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MERCATO COPERTO, UN INSEDIAMENTO D’IMPRESE LOCALI

di Renato DE' MICHIELI VITTURI

MERCATO COPERTO, UN INSEDIAMENTO D’IMPRESE LOCALI

La questione sorta di recente sulla sorte del mercato coperto mette a nudo tutte la pochezza della attuale classe politica, palesandone leggerezza, pressapochismo, qualunquismo e, soprattutto, la solita distanza epocale dalla realtà e dalla gente originata dalla solita autoreferenzialità che il giochino della politichetta locale scimmiottante i gioconi dei grandi palazzi induce nei nostri “rappresentanti”.

L’ex arsenale delle Galeazze è una struttura di grande rilievo, sia guardando al passato che al possibile futuro. E lo è anche al presente, per lo meno per chi ci tira fuori da vivere lavorandoci tutti i giorni e per chi a quel servizio attinge con comodità evitando di doversi spostare dal centro verso l’immediata periferia ove campeggiano i grandi supermercati del terzo millennio.
Ritengo che un ragionamento serio sulla magnifica struttura in questione non possa prescindere dalla valutazione di tutti e tre i momenti: il passato, il presente, il futuro.

E tutto ciò portando però da subito il discorso su un piano di assoluta concretezza, poiché i proclami, i sogni, o per dirla molto semplicemente “le chiacchiere”, hanno davvero stufato.
E in questo contesto mi lasciano davvero perplesso le parole del Sindaco Peria, il quale sostiente il suo Assessore Garfagnoli nella ricorrente fantasia del “concorso di idee” (che, quasi come un tormentone, sembra la panacea al male ormai genetico della mancanza di idee di chi governa, che con la sola proposta di tale procedimento sembra aver assolto ogni sua responsabilità nelle scelte che contano), senza forse ricordare che un’idea, concreta, realizzabile, percorribile e rispettosa del passato, del presente e del futuro del Mercato Coperto, il sottoscritto l’aveva proposta ormai oltre 4 anni fa nell’ambito dell’allora condivisa maggiornaza, e riproposta ancora sulla stampa il 1° novembre 2005; inascoltato la prima volta, inascoltato la seconda.

E’ l’idea dell’incubatore di imprese, che adesso risottopongo alla Loro ridestata attenzione, rammentando brevemente di cosa si tratta: il mercato coperto potrebbe essere ceduto a Sviluppo Italia, società dell’amministrazione finanziaria, la quale potrebbe ristrutturarlo completamente a proprie spese al fine di insediarvici imprese in fase di avvio, le quali oltretutto potrebbero giovarsi di importanti finanziamenti della stessa società e di consulenza gratuita qualificata per tutta la fase di start up. In questo contesto si potrebbe indirizzare il taglio delle imprese “incubate” in modo compatibile con la storica vocazione del Mercato (imprese artigianali, o di vendita di prodotti tipici, o simili), ripristinando ad esempio i vecchi banchi in marmo e/o anche recuperando la già ventilata proposta di piazza coperta (a suo tempo caldeggiata da Ageno). E ancora in questo contesto si potrebbe/dovrebbe ragionare su come salvare l’attuale attività commerciale-familiare, che ahimè pare oggi l’ultimo pensiero sia di chi governa che di chi siede sui banchi dell’opposizione.

E’ l’ora di finirla di fare chiacchiere e di lanciare strali solo per fare vedere che si ha qualcosa da dire, e da rispondere, soprattutto se quel qualcosa risulta vuoto come di solito accade. Portoferraio è una città in agonia e, mentre si gioca a fare i tavoli, i piani, le concertazioni, rischiamo di lasciarla davvero morire. E ci vuole ben altro che quattro biciclettine per tirare la carretta!