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VIOLENZA SUGLI ANIMALI, IL NOSTRO “CUORE DI TENEBRA”

di Andrea TOZZI (presidente de "I Ragazzi del Canile - Onlus")

VIOLENZA SUGLI ANIMALI, IL NOSTRO "CUORE DI TENEBRA"

Negli ultimi giorni si stanno moltiplicando le segnalazioni di gravissimi atti di barbarie nei confronti degli animali. Proviamo a fare un elenco dei fatti più gravi, comune per comune.

Da Campo nell’Elba ci è giunta la voce di alcuni cani che sarebbero stati uccisi a fucilate perché “disturbavano” una canina da caccia in calore. Da Porto Azzurro ci è stata segnalata l’eliminazione di una intera colonia felina (si parla di 20 animali) nella zona del centro storico presso il cinema all’aperto. Sempre da Porto Azzurro ci arriva la notizia di una cucciolata di gatti abbandonati e semidivorati dai ratti. Da Capoliveri invece ci segnalano la singolare e triste fine di un gatto colpito con una fiocinata.

Per non parlare degli abbandoni, che, con l’arrivo della primavera, riprendono con vigore. Come ogni anno, ormai è quasi una tradizione, vengono “seminati” un certo numero di cucciolotti prevalentemente bianchi e neri nella zona tra Rio ed il Cavo. Ad Ortano è stata abbandonata una femmina da caccia, adesso in calore. A Procchio, invece, ci si allena con il lancio del cucciolo dal cancello, come ci è stato segnalato proprio oggi.

Nonostante il “callo” che ci siamo fatti in anni di confronto con l’imbecillità, la cattiveria, l’ignoranza di certi elbani verso gli animali, siamo sconcertati dal ripetersi di situazioni dai tratti ricorrenti, come se esistesse un nucleo buio ed ineliminabile che diffonde le sue metastasi al di là della portata di qualsiasi appello alla civiltà.
Siamo sempre più convinti della necessità di punizioni esemplari verso chi più o meno sfacciatamente si macchia di certi reati, perché il richiamo alla ragione ed alla sensibilità delle persone funziona se almeno esiste un seme di tali umane virtù. In mancanza di queste, deve scattare l’azione giudiziaria.

In questo ambito è grave la responsabilità istituzionale: ai pochissimi che vogliono denunciare tali aberrazioni si offre una sponda inconsistente. Anzi, capita spesso che i “rompiscatole” che pretendono azioni o indagini più approfondite vengano scoraggiati dall’atteggiamento passivo o rinunciatario delle istituzioni alle quali si rivolgono.

Nell’ipotesi migliore, sembra che “manchi l’abitudine” di perseguire i reati in materia di animali. Nella peggiore, la sensazione è che certe situazioni vengano addirittura tollerate o coperte (spesso i responsabili sono conosciuti), ma la pena per chi fa del male ad esseri viventi “inferiori” è percepita come esagerata rispetto al reato. Se si possono uccidere lepri, cinghiali, fagiani, ma anche polli o maiali, perché non cani o gatti? E perché non il vicino di casa che rompe con la musica troppo alta?
Al di là delle provocazioni è chiaro che non si parla solo di sensibilità, ma anche e soprattutto di rispetto per le norme che regolano la convivenza delle comunità, umane o animali che siano.

Facciamo quindi, da testardi un pò ottusi che siamo, l’ennesimo doppio appello: agli elbani perché denuncino senza ritegno i casi di maltrattamento o abbandono di animali; alle amministrazioni, perché si facciano carico di una vera e propria campagna di repressione contro azioni vergognose che infamano l’isola intera.