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SVERSAMENTI, IL NOSTRO MARE E’ SEMPRE PIU’ INDIFESO

di Pino LUCCHESI

SVERSAMENTI, IL NOSTRO MARE E' SEMPRE PIU' INDIFESO

Nel sostanziale disinteresse e silenzio (o peggio nella indifferenza se non nella disinformazione) dei responsabili del ministero dell’Ambiente sta passando, tra le molte, in sede di approvazione del Decreto Legge attualmente in conversione alla Camera dei Deputati, una norma piccola piccola ma dirompente che cancella, per il 2009, gli stanziamenti previsti per la Difesa del Mare dall’inquinamento e per la salvaguardia del mare dagli sversamenti di prodotti petroliferi.

Tale norma, nella stessa logica che ha portato – sempre nello stesso provvedimento – alla sostanziale cancellazione dell’Istituto (Icram) di ricerca applicata al mare, prevede ora anche la cancellazione degli stanziamenti previsti dalla Finanziaria per il 2007 per combattere l’inquinamento marino ed, in barba ai reiterati impegni assunti in sede internazionale ed agli accordi internazionali vigenti, lascia del tutto indifesi i mari italiani riportando di fatto l’Italia indietro di trenta anni nella adozione e messa in atto di politiche di salvaguardia.

Con la stessa procedura, inoltre, si cancella di fatto, in modo surrettizio e poco elegante ma efficace secondo l’approccio pressappochistico che caratterizza uomini e provvedimenti dell’attuale stagione, una Legge dello Stato (la numero 797 del 31.12.82 – Disposizioni per la Difesa del mare) che aveva fatto dell’Italia un Paese di avanguardia in Europa e nel Mondo, mentre ora diventiamo di nuovo la cenerentola che forse ci meritiamo di essere
Appare del tutto evidente – ormai – la tendenza, tra risparmi veri o presunti e manovre di corto respiro, all’eccessivo accentramento di ogni capacità decisionale in testa al ministero dell’Economia con gli altri responsabili ministeriali più o meno costretti a fare da comparsa, la impossibilità di un dibattito serio ed approfondito sui molti temi in ballo per l’incrocio tra modalità del Decreto Legge ed incombenza delle ferie estive, l’approssimazione di scelte che interpretano il liberismo con l’assenza di interventi da parte dello Stato, un abbassamento della guardia sinceramente degno di miglior causa.

Nel ricordare che a sud dell’Italia e nei mari italiani passa la rotta marittima più trafficata del mondo, che i traffici subiranno ulteriori incrementi dopo la fine dei lavori di ampliamento del Canale di Suez, che una buona parte dei ricordati traffici riguarda i prodotti petroliferi ed energetici, ci domandiamo come si possa far fronte ad eventuali anche se certo non auspicabili disastri ambientali quali quelli che in passato ancora recente hanno interessato i nostri mari. Certo non confidando solo nello Stellone o nella Dea fortuna. E ci domandiamo anche se siano stati calcolati – dal momento che lo si vuole rilanciare- i danni incalcolabili che l’azzeramento della normativa di salvaguardia comporterà per l’immagine del nostro turismo che, come è noto, è soprattutto un turismo legato al mare ed alla tutela delle coste e degli arenili; e con quali argomentazioni si intenderà rispondere alla più che certa richiesta di chiarimenti da parte della Autorità comunitarie.