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ELBA, UN UNICO RIMEDIO CONTRO SICCITA’ E ALLUVIONI

di Marcello MENEGHIN

ELBA, UN UNICO RIMEDIO CONTRO SICCITA' E ALLUVIONI

Apro la mia nota riportando una frase di Marcello Veneziani da me parafrasata come nel seguito: “Nessuna società può sopravvivere alla morte delle idee” e quindi: “Gli acquedotti dell’Elba senza soluzioni innovative sono destinati al fallimento”. La ragione va ricercata nella assoluta eccezionalità del territorio elbano che richiede soluzioni altrettanto eccezionali. Un po’ di storia. L’alimentazione idrica dell’Isola si basa oggi principalmente sull’acqua che, provenendo dalla Val di Cornia sita in continente, vi è addotta tramite una lunga ed obsoleta condotta sottomarina. Vi si aggiungono le risorse locali costituite da sorgenti e da pozzi. Ritenere di poter continuare a far affidamento su detti sistemi di produzione idrica presenta un duplice aspetto negativo dato da un lato dalla impossibilità di dette fonti a fronteggiare il fabbisogno e dall’altro dalla dimostrata disponibilità in Isola di acqua in quantità più che sufficiente e di qualità migliore di quella proveniente dalla Val di Cornia.

Sono ben note le difficoltà della Val di Cornia sia perché impossibilitata a produrre tutta l’acqua richiesta dall’intero comprensorio di sua competenza Elba compresa, sia per la qualità del prodotto che lascia a desiderare a causa della eccessiva percentuale del boro in essa contenuto, sia infine per le difficoltà di trasporto fino all’Isola. Sono anche ben noti i problemi di subsidenza sorti in Val di Cornia a seguito dell’attingimento di eccessive portate d’acqua. Anche le sorgenti ed i pozzi presenti in Isola sono fortemente condizionati dall’esiguo bacino imbrifero che li alimenta e da parte sua l’attingimento da falde profonde di natura geologica, recentemente sperimentato, presenta un grave inconveniente in quanto, non essendo rialimentate, esse sono destinate ad esaurirsi. In conclusione risulta erroneo basare l’alimentazione idrica dell’Elba sulle risorse elencate nel mentre la sicurezza del servizio non può che derivare da metodologie che se ne discostino totalmente. D’altro canto sussistono fior di studi che dimostrano inconfutabilmente come l’acqua che precipita annualmente in Isola possieda tutte le caratteristiche per poter soddisfare, in alternativa a quanto citato, le prevedibili richieste massime per molti dei futuri anni. L’unica pregiudiziale consiste nello sfasamento temporale tra periodi piovosi e periodi di forte consumo idrico che ne ha reso difficoltoso l’utilizzo.

Ma una è e resta la condizione di base: la differenziazione della metodologia da adottare. A nulla servirebbe fare nuovi pozzi all’Elba se poi la falda entrasse in crisi così come a nulla servirebbe una doppia e costosissima condotta sottomarina di collegamento con la Val di Cornia se tale fonte, come appare probabile, non fosse più in grado di dare la portata necessaria! La soluzione logica ed intuitiva è una sola: raccogliere l’acqua della pioggia quando è tanto abbondante da creare addirittura dannose alluvioni e, invece di lasciarla scaricare inutilizzata a mare, conservarla per i momenti estivi di forti richiesta idrica. Questo è senza dubbio il miglior modo per differenziare profondamente le modalità di produzione dell’acqua per l’Isola assolvendone, come è d’obbligo, la condizione essenziale della diversificazione.

Sono numerosi gli studiosi ed esperti che nel passato sono arrivati a questa conclusione definendo anche quali erano le opere necessarie e sufficienti allo scopo. Tralasciando, perché non adatte al territorio elbano, le soluzioni basate sui bacini artificiali da realizzarsi con dighe di ritenuta, segnalo un interessante progetto redatto dal prof. Megale dell’Università di Pisa il quale, una volta accertato che il nuovo grande serbatoio non può che essere sotterraneo, ricavava un enorme invaso (due milioni di mc) circondando con un profondo diaframma di impermeabilizzazione una parte della piana di Marina di Campo. Un’altra soluzione è quella presentata dal sottoscritto in un apposito convegno lodevolmente organizzato nel 2002 dal FAITA all’hotel Airone di Portoferraio e che era basato sulla costruzione, per tratti successivi, di una galleria che ad una quota di 150 metri di altezza sul mare, circondasse il Monte Capanne per una lunghezza totale di 25 Km realizzando il richiesto volume di invaso di due milioni di mc di acqua potabile cioè pronta per essere consegnata all’utenza. Il progetto, a suo tempo verificato da esperti del ramo, non solo è stato giudicato atto a risolvere in toto il problema idrico elbano ma, dal bilancio costi/ricavi, anche economicamente valido. L’ente che nel 2003 gestiva il servizio idrico aveva anche preso una delibera per la redazione dello studio di fattibilità, alcuni funzionari ed amministratori elbani erano stati ricevuti a Roma per definire le modalità amministrative da seguire al fine di ottenere i finanziamenti.

Purtroppo anche questo progetto è finito nel dimenticatoio e riesumarlo completo di disegni e preventivo spesa dal mio sito http://altratecnica.3000.it che tratta senza alcuno scopo di lucro la tecnica acquedottistica in genere è cosa ritenuta improponibile. Ma, indipendentemente dalla soluzione tecnico-economica definitiva di distribuzione dell’acqua, il costruire subito una prima piccola parte del serbatoio sotterraneo la quale dotasse quanto prima il servizio idrico dell’Elba di un invaso di almeno centomila metri cubi utili costituirebbe comunque una grande risorsa che darebbe sicuri e copiosi frutti. Lo sarebbe anche qualora si contasse di mantenere il rifornimento dalla Val di Cornia, così come se la soluzione di esercizio prescelta, per assurdo, prevedesse la costruzione di dissalatori dell’acqua marina, come pure se si pensasse alla depurazione delle acque reflue: sempre, in qualunque caso, con qualsiasi tipo di gestione e di soluzione tecnica di esercizio, la presenza di un grande serbatoio sito nella estremità ovest dell’Isola dove maggiori sono le difficoltà di recapito idrico da parte dell’acquedotto ma dove si registrano le piogge più abbondanti, serbatoio che fosse atto a immagazzinare acqua potabile cioè pronta per entrare in rete direttamente per forza di gravità, si rivelerebbe estremamente utile, anzi necessario, tenuto conto della estrema precarietà attuale del rifornimento idrico elbano.

Per quanto riguarda l’operato del sottoscritto nessuna maggior soddisfazione che il mettere a completa e gratuita disposizione gli studi già fatti, la raccolta di documenti in mio possesso e l’eventuale intervento che fosse ancora ritenuto utile. Non resta che augurarsi che autorità elbane ed i funzionari responsabili del servizio idrico raccolgano l’invito e, effettuati i necessari controlli, accertamenti e verifiche decidano per la realizzazione immediata della prima parte del serbatoio sotterraneo scavato sotto il monte Capanne. Ne deriverebbero sicuri ed eclatanti benefici, mentre sarebbe posta la prima pietra per la risoluzione definitiva del problema idrico dell’Isola d’Elba.

BIBLIOGRAFIA
– Bencini A., Giardi M., Pranzini G.,Tacconi B.M., 1985, Le risorse idriche dell’Isola d’Elba, Tacchi Editore, Pisa
– Megale P.G., Uso degli acquiferi locali per la regolazione delle risorse idriche dell’Isola d’Elba, Laboratorio Nazionale dell’Irrigazione ” P.Celeste” – Università degli Studi di Pisa
– Consorzio Intercomunale per la Gestione delle Risorse Idriche, Il Piano di risanamento
– Braccesi G., La vulnerabilità delle falde Elbane
– Marinello G., Carta geologica dell’Isola d’Elba alla scala 1:25000