Quantcast
"DEDICHIAMO AD ATTILIO IL TEATRO DI CAPOLIVERI" - Tirreno Elba News
LA REDAZIONE
Scrivici
PUBBLICITÀ
Richiedi contatto

“DEDICHIAMO AD ATTILIO IL TEATRO DI CAPOLIVERI”

SD: RICORDIAMO CORSINI, UN AMICO GENEROSO DEL NOSTRO PAESE

"DEDICHIAMO AD ATTILIO IL TEATRO DI CAPOLIVERI"

Dalla Sinistra democratica di Capoliveri riceviamo:

“Il suo nome era quasi un sinonimo: di allegria e di teatro brillante, di “estremismo” intellettuale e di una politica sempre vissuta in prima persona. Con lui scompare un “genere” che fu glorioso nel teatro “all’antica italiana” (usò l’espressione perfino in qualche titolo), ma soprattutto una passione che sulla nostra scena è sempre più rara. Attilio Corsini ha dovuto interrompere le repliche di uno spettacolo sui versi di Pascarella in uno spazio all’aperto proprio davanti al suo teatro Vittoria. La sua storia è indissolubilmente legata a questo spazio romano, vecchio cinema, che Corsini e la sua compagnia, Attori & Tecnici, hanno trasformato nel più brillante e rinomato teatro boulevardier in Italia.

E’ la commedia quella che piaceva a Corsini che affermava: “C’è una parte di pubblico che oggi ama ridere sguaiatamente, noi invece intendiamo far ridere l’altra parte, quella che ama la commedia garbata e ironica, che magari fa anche pensare”. Dopo anni di esperienza al piccolo di Milano, e agli Stabili di Torino e Roma, puntando su un teatro di rottura e che prediligeva, in controtendenza, la vena comica ma impegnata, aveva dato vita alla compagnia cooperativa “Attori & tecnici” nel 1977 e con questa aveva trovato nel 1986 una sede stabile al Teatro Vittoria di Roma. Per anni vi ha ospitato anche grandi compagnie e personalità internazionali, dal celebre Teatro Nero di Praga sino alla cantante argentina di tango Annalisa Rinaldi. La sua compagnia e la scelta del repertorio erano state un’operazione di rottura, o almeno controtendenza in anni legati a cronache drammatiche (Br e delitto Moro), ma pure la sua preferenza per la commedia non era andata disgiunta da una precisa scelta di campo e impegno: lo dimostra il suo primo successo di allora, Il gatto con gli stivali di Tieck, che, mescolando con eleganza atmosfere surreali e bizzarrie fantastiche, con profonde riflessioni sulla vita e sulla società, e giocando con la commedia nella commedia, racconta una storia di sovversione generalizzata, che trasforma gli spettatori in attori e i contadini in sovrani. A dimostrare la linea della compagnia ci sono anni di scelte precise, che vanno da Neil Simon a Peter Shaffer, dall’apertura a novità italiane di autori come Aldo Nicolaj sino alla recente versione teatrale delle Invasioni barbariche, ma non disdegnando i classici, da Goldoni a Cechov, e rivisitazioni ironiche e moderne della Commedia dell’arte come del teatro all’Antica italiana.

Il suo testamento, Attilio, l’ha fatto in scena. Come Moliere. L’ha fatto interpretando pochi mesi fa Le invasioni barbariche, suo adattamento dall’omonimo film di Denis Arcand del 2003, e recitando per tutti, anche per se stesso, la propria morte avvenuta nella realtà a causa di un male incurabile nascosto fino all’ultimo. L’ha fatto da teatrante, con eroismo masochistico, di chi esorcizza coscientemente, forse senza paura, la Signora con la falce. Nello spettacolo Attilio è stato un professore cinquantenne, Remy, godereccio amante delle donne, dei libri e del buon vino, al quale viene diagnosticata una malattia che lo porterà alla fine. Dichiarò, prima del debutto, di voler in quel modo rappresentare “il disagio, il malessere, l’insofferenza di chi,occupandosi di cultura, è costretto a vivere in una società “imbarbarita”. Aggiunse di intendere la malattia del personaggio come la malattia del teatro.

…era questo il cruccio in cui si dibatteva Attilio da tempo, sempre battagliero per le cause del teatro però negli ultimi anni con un accento più straziato, motivato anche dalle recenti difficoltà di mantenere il Vittoria, il teatro nido nel cuore di Testaccio di cui era stato fondatore e anima con i suoi Attori & Tecnici……….
Assorbito dal palcoscenico Corsini ha avuto poco tempo per altro, qualche comparsata al cinema, una curiosa apparizione nello storico Nero Wolfe televisivo di Tino Buazzelli. Ma è a teatro che resterà l’eco della sua risata tonante, l’andatura arruffata e impetuosa…

…se ne va un uomo caparbiamente libero, un attore capo-popolo, un teatrante portavoce della tradizione e della cultura a livello umano, un artista in grado di alternare commedia e dramma, se n’è andato un uomo speciale, un commediante imperterrito, un’ anima mai in pace, un sovversivo e indipendente nel nostro sistema della cultura commerciale, di stato o di moda. Quello che va riconosciuto è che è scomparso un lottatore, un protestatario, un arringatore, un sognatore, un sostenitore di pratiche intellettuali alla portata di tutti…

—–

La selezione presentata degli articoli apparsi sulla stampa (rispettivamente Il Manifesto Gianfranco Capitta, Il Messaggero, Il Messaggero Rita Sala, L’Unità Rossella Battisti, La Repubblica Rodolfo Di Giammarco) ci ha permesso di mettere in luce, nei particolari, Attilio Corsini, la sua persona, la sua figura, il suo lavoro.

Attilio frequentava Capoliveri da diversi anni e qui aveva molti amici e conoscenti; era legato al paese, alla sua storia, la realtà e ai possibili sviluppi ed è quindi sembrato naturale avere il suo fattivo contributo alle ultime elezioni comunali. In questo modo si è approfondita la conoscenza reciproca e l’entusiasmo e la sua professionalità ci sono stati di aiuto in varie occasioni. Le sue proposte, come già era successo in alcune edizioni della Leggenda dell’Innamorata e della Festa dell’Uva, avrebbero sicuramente arricchito la programmazione degli eventi culturali, e non solo estivi, del paese: sua era per esempio l’idea, per concludere le celebrazioni del Centenario del Comune, di trasformare l’intera piazza Matteotti in una grande “osteria” all’aperto, ai cui tavoli persone e “personaggi” del paese o che hanno intrecciato con il paese la loro vita, avrebbero potuto ricordare eventi, curiosità, storie dei 100 anni.

Una specie di teatro collettivo in cui attori e spettatori, famosi e sconosciuti, si sarebbero alternativamente scambiati i ruoli. Peccato che questa bella idea, per ragioni varie, non abbia potuto realizzarsi e dare voce alle tante narrazioni che, se pur raccontate, non arrivano ad essere riconosciuto e condiviso patrimonio del paese. Al suo funerale Capoliveri e l’Isola d’Elba c’erano: per la presenza concreta dei suoi amici, per i ricordi e le immagini nella mente di tutti coloro, tanti, italiani e stranieri, ai quali lui aveva aperto le porte della sua casa sul golfo Stella; l’orazione funebre, che ha ricordato tutte le sfaccettature della persona, i gruppi di amici, il generoso e appassionato impegno in Africa con Claudia Koll, ha commosso i presenti e più volte si è soffermata sull’affetto che Attilio nutriva per le persone e i luoghi elbani.

Proprio ricordando la passione e l’impegno per difendere l’esistenza del teatro, il valore professionale riconosciuto, il legame con Capoliveri, viene spontanea una proposta: fra un anno o due, quando sarà terminata la ristrutturazione dell’immobile ex Flamingo, salvato faticosamente ad una sconsiderata vendita e, si spera, ad un ibrido e incongruo utilizzo, perché non chiamare all’Elba tutti i suoi compagni di lavoro, presentare lo spettacolo di Attori & Tecnici a cui Attilio stava lavorando e intitolare il nuovo teatro a suo nome? Teatro Attilio Corsini, in ricordo di un grande amico di Capoliveri, di un generoso professionista appassionato della cultura, dello spettacolo e della gente.