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Lettere: “L’ELBA E LA BUROCRAZIA POLITICA REGIONALE”

"OCCHIO A PARLARE DI AUTONOMIA, QUALCUNO PUO' PRENDERLA SUL SERIO"

Lettere: "L'ELBA E LA BUROCRAZIA POLITICA REGIONALE"

“Allora perché no la Regione autonoma della Toscana? – si domanda, celiando, un Marchetti insolitamente burlone – visto che i Francesi nel ’44 avevano mire annessionistiche sull’Elba, potremmo considerarci alla stregua dei Valdostani e pretendere uno statuto speciale simile al loro”.

Al posto del Marchetti, eviterei di far circolare questa domanda tra gli abitanti dell’isola, per timore di sentirmi rispondere: “Finalmente, era ora che qualcuno ne parlasse!” Tale e tanta è la frustrazione che provano gli elbani nel sentirsi ignorati, se non bistrattati, dalle lobby politiche fiorentine, che qualsiasi cosa – anche un’utopia – sembra migliore di questo grigio apparato post-comunista che governa la Regione: un’elite di burocrati che o si disinteressa dei nostri problemi o fa di tutto per omologarci politicamente e culturalmente al resto della Toscana.

Quanto, poi, alle mire francesi sull’Elba, è la prima volta che ne sento parlare, ma potrebbe essere un filone storico da approfondire, anche se mi sembra improbabile che la Francia, appena uscita da una tragica lotta di liberazione, possa aver nutrito aspirazioni territoriali di chiaro stampo ottocentesco. Ben più reali, invece, erano i progetti annessionistici che il comunismo sovietico aveva in serbo per il nostro Paese; ed altrettanto concrete erano le iniziative politiche e militari dei comunisti nostrani per favorire l’ingresso dei carri armati sovietici nel Bel Paese, con tanti saluti per la libertà e la democrazia.

Nanni Gioiello