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“CHI SCAGLIA IL PRIMO BLOCCO ALLORA ERA AL GOVERNO”

L’AMMINISTRAZIONE REPLICA ALLA FIAMMA: “FAREMO VERIFICHE CON L’ASL, MA NON POSSIAMO SPOSTARLI: E’ UN BENE PRIVATO IN PROPRIETA’ PRIVATA”

"CHI SCAGLIA IL PRIMO BLOCCO ALLORA ERA AL GOVERNO"

Sulla questione dei blocchi Esaom oggi l’amministrazione comunale di Portoferraio rimanda al mittente le osservazionidel segretario provinciale della Fiamma, Maurizio Poli, che ieri era intervenuto “auspicando” l’intervento dell’Asl, per verificare i malesseri avvertiti dai residenti della zona, per via delle polveri provocate dalla movimentazion in atto dei blocchi.

L’amministrazione comunale di Portoferraio oggi replica, “con ampia riserva di ogni ulteriore tutela in ogni sede”, così:

“E’ totalmente falso che l’amministrazione comunale abbia incaricato qualsivoglia ditta di movimentare i blocchi dell’Esaom rispetto alla loro collocazione originaria, anche perché rappresentano un bene privato all’interno di una proprietà privata e non sarebbe comunque possibile, a semplice rigor di logica. Come già precisato in Consiglio comunale l’Amministrazione, attraverso i suoi organi tecnici, ha semplicemente ribadito ad Esaom la necessità di realizzare interventi finalizzati a mitigare da un punto di vista paesaggistico la permanenza nel sito di bonifica dei materiali di cui trattasi. Ciò, ovviamente, nell’ambito della necessaria e quanto più rapida possibile conclusione di tutto il procedimento di bonifica. La lettera dell’Arch. Parigi è ben conosciuta ai consiglieri di minoranza poiché è stata citata nel corso dell’ultimo consiglio comunale.

L’Amministrazione sta verificando attraverso i suoi organi tecnici se tale – a nostro avviso – doverosa richiesta abbia generato comportamenti scorretti da parte della società e se corrisponda a verità quanto asserito dal signor Poli che la supposta impropria movimentazione abbia provocato “malesseri di non lieve entità” agli abitanti della zona. Tale verifica verrà effettuata di concerto con la Usl.
Detto ciò, è bene che il Poli sappia che quelli che definisce “famigerati blocchi” sono stati depositati – citiamo sempre lui – “a ridosso di case, uffici e supermercati” nei primi anni 2000, a seguito del completamento di parte della bonifica, con conseguente produzione di 6.000 blocchi di cemento, all’interno dei quali erano stati inertizzati i fanghi originari.

Il signor Poli dovrebbe sapere che al tempo governava la compagine a cui si richiama politicamente e che è interamente della giunta di allora la responsabilità della vigilanza sull’ubicazione dei blocchi e dell’impatto assai pesante (posizionamento fronte strada, all’ingresso del Paese). Ciononostante Poli se la prende con chi ha cerca di superare gli errori del passato e non con chi li ha generati.

I blocchi di cui si tratta in ogni caso, sono stati realizzati a seguito di un procedimento di bonifica dei fanghi di dragaggio del cantiere, a cui hanno partecipato Provincia di Livorno, Arpat, Usl e sono tecnicamente degli inerti, non pericolosi. La giunta di allora, nella quale sedeva un esponente attuale della Fiamma Tricolore, ci risulta ritenne i blocchi così poco pericolosi da utilizzarli persino come barriere di protezione del frequentatissimo parcheggio pubblico allestito a quei tempi nell’area dell’ex centrale Enel, dove sono ancora.

Tale operazione, di cui non si riescono a trovare in atti i presupposti autorizzativi, soprattutto in relazione al trasferimento per usi non previsti nel progetto di bonifica di materiali derivanti dalla bonifica stessa, appare di dubbia legittimità e pone considerevoli problemi (tra l’altro l’area è divenuta attualmente privata), sui quali peraltro potranno essere forniti tutti i necessari chiarimenti nel prossimo dibattito sul punto in Consiglio comunale, da parte di chi al tempo amministrava il Comune.