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Lettere: “OLIGARCHIE PARTITICHE E RETORICA DEL NUOVO”

"LE COOPTAZIONI DI GIOVANI E SOCIETA' CIVILE SONO PURA PROPAGANDA"

Lettere: "OLIGARCHIE PARTITICHE E RETORICA DEL NUOVO"

Sarà perché non sono giovanissimo, ma non riesco a sopportare questa recente infatuazione per il nuovismo a tutti i costi, che ha cominciato a diffondersi anche all’isola. Roba da chi ha un passato politico indecoroso da nascondere e perciò tende a proiettarsi ossessivamente nella dimensione futura. Di un futuro che, però, appare poco ben definito e rassicurante. Al mito del nuovismo appartengono le tanto sbandierate -o auspicate, secondo i casi- candidature giovanili. Ora, in una sana democrazia rappresentativa la candidatura dovrebbe scaturire da una selezione politica dal basso, legittimata e resa autorevole dal consenso dei gruppi che la supportano e dai valori che intende perseguire. Tutto ciò presupporrebbe l’esistenza di partiti veri, con iscritti veri, ed una vera attività politica, sia al centro che in periferia. Partiti che discutono, elaborano programmi e gestiscono potere. Partiti entro i quali, attraverso una dura competizione, si formano e si preparano le nuove classi dirigenti, capaci di proporsi come alternativa ai vecchi apparati politici e amministrativi. Oggi in Italia, grazie alla cosiddetta rivoluzione giudiziaria, alle porcate elettorali (Mattarellum incluso) ed allo strapotere dei media, i partiti veri non esistono più. Sono stati sostituiti da due oligarchie contrapposte e auto-legittimate, almeno fino ad oggi, dalla reciproca e vicendevole delegittimazione. In questo contesto politico populista, oligarchico e auto referenziale, le sbandierate candidature provenienti dal mondo giovanile, dalla società civile e dalle professioni, che non scaturiscono da un percorso politico selettivo, ma da pura e semplice cooptazione, che senso hanno? In questa competizione elettorale con liste bloccate, che daranno vita ad una maggioranza predeterminata e blindata (o peggio ancora ad un inciucio), che ruolo possono avere queste candidature se non quello di generare una classe di peones capaci solo di alzare la mano su comando dei capigruppo? Ma poi qui all’Elba, tutti questi giovani desiderosi d’impegnarsi nella politica e nell’amministrazione dove sono? Io non ne vedo, riesco a mala pena a contarne una decina, quasi tutti “figli d’arte”.

Nanni Gioiello