del XVI secolo.

In ogni modo – soggiungo a me stesso – anche un errore di un secolo e mezzo non fa cascare il mondo. E’ solo un po’ d’ignoranza (ovviamente nel senso letterale di ‘non conoscenza’, absit iniuria verbo). Per il resto si tratta di gusti, di sottigliezze che non inficiano la bontà della petizione, che resta sacrosanta nel caso che il progetto sia così scellerato come si è fatto credere. Conclusione: voglio firmarla anch’io, hanno fatto di me un adepto. Ma chi devo seguire? A questo punto mi trovo nelle ambasce perché l’appello non è firmato. Usanza e buona creanza lo pretenderebbero, ma l’unica indicazione è che gli estensori costituiscono “un gruppo di amici di Marciana Marina, residenti e non”. Gruppo che, per forza di cose, dovrà pure avere un leader, o promotore o capofila o catalizzatore che dir si voglia.

Tale atmosfera di vaghezza fa sì che la mia cattiva consuetudine a dubitare prenda il sopravvento. Non sarà mica qualcuno che lo fa con un secondo fine, magari politico? Qualcuno che tenta di tirarsi la corsa verso una delle tante poltrone a disposizione nelle elezioni di primavera? Fra me e me convengo che sono troppo sospettoso. In fin dei conti, ciò che importa è che la petizione sia giusta. Quindi si palesi almeno il leader, illustri le manchevolezze del progetto e avrà il convinto sostegno, oltre che del sottoscritto, anche di tantissime persone che al Cotone e a Marciana Marina tengono molto.