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AREE MARINE, IL DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO

PROPOSTA DI ZONIZZAZIONE E REGOLAMENTAZIONE DELLA AMP NEL COMUNE DI PORTOFERRAIO, IL QUADRO CONOSCITIVO, LE REGOLE E LE ZONE

AREE MARINE, IL DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO

L’abbiamo già illustrata domenica, ora pubblichiamo il documento che la contiene: è la “proposta aperta” di regolamentazione e zonazione dl comune di Portoferraio. Studiata ed elaborata dal sindaco, è stato approvata a maggioranza nell’ultimo consiglio comunale.

A) PREMESSA

In data 23.03.2007 il Ministero dell’Ambiente, con lettera a firma del Direttore Generale Dott. Aldo Cosentino, ha rimesso un resoconto della riunione tenutasi presso la Direzione Protezione Natura dello stesso Ministero il giorno 8 marzo sul tema in oggetto.
Nel verbale si dava conto che già nel corso del 2005 era stata “predisposta una prima proposta di perimetrazione e zonazione relativa alla sola Isola d’Elba, trasmessa agli Enti senza ricevere riscontro”, quindi si prendeva atto che veniva registrato un orientamento generalmente positivo all’istituzione dell’area marina protetta, pure con la richiesta di attenzione su punti specifici e di massimo coinvolgimento delle comunità e dei portatori di interesse locali.
Il verbale si concludeva con l’impegno del Ministero a trasmettere a tutti gli Enti gli studi conoscitivi già esistenti (come poi è avvenuto), con l’impegno di questi ultimi a rimettere i dati in loro possesso relativi alle attività socio-economiche presenti nell’area, dati che l’Ente Parco raccoglierà e organizzerà in sintesi per trasmetterli poi alla Direzione Protezione Natura.
Infine si indicava la fine del mese di Aprile quale data ultima per il completamento delle attività per consentire alla Direzione Protezione Natura di predisporre una proposta di perimetrazione e zonazione, ovvero uno schema di disciplina di tutela da illustrare e discutere in una successiva riunione tecnica.

L’attuale stato dell’arte per Portoferraio.
Rispetto al 2005, e prima ancora al 2003, anno in cui è partito l’iter istitutivo delle A.M.P., la situazione, almeno per quanto riguarda Portoferraio, è significativamente mutata.
Infatti il Comune è oggi dotato oltre che di Piano Strutturale, di Regolamento Urbanistico, strumento che in due specifici articoli disciplina le aree del demanio marittimo e del mare territoriale.
Il quadro conoscitivo di tale strumento tiene conto degli studi redatti dall’Università di Pisa al fine di determinare le motivazioni dell’istituzione del Parco Nazionale dell’Arcipelago e si interfaccia al quadro conoscitivo ed alle proposte formulate dalla società Agricolsulting incaricata della formazione del Piano del PNAT ed al quadro conoscitivo ed alle proposte formulate dalla provincia di Livorno nella proposta di PTCP 2004, che integrano anche gli studi di ARPAT e CIBM sulla pesca.

Di questi studi giova ricordare alcuni elementi:
1. l’accuratezza della individuazione delle praterie di posidonie ritenute un patrimonio di fondamentale importanza per la tutela della risorsa marina e delle coste;
2. l’accuratezza della individuazione di peculiarità naturalistiche che però non sono mai individuate come “rarità” o “esclusività”;
3. la formulazione di proposte di perimetrazione, almeno per quanto inerente la proposta di PTCP della Provincia di Livorno finalizzate ad una visione olistica, “terra – mare”, dell’area protetta, una visione unitaria, nuova ed importante perché funzionale a realizzare politiche di tutela reali e comprensibili, forse più localizzate, ma per questo non meno importanti se si tiene conto che una tutela generalizzata è già indicata dall’inclusione dell’area marina nel “santuario dei cetacei”, se si tiene conto delle pressioni antropiche, delle peculiarità sociali ed economiche dell’area.

Tenuto conto di questi elementi conoscitivi, si rileva la necessità di affrontare anche le condizioni socio economiche del contesto, che appare necessario esplicitare seppure per sintesi:
DATI RELATIVI AL COMUNE DI PORTOFERRAIO
1. popolazione residente a Portoferraio 12.020 abitanti al 31-12-2004 (a fronte dei circa 30.000 residenti elbani);
2. n° abitazioni: 6167;
3. n° abitazioni occupate da residenti: 4.786;
4. Km. di costa: 28.90;
5. Ha di aree produttive: 531,11;
6. Ha di aree coltivate: 838,51;
7. percentuale di aree urbanizzate sul totale del territorio comunale: 11,06%;
8. settore di occupazione prevalente: turismo;
9. strutture alberghiere: 31;
10. camere nelle strutture alberghiere: 1.183;
11. posti letto nelle strutture alberghiere: 2.340;
12. campeggi: 5;
13. piazzole campeggi 549;
14. persone ospitabili: 2.370;
15. R.T.A.: 3;
16. camere nelle R.T.A. 153;
17. posti letto nelle R.T.A.: 325;
18. C.A.V.: 73;
19. camere nelle C.A.V.: 97;
20. posti letto nelle C.A.V.: 254;
21. residence: 3;
22. camere nei residence: 49;
23. posti letto nei residence: 113;
24. massima popolazione presente nel periodo estivo: oltre 200.000 abitanti all’isola d’Elba;
25. transito giornaliero navi traghetto per Portoferraio: trenta coppie di corse programmate, oltre alle corse straordinarie non programmate;
26. transito passeggeri sul porto di Portoferraio: 3.800.000 circa all’anno (5° porto italiano).

Da questa sommaria indicazione di elementi conoscitivi si può facilmente derivare che:
1. l’economia, quindi la struttura sociale, dell’isola, è caratterizzata dall’assoluta prevalenza del settore turistico, si può anzi affermare che il turismo è quasi una monocoltura, sia nella forma propria ed imprenditoriale (alberghi, pensioni, residences, campeggi) sia nella forma più arretrata e meno foriera di benefici dell’affitto di appartamenti o utilizzo di seconde case;
2. ci sono deficit infrastrutturali che possono apparire una contraddizione rispetto all’obiettivo condiviso di istituire aree marine protette, è il caso dell’esistenza di impianti di trattamento reflui, regolarmente autorizzati e a suo tempo finanziati dallo stesso Ministero dell’Ambiente, limitati alla sola disinfezione ed allo scarico a mare tramite condotta sottomarina;

3. ci sono carichi antropici, quali quelli delle imbarcazioni da diporto -che peraltro rappresentano una ricchezza per i servizi alla barca ed alle persone che richiedono- che non trovano integrazione sostenibile in un adeguato circuito di porti ed approdi, quindi che solcano quotidianamente e spesso senza eccessivi controlli il mare territoriale afferente l’Isola;

4. la pesca locale è scarsamente significativa e generalmente realizzata con reti di tipo tradizionale, mentre la pesca a strascico è generalmente appannaggio di marinerie non locali;

5. c’è un significativo carico antropico derivante dal naviglio commerciale, generalmente peraltro con non meno di 25 – 30 anni di vetustà, quindi anche ad alto potenziale inquinante;

6. c’è un significativo ritardo nei sistemi di produzione energetica affidata oggi alla fornitura dalla rete nazionale e quindi in via ampiamente maggioritaria alla trasformazione di prodotti fossili, che solo il comune di Portoferraio cerca di limitare imponendo per tutte le nuove costruzioni e ristrutturazioni l’obbligo di installazione di pannelli solari (vedi nuovo Regolamento Urbanistico di Portoferraio);

7. i diving rappresentano un segmento turistico importante in relazione alla presenza di siti di interesse particolare per le immersioni.

Sulla base di questi dati, appare evidente che l’istituzione di un’area marina protetta non può essere intesa come l’apposizione o peggio ancora l’imposizione di una semplice normativa vincolistica, poiché si ritiene che l’area marina protetta debba considerare le consuetudini locali, individuare specificità che già sono patrimonio condiviso e sostanzialmente apprezzato, come nel caso dell’area di riserva naturale dello Scoglietto di Portoferraio, che ormai nessuno vuole far transitare ad un’altra norma di tutela mentre si invoca una capacità di controllo e sanzione degli utilizzatori scorretti. In altre parole l’area marina deve essere realistica e disegnare un percorso che può anche condurre a più elevati e significativi livelli di tutela che però siano necessariamente connessi da una parte ad approfondimenti conoscitivi ed alla individuazione di peculiarità o rarità di valore indiscusso, dall’altra ad una riconversione parziale dell’economia locale in direzione della qualità.

E’ in funzione di tutto questo che appare dunque coerente riproporre all’attenzione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, da una parte le proposizioni normative del regolamento urbanistico, dall’altra alcuni elementi di quadro conoscitivo.

L’ art. 63 del R.U. (Disciplina delle aree del demanio marittimo), in particolare, prevede sulle spiagge di Le Viste, Le Ghiaie, Padulella, Capo Bianco, Seccione, Acquaviva, Enfola, Biodola, il rilascio di nuove concessione demaniali marittime, con esclusione delle aree definite aree marine protette di cui al successivo articolo 64, solo per realizzare temporaneamente minime attrezzature per la gestione di servizi di spiaggia, igienici e di sicurezza, ovvero: affitto ombrelloni e sedie sdraio, servizi igienici in ragione di uno per sesso, servizi per la vendita di prodotti alimentari e di ristoro preconfezionati in altro loco, affitto piccole imbarcazioni a vela o a remi, servizio di assistenza ai bagnanti, di sorveglianza e pronto intervento.
Negli specchi marini, con esclusione delle aree della rada e porto di Portoferraio e di quelle definite aree marine protette di tipo A, è ammessa la realizzazione di campi boe stagionali fino ad un limite massimo di 20 metri di larghezza (in senso parallelo alla costa) e 70 metri di profondità (in senso perpendicolare alla costa) e per un massimo di 30 punti di ormeggio.
Tali strutture sono ammesse nelle località: Enfola nord, Viticcio, Forno, Scaglieri, Biodola, con limitazione a 5 punti di ormeggio nella località Forno.;
L’ art. 64 (Indirizzi per la tutela e l’uso delle aree del mare territoriale) prevede che per connessione funzionale, territoriale, ambientale delle aree del mare territoriale con quelle del demanio marittimo e con quelle terrestri in genere, il regolamento urbanistico individua e classifica aree marine protette in attesa di una loro formale istituzione ai sensi della legge 979/83.
Sono indicate come possibili aree marine protette le seguenti aree:
 Area marina attorno alla Scoglietto di Portoferraio
 Area marina fronteggiante il SIR “le Prade”
 Area marina attorno all’isola e riserva biogenetica di Montecristo
L’Amministrazione Comunale al fine di gestire le aree marine protette perseguirà la formazione di specifiche intese con l’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e tramite esso con il Ministero dell’ambiente e del territorio, con i corpi della Guardia Costiera e della Guardia Forestale, con le associazioni ambientaliste.

Come è facile desumere dalla lettura congiunta dei due articoli, il Comune si è mosso in piena coerenza con i principi generali di sostenibilità ambientale e si è autonomamente fatto carico dell’onere di proposta, da confrontare e concertare con gli altri Enti competenti.

Nel merito degli indirizzi del Comune si deve peraltro evidenziare che:
1. la proposta di regolamentazione normativa non può che travalicare la dimensione comunale ed essere “elbana”, cioè unitaria. Anzi, meglio, deve guardare all’intero Arcipelago e vedere il coinvolgimento di tutti i comuni, delle due provincie di Grosseto e Livorno e della Regione. D’altro canto una simile scelta per le istituzioni locali deve rappresentare un elemento di forte responsabilizzazione;
2. le proposte scaturiscono da una rilettura degli elementi di quadro conoscitivo messi a disposizione dalla Provincia di Livorno con la proposta di P.T.C. 2004 pervenuta alla sua stesura finale e con la seconda conferenza di concertazione propedeutica all’adozione del piano, adozione non realizzatasi per la scadenza del mandato amministrativo;
3. le proposte tengono contro sia dei livelli di antropizzazione terrestre e marina, sia di una coerente lettura dell’unitarietà territoriale del sistema terra – mare.
4. le proposte individuano la necessità di tutelare sistemi territoriali e quindi si focalizzano sulla tutela di ambiti particolari ed in gran parte già assoggettati a vincolo come l’isola di Montecristo, lo Scoglietto di Portoferraio, quindi l’area prospiciente il sito SIR delle Prade, l’ultima area umida ancora recuperabile sia per caratteristiche naturali, sia per caratteristiche antropiche oggi “sepolte”, cioè la preesistenza di una delle saline di Portoferraio, generalmente e negativamente disperse con il dipanarsi della vicenda industriale siderurgica della prima metà del secolo scorso;
5. la norma urbanistica dell’art. 64 del Regolamento Urbanistico vigente precisa che al di fuori dello Scoglietto, dell’area fronteggiante Le Prade e della riserva di Montecristo (ed, ovviamente, di ogni vincolo di natura portuale o assimilabile), in tutte le altre aree del mare territoriale sono sempre consentite la navigazione a vela e motore e la pesca, compresa quella subacquea.
Tale previsione normativa, che nasce dalla valutazione degli aspetti di antropizzazione e sviluppo turistico a terra, non rappresenta un limite alla ragionata e progressiva estensione delle aree marine rispetto a quelle individuate, così come verrà effettivamente sviluppata nella seguente proposta, ma semplicemente fornisce indirizzi per la disciplina della zonizzazione e per la successiva gestione, indicando l’opportunità di vincoli non penalizzanti, con l’unica limitazione alla pesca professionale non tradizionale ed impattante.
Coerentemente a tale impostazione la Giunta Municipale ha di recente dato avvio al procedimento per l’istituzione di “oasi blu” (c.d. sistemi di boe intelligenti utilizzati ad es. nelle aree marine del Parco delle Cinque Terre). Il tutto per costruire un percorso dove la qualità dello sviluppo non confligge con la difesa dei valori naturalistici;

Dalla lettura ragionata delle norme e da un’analisi delle impostazioni, quindi, si desume una chiara volontà della Giunta di unire il meccanismo della tutela a quello del ragionevole ed equilibrato dispiegarsi delle attività umane, turistiche e ricreative, il che porta ad escludere, in un’ estensione delle aree marine protette ulteriore rispetto ai tre ambiti già individuati, la possibilità di altre zone A al di fuori di Montecristo.
D’altro canto si richiede di non creare penalizzazioni inaccettabili alla pesca amatoriale dei residenti (anche a quella subacquea, che è particolarmente selettiva), al transito delle imbarcazioni, alla piccola pesca professionale tradizionale, alle attività di diving ed ovviamente alla balneazione.
Una simile impostazione nasce dalla constatazione dell’elevata presenza di insediamenti turistici lungo la costa portoferraiese, dai livelli di antropizzazione, dalla crescita esponenziale di presenza umana nei mesi estivi e tiene conto della necessaria valutazione sotto il profilo scientifico delle esigenze di tutela derivanti da vari elementi di quadro conoscitivo.
Sulla base di essa e sulla base degli elementi di quadro conoscitivo sotto-indicati, è possibile definire infine la proposta di Portoferraio.

B) VERSO LA PROPOSTA: GLI ELEMENTI DI QUADRO CONOSCITIVO

B.1 Elementi desumibili dalla bozza di Relazione al Piano del Parco redatto da Agriconsulting – “Indicazioni per la gestione e la valorizzazione” (sono evidenziati in grassetto gli aspetti ritenuti più significativi all’interno degli estratti)

Obiettivi specifici per l’Isola di Montecristo (e Pianosa)
……..omissis………
– Conservazione della qualità di un ambiente marino praticamente intatto e rappresentativo del Mar Tirreno
– Conservazione di una elevata biodiversità
– Conservazione delle praterie di Posidonia oceanica
– Studio di biocenosi bentoniche in buono stato, specie rare o protette tipiche del Mar Tirreno
– Offerta di un ambiente di qualità ai possibili utenti, ossia la messa a punto di un sistema di sfruttamento sociale compatibile con la protezione
– Limitato, e regolamentato, sfruttamento turistico (Pianosa) (visite guidate, immersioni subacquee). Un apposito regolamento potrà stabilire le modalità per effettuare immersioni subacquee nel rispetto dell’ambiente (numeri di subacquei per sito, ecc.)
– Restauro e riadattamento di alcune strutture (penitenziarie p.e.) per la realizzazione di centri studi (ricerca, monitoraggio, didattica, ecc.) di biologia marina, anche a fini educativi.
…….omissis……..

Obiettivi specifici per l’Isola d’Elba

…….omissis…………
– Conservazione della biodiversità, soprattutto negli ambienti sui quali la pressione antropica è oggettivamente ridotta.
– Salvaguardia da un processo di antropizzazione eccessiva che potrebbe minacciare habitat e specie.
– Ripristino di aree danneggiate.
– Attività di studio di biocenosi in buono stato, specie rare o protette.
– Regolamentato sfruttamento turistico (balneazione, diporto nautico, visite guidate, immersioni subacquee).
– Regolamentate attività di pesca.
– Ricostituzione di stock ittici depauperati.
– Creazione centri visita e accoglienza del Parco, acquario, centro studi.

Per quanto riguarda le attività di pesca nelle zone del Parco, i principali obiettivi per un piano di gestione, sono senza dubbio quelli mirati alla:
• conservazione e/o incremento della biodiversità, sia delle specie ittiche oggetto di pesca sia degli ambienti ove tali attività si svolgono;
• limitazione dell’impatto ambientale delle attività di pesca;
• gestione razionale delle risorse ittiche;
• recupero e/o ripristino di alcuni stock soggetti ad un decremento negli ultimi anni;
• tutela e valorizzazione delle attività di pesca artigianali sia dal punto di vista socio – economico che dal punto di vista storico-culturale.”

……omissis……

Montecristo
Con decreto 29/8/90 G.U. 202, l’area di mare intorno all’isola fino a 1000 m di distanza dalla costa è zona di protezione biologica. Il DPR del 22 luglio 1996 istituisce una zona di protezione integrale (zona 1) lungo tutto il perimetro dell’isola fino ad una distanza di 1000 m dalla costa. Una zona di riserva generale (non zona 1) si estende nel tratto di mare che circonda l’isola tra 1000 m e 5000 m di distanza dalla costa.

……..omissis……

L’attuale normativa prevede quindi un livello di protezione elevato per le isole di Gorgona, Montecristo, Pianosa e Giannutri, di un livello di protezione intermedio per Capraia e non include nelle aree di competenza del Parco le isole del Giglio e l’Elba.

…….omissis……

A meno di piccole modifiche che possono essere apportate in sede di Regolamento del Parco, si propone di lasciare inalterata l’attuale perimetrazione per quanto riguarda Montecristo, Gorgona, Pianosa, Capraia e Giannutri, in quanto tale perimetrazione protegge quelle aree di particolare interesse naturalistico, biocenosi o specie come evidenziato nella parte di conoscenze scientifiche sull’ambiente marino. Vengono, infatti, protette le più importanti praterie di Posidonia presenti intorno le isole dell’Arcipelago, le biocenosi di fondo duro e mobile più caratteristiche e rappresentative, le aree di reclutamento di specie ittiche anche di interesse commerciale, i fondi mobili del largo, le specie più caratteristiche, le rare o protette (per un dettaglio vedi la parte “caratterizzazione dell’ambiente marino”.
Per l’area dello Scoglio d’Africa, circondato da una estesa prateria di Posidonia oceanica, si propone l’istituzione di una zona di riserva generale all’interno della batimetrica dei 50 m di profondità.
Analoga considerazione si può fare per gli Scogli delle Formiche di Grosseto
Per quanto riguarda l’isola d’Elba, ricordiamo come vicino a Portoferraio in località “Le Ghiaie” esiste una zona di tutela biologica di circa 2 kmq, che comprende anche la linea di costa, istituita con decreto MMM il 10 agosto 1971; la riserva si estende da Punta del Capo Bianco (42°49’44 N 10°19’01 E) a Punta Falcone (42°49’44 N, 10°20’01 E) ed include un piccolo isolotto, lo “Scoglietto”. Le biocenosi di fondi duri si alternano con substrati sabbiosi tappezzati da Posidonia. In quest’area è proibita la pesca professionale e la pesca subacquea; solo la pesca da riva è autorizzata

Già secondo le vecchie relazioni di Cognetti e Biagi (1990) si legge che…”Questa zona di tutela biologica, opportunamente ampliata verso il Capo Enfola, potrebbe essere la base di partenza di una riserva regolamentata (così come proposto dal Comune di Portoferraio)

…..omissis……..

Isola d’Elba
La consistenza delle comunità residenti e l’importanza vitale assunta dall’economia turistica e dalla pesca rendono il discorso della tutela ambientale elbana estremamente complesso e articolato. Si propone in questa fase l’istituzione di:
 Zona di protezione integrale: La zona che va da Punta Fetovaia allo scoglio dell’Ogliera
 Zona di protezione attenuata: dallo scoglio dell’Ogliera alla Punta del Timone
 Zona di protezione integrale: dalla punta del Timone alla Punta della Fornace
 Zona di protezione attenuata: dalla punta della Fornace alla Punta della Zanca
 Zona di protezione generale: dalla Punta della Zanca a Capo S. Andrea
 Zona di protezione integrale: da capo S. Andrea a poco oltre Punta del Nasuto.
(tratto di costa con posidonieti, Pinna nobilis, abbondanti popolamenti a Paramuriceae clavata)
Si propone che la zona protetta si estenda fino a 1000 metri dalla costa in quanto l’eterogeneità delle profondità di questa zona non permette di definire l’area di protezione con criteri batimetrici.
Si propone come zona di protezione attenuata il tratto che va dallo Scoglietto, situato presso il promontorio dell’Enfola, a Punta Capo Bianco, fino alla batimetrica dei 50 m
Per la zona sud orientale (caratterizzata da falesie con abbondanti gorgonie, estese praterie di Posidonia), si propone la seguente zonizzazione:
 Zona di protezione generale: da Capo Focardo a Punta dei Ripalti
 Zona di protezione integrale: da Punta dei Ripalti a Punta della Calamita
 Zona protezione generale: da Punta della Calamita a Punta Pareti

Altre zone di riserva generale (zone B) sono proposte intorno a Capo Stella, Capo di Fonza e nel tratto di costa fra Capo di Poro e Punta di Fetovaia.
Infine vengono proposte zone di protezione attenuata per i golfi di Campo, Lacona, Stella, Porto Azzurro, Cavo, Biodola, Procchio e la baia di Portoferraio che sono aree fortemente utilizzate dalle attività di pesca e turismo. Si propone che le zone protette si estendano fino a 1000 m dalla costa.
Sarebbe necessario inoltre interdire la pesca a strascico nel golfo di Porto Azzurro, nell’area compresa tra la linea che va da Punta delle Cannelle a Capo Calvo. In quest’area e nelle zone di protezione generale, visto il notevole interesse economico della piccola pesca, sarebbe opportuno intraprendere uno studio specifico per mantenere un’attività di pesca professionale compatibile con le esigenze del Parco, analogamente a Capraia e al Giglio. Inoltre, considerando anche la notevole importanza dell’attività subacquea ricreativa all’isola d’Elba, cosi’ come per molte altre isole dell’Arcipelago, si propone per le zone di protezione generale la possibilità di immersioni con modalità compatibili con le esigenze del Parco.
Si propone di tutelare anche le zone umide situate all’interno della Rada di Portoferraio (Terme di S. Giovanni, tra Schiopparello e le Prade – spiaggia dell’Ottone e P.ta delle Grotte) e a Cala Mola (microhabitat salmastri caratterizzati da una biocenosi peculiare e dalla presenza di specie molto rare). Si propone inoltre la protezione degli ambienti dunali di Lacona, unici in tutto l’Arcipelago.
Si propone inoltre e il mantenimento della zona di tutela biologica delle Ghiaie – Scoglietto – Capo Bianco.
Una alternativa potrebbe essere quella di istituire solamente zone di protezione generale in quelle aree precedentemente indicate come zone di protezione integrale.
…….omissis………
Proposte concrete per i prossimi cinque anni
Fermo restando gli interventi di protezione prima accennati, e date le scarse conoscenze disponibili, al momento sono prevedibili interventi attivi per:
– aumento delle conoscenze disponibili sulle specie marine presenti nelle acque dell’arcipelago, la loro distribuzione e abbondanza. L’elaborazione di una carta di dettaglio delle biocenosi bentoniche, dotata di una base di dati delle specie presenti e integrata in un sistema integrato territoriale (S.I.T. o G.I.S.), è ritenuto uno strumento fondamentale per la corretta gestione e pianificazione dell’ambiente marino in un’area protetta marina;
– la creazione di campi boa per l’ormeggio di imbarcazioni in aree non portuali. Si ritiene fondamentale limitare al massimo il danno delle ancore posizionando idonei campi di boe di ancoraggio nelle località ricadenti in zone di protezione in cui saranno permesse le attività di diporto nautico. Una prima ipotesi può prevedere tali interventi all’Elba nel Golfo di Campo, Golfo della Lacona, Golfo Stella, Golfo di Procchio e la zona antistante Marciana Marina; all’isola del Giglio nel seno del Campese; a Giannutri, nel Seno degli Spalmatoi e nelle aree attualmente aperte al pubblico. In alcune aree si potranno stabilire delle tariffe di ormeggio;
– itegrazione dell’Arcipelago Toscano nel “Santuario dei Cetacei”, la grande zona protetta che include buona parte del Mar Ligure, Mare di Corsica e Tirreno settentrionale. Al fine di proteggere i Cetacei, gli Stati membri di questo accordo (Italia, Francia, Principato di Monaco) si impegnano a: a) ridurre l’inquinamento chimico ed organico che viene dai fiumi che sfociano in mare, dagli idrocarburi e da altre sostanze trattate nei porti; tutte le minacce ai cetacei; b) regolamentare la rumorosità e la velocità di tutti i tipi di natanti; c) limitare e, in certe circostanze, vietare le gare di off shore; d) regolamentare i nuovi tipi di pesca; e) regolamentare le operazioni di whale-watching;
– rafforzamento nei porti dei sistemi di raccolta dei rifiuti e delle acque di sentina o di scarico al fine dei evitare che, per mancanza di facilitazioni nei porti, i liquami delle imbarcazioni siano gettati soprattutto nelle acque più costiere;
– divieto di navigazione con veicoli a motore in vicinanza di spiagge o coste rocciose in siti ambientali particolarmente delicati o in località frequentate da bagnanti;
– chiusura dei principali golfi dell’Elba alla pesca a strascico, anche mediante strutture artificiali; anche i fondi duri o le praterie di Posidonia attualmente oggetto di pesca “illegale” andrebbero protetti con adeguati sistemi;
– boe e cartellonistica a delimitare chiaramente dal mare le aree a diverso grado di tutela;
– impedimento del ripascimento di spiagge con materiali non idonei;
– allontamento delle rotte di navigazione delle navi commerciali (petroliere, gassiere, ecc.) dalle acque dell’Arcipelago al fine di evitare rischi di incidenti che possano colpire sia le acque costiere sia quelle del largo;
– messa a punto di un sistema di vigilanza da attuare sia con mezzi e personale propri sia con mezzi e personale delle forze di Polizia sia con l’ausilio dei pescatori locali.

Sono inoltre prevedibili:
– programmi di restauro di siti danneggiati, cominciando dalle aree dell’isola d’Elba soggette a danneggiamento in prossimità dei siti minerari, dove sono stati effettuati ripascimenti con materiali non idonei o soggetti ad erosione;
– programmi di protezione di specie rare o minacciate (corallo ad esempio);
– programmi di protezione di ecosistemi delicati, quali le praterie di Posidonia oceanica o le biocenosi del circalitorale con concrezionamento biologico.
– attivazione dei programmi di ricerca e monitoraggio proposti negli appositi paragrafi;

Pesca Professionale
Per quanto riguarda il piano gestionale delle attività di pesca nei prossimi cinque anni, visto che non è ancora disponibile un quadro esaustivo di informazioni sullo stato di sfruttamento delle risorse ittiche dell’Arcipelago, soprattutto per quelle tipiche della fascia costiera, si ritiene che l’approccio precauzionale sia la strategia migliore da attuare nel prossimo futuro. A questo proposito si auspica un coinvolgimento diretto dei pescatori sia a livello individuale che associativo al fine di praticare una pesca sempre più “responsabile” anche in accordo con le linee guida dell’Unione Europea e con il Codice della Pesca Responsabile della FAO.
Si dovrebbe incentivare la realizzazione di iniziative di gestione della fascia costiera a cui dovrebbero afferire i pescatori della pesca artigianale residenti nelle isole dell’Arcipelago. Attualmente è in fase di discussione e di pianificazione un Distretto di Pesca che dovrebbe interessare tutti i mari toscani e a cui dovrebbero afferire tutti i sistemi di pesca, sia artigianale che a strascico e pelagico. La presenza di un Distretto di Pesca potrebbe essere un valido elemento per facilitare tutte le attività gestionali, anche all’interno dell’area del Parco.

Come misura precauzionale, lo sforzo di pesca (numero di imbarcazioni e/o numero di giornate annuali) da esercitare nell’area dell’Arcipelago potrebbe essere “congelato” al livello attuale nei prossimi cinque anni. A tal proposito va ricordato che proprio in questi ultimi due anni si è verificata una ulteriore forte diminuzione della flottiglia peschereccia, rispetto a quanto è già in atto da una decina di anni; questa riduzione ha riguardato principalmente alcuni porti e specialmente le imbarcazioni a strascico.
Al fine della conservazione della biodiversità e della riduzione dell’impatto ambientale, su base sperimentale, potrebbero essere sviluppati attrezzi innovativi della piccola pesca ed incentivati gli attrezzi più selettivi. A questo scopo sarebbe auspicabile l’incentivazione di interventi di riconversione da attrezzi da pesca poco selettivi (es. strascico di fondo) a mestieri più selettivi (es. palamiti, nasse).
Per quanto riguarda l’identificazione di aree ove eventualmente regolamentare la pesca nella fascia costiera, potrebbero essere istituite zone a regime di pesca controllata dagli stessi pescatori; potrebbe essere prevista una rotazione periodica delle aree di tutela per garantire la diminuzione dello sforzo di pesca attorno a queste zone sull’esempio dei “cantonnements de pêche” francesi. Si auspica il mantenimento degli attuali livelli di protezione integrale a Gorgona, Pianosa, Montecristo. Un regime di protezione parziale e/o a rotazione è prevedibile al Giglio, Capraia e Giannutri.
A livello generale si auspica un’intensificazione dei controlli sulle attività di pesca illegali all’interno della fascia costiera e sui fondi limitrofi (es. la pesca a strascico su fondi duri) all’area del Parco. Queste attività di guardiania potrebbero coinvolgere il personale afferente al Parco e potrebbero essere svolte nell’ambito di quanto previsto dal piano di gestione di un futuro Distretto di Pesca. Una proposta in tal senso potrebbe riguardare l’interdizione delle attività di pesca con reti da traino (es. strascico) entro 1 miglio su tutto il perimetro costiero dell’Isola d’Elba.
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Maricoltura
Si può prevedere un certo sviluppo delle attività di maricoltura, magari su specie pregiate diverse da spigole e orate, ma in ambienti ben delimitati e non sovrastanti ecosistemi delicati e con una valutazione di impatto sia preventiva sia durante il funzionamento dell’impianto. Anche in questo campo, un futuro Distretto di Pesca potrebbe svolgere una funzione di indirizzo e consulenza per gli operatori del settore.

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Fruizione turistica
Anche in isole quali Pianosa e Montecristo piccole aree possono essere aperte ad un numero limitato di visitatori in zone di particolare interesse naturalistico, ad esempio la zona dell’Obelisco e Cala dell’Arco a Pianosa, dove sono ipotizzabili percorsi subacquei naturalistici.
Immersioni subacquee guidate possono essere permesse in località da determinare anche in zone di protezione A e B con la dovuta regolamentazione.
Ancoraggi possono essere permessi in località di protezione parziale unicamente mediante boe di ancoraggio idoneamente posizionate, anche a pagamento.
A compensazione di eventuali perdite nel reddito della pesca si potrebbe pensare ad una integrazione dei pescatori nelle attività svolte dal Parco (sorveglianza, pesca-turismo, visite guidate ecc.). Iniziative quali la creazione di un marchio di qualità per il pesce locale, la valorizzazione dei mestieri artigianali nel tessuto storico-culturale delle isole possono rappresentare opportunità di inserimento per gli addetti alla pesca.

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B.2 Estratto studi dell’ Università di Pisa per il Ministero Ambiente ai fini della perimetrazione ed istituzione del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano

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Ambiente marino
L’isola d’Elba per la sua posizione costituisce una cerniera tra la zona settentrionale e quella meridionale delllArcipelago, quest’ultima maggiormente caratterizzata da popolamenti termofili. I popolamenti delle coste meridionali dell’isola dlElba sono distingubili da quelli settentrionali per una maggiore presenza di specie termofile.
I criteri che si sono seguiti per le proposte di protezione tengono conto dell’importanza naturalistica degli habitat estremamente diversificati date le caratteristiche geomorfologiche dell’isola.
La zona che va da Punta Fetovaia a Capo S. Andrea è caratterizzata da posidonieti, da abbondante presenza di Pinna nobilis, e da franate ricche di ittiofauna. Tale area, compresa nei comuni di Marciana e di Campo, è scarsamente abitata e senza importanti concentrazioni di natanti se si eccettuano i piccoli approdi di Chiessi e di Pomonte. In prossimità delle Formiche della Zanca, scogli affioranti a poca distanza dalla costa, vi sono fondali splendidi con biocenosi estremamente variate e indenni; da segnalare le comunità a Paramuricea Clavata che si estendono al di sotto dei 40 metri. Vi sono comunità a Pinna nobilis ancora in buone condizioni che dovrebbero essere tutelate per evitare la loro completa scomparsa. Varia e abbondante è ancora la fauna ittica, nonostante l’attività di pesca subacquea particolarmente intensa in estate. Per quest’area si propone la seguente zonizzazione (V. Fig. 7.3.9.A) :
zona A da Punta delle Fetovaia allo scoglio dell’ogliera;
zona C dallo scoglio dell’ogliera alla Punta del Timone;
zona A dalla Punta del Timone alla Punta della Fornace;
zona C dalla Punta della Fornace alla Punta della Zanca;
zona B dalla Punta della Zanca a Capo S. Andrea.
Zona A da Capo S. Andrea a poco oltre Punta del Nasuto. Si propone che la zona protetta si estenda fino a 1000 m dalla costa, in quanto di definire l’area di protezione con criteri batimetrici.
Si propone come zona C fino alla batimetrica dei 50 m il tratto che va dallo Scoglietto, situato presso il Promontorio dell’Enfola, a Punta Capo Bianco e il mantenimento della zona di tutela biologica delle Ghiaie (zona B).

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Inoltre si propone di tutelare anche le zone umide situate all’interno della Rada di Portoferraio (Terme di S.Giovanni e Schiopparello) e a Cala di Mola. Si tratta di microhabitat salmastri caratterizzati da una biocenosi peculiare (Lardicci e Castelli, 1986). Da rilevare, nella baia di Portoferraio, la presenza del teleosteo alolimbobio di origine limnica, il nono JAphanius fasciatus), caso unico nelle piccole isole e del polichete Desdemona ornata, prima segnalazione nell’emisfero boreale. Purtroppo questi habitat si trovano in zone molto belle paesaggisticamente, ma fortemente soggette alla pressione antropica: la baia di Mola, ad esempio, è in una situazione di grave degrado a causa soprattutto dalla concentrazione di natanti nella sua parte più interna che è quella ecologicamente più interes- sante. Si propone inoltre la protezione degli ambienti dunali di Lacona, unici in tutto l’Arcipelago. Nelle aree soggette a regime di tutela più elevato (Zona A e B) (V. Fig. 7.3.9.A) dovrebbero essere istituite una o più Riserve Marine con il compito di gestire tali zone, sviluppando anche specifici programmi di ricerca. A questo fine va segnalato che i comuni di Portoferraio e Rio Marina sarebbero disponibili a trovare soluzioni adeguate per l’installazione di laboratori, in zone costiere di loro competenza ove si verificasse l ‘esigenza di istituire riserve marine.

1.2.1. La proposta di zonazione

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Si tratta di una proposta di perimetrazione che individua, nel territorio di Portoferraio, una zona B per derivazione dall’area della riserva biogenetica dello Scoglietto, una zona C da Capobianco al Golfo di Viticcio, zone D per le altre parti del mare afferente Portoferraio.

La proposta fatta nello studio dell’Università di Pisa sembra quindi indicare l’assenza di specificità di estrema importanza che determinerebbero la necessità di zone di protezione assoluta in molta parte dell’isola d’Elba ed in particolare nel mare territoriale afferente Portoferraio. Riconosce però l’importanza della riserva dello Scoglietto, l’utilità per coerenza complessiva d’impianto, di stabilire norme di corretta gestione della risorsa marina, quindi determinati limiti ad un uso indiscriminato della stessa.

B.3 Il quadro conoscitivo della proposta di PTCP 2004 della Provincia di Livorno
La proposta di PTCP del 2004, affrontava per la prima volta, forse non solo in Toscana il tema del governo della risorsa marina, quindi offriva alcuni elementi conoscitivi, in gran parte ricavati da studi promossi dall’Università di Pisa e simili a quelli che la stessa Università aveva prodotto per il Ministero dell’Ambiente, ma anche da alcuni approfondimenti svolti dall’ARSIA in relazione alle problematiche della pesca e della maricoltura. Ancora individuava i siti di maggiore rilevanza ai fini dell’esplorazione subacquea turistica – diving, cioè una esplorazione culturale che riveste anche un particolare rilievo economico. Conseguentemente, considerate anche le pressioni antropiche che si registrano su gran parte del territorio provinciale, tenuto conto anche delle attività di pesca, proponeva l’individuazione di un sistema di aree protette estese a tutto il territorio provinciale, cioè inerente le isole, ma anche altri ambiti di particolare pregio e specificità: il tratto di mare tra Antignano e Quercianella, , la seccadella meloria, la secca di Vada, il tratto di mare antistante l’oasi di Bolgheri, il tratto di mare tra S.Vincenzo e Cala Moresca a Piombino, mentre per le isole riproponeva, grossomodo, seppure con alcune variazioni, le ipotesi già formulate dall’Università di Pisa per il Ministero dell’Ambiente e le ipotesi formulate da Agriconsulting per il piano del Parco. A tutto questo aggiungeva la inderogabile necessità di pervenire a questa costruzione con una procedura di concertazione istituzionale che coinvolgesse però anche la cittadinanza.

B.4 Le previsioni e prescrizioni del regolamento urbanistico vigente
Il regolamento urbanistico, come si è detto, recupera molta parte dell’ispirazione normativa e propositiva del PTCP 2004 e propone una ipotesi di aree marine protette dove si connettono in maniera forte terra e mare, dove il mare è inteso come parte di un contesto territoriale complesso, di una sezione tipica del territorio, di una sezione potremmo dire che presenta e conserva caratteri se non proprio originari tradizionali, talvolta non ancora espliciti ma magari recuperabili come nel caso delle Prade. La normativa del regolamento urbanistico si limita a riconoscere ambiti pregevoli rinviando alla necessaria concertazione istituzionale per la coerente individuazione delle aree marine protette e delle forme di tutela, ma non rinuncia neppure a dare prime indicazioni circa una corretta utilizzazione di tanti specchi d’acqua e delle spiagge ponendo specifici limiti di fruibilità, limiti all’utilizzazione ed alla trasformazione seppure temporanea di specifici ambiti (articolo 63).

C) LA CONSULTAZIONE, LA PARTECIPAZIONE

Considerata la rilevanza del tema, sia per quanto riguarda in prima istanza l’utilità della istituzione delle aree marine protette quale strumento per l’affermazione di un nuovo modello ecosostenibile di sviluppo, sia per quanto riguarda le possibilità di fruizione del territorio in ragione anche di consuetudini e modi di vita che caratterizzano la società locale, l’Amministrazione comunale ha ritenuto necessario procedere in due direzioni. In prima istanza ha convocato un’assemblea pubblica (a cui hanno partecipato circa trecento persone) ove spiegare i contenuti della proposta formulata dal Ministero, ipotizzando alcune soluzioni in materia di perimetrazione, zonizzazione e normazione, per raccogliere considerazioni e suggerimenti da parte dei cittadini, molti dei quali peraltro sul mare vivono, del mare conoscono molto, al mare sono intimamente legati perché hanno ben presente che la qualità del mare è presupposto, diremo praticamente inprenscindibile, per il loro sostentamento, ovvero risorsa essenziale non depauperabile. In seconda istanza si è tenuto un Consiglio Comunale aperto, alla presenza anche del presidente del PNAT, Dott. Mario Tozzi, nel corso del quale le forze politiche hanno potuto esprimere il loro orientamento. Alla consultazione popolare hanno fatto seguito infine alcuni contributi, formulati con lettere, documenti, planimetrie che singoli cittadini o associazioni hanno trasmesso all’Amministrazione per rendere esplicita la propria posizione, peraltro generalmente favorevole all’istituzione delle aree marine protette.
La proposta che verrà di seguito formulata non chiude ogni ragionamento, anzi diviene lo strumento concreto con cui aprire il confronto e la partecipazione, uno strumento quindi ancora ampiamente modificabile e migliorabile.

D) LA PROPOSTA (APERTA) DEL COMUNE DI PORTOFERRAIO

Da questo percorso discende la necessità di formulare una proposta in ossequio alla richiesta ministeriale, una proposta che tenga conto non solo delle aspettative o aspirazioni della società locale, ma anche e soprattutto di condizioni ambientali e naturali, di considerazioni scientifiche; una proposta, che nasce da una coerenza con gli elementi di quadro conoscitivo già citati e che può essere considerata un primo significativo contributo da sottoporre al Ministero dell’Ambiente, al Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, alla Regione Toscana, alla Provincia di Livorno, ai Comuni Elbani, alla Comunità Montana dell’Arcipelago, alle Associazioni di Categoria, alle Forze Sindacali e Politiche, al vasto e significativo mondo dell’Associazionismo (ambientalista e non), a tutti i cittadini che hanno a cuore lo straordinario territorio in cui viviamo ed operiamo, affinché possano integrarla e migliorarla.

Da quanto sopra esposto e considerato, dovendo contribuire, nel confronto con il Ministero, alla individuazione di una soluzione compatibile, non solo con l’ambiente naturale, ma anche con le condizioni sociali ed economiche del territorio si è formulata una proposta che non prevede zone di tipo A oltre all’attuale riserva biogenetica di Montecristo, ma prevede l’individuazione di zone di tipo B e C ed una estensione residuale delle aree di tipo D.

Pertanto:
1. si individua con possibile zona di tutela integrale il mare circostante Montecristo;
2. si conferma l’area di tutela tra lo Scoglietto, la punta della Madonna e Capobianco, area di tipo B, tenuto conto del particolare apprezzamento circa gli effetti positivi di quell’area di tutela divenuta un “must” per le attività di diving, oltre che sostanzialmente per il ruolo di nursery che svolge, riverberando il medesimo sulle aree limitrofe con effetti positivi per la piccola pesca;
3. si ipotizza una vasta area di tipo C da Capobianco all’Enfola, integrando però la normativa per meglio adattarla alle specificità e consuetudini locali, con la volontà già espressa di andare alla istituzione di sistemi di ormeggio tipo boe intelligenti in alcuni contesti, per impedire a imbarcazioni di rilevanti dimensioni di rilasciare indiscriminatamente ancore che arano i fondali, o, peggio, di scaricare liberamente a mare, ma anche per assicurare a questo turismo servizi dedicati che possono contribuire alla nascita di nuove unità lavorative; tutto questo ovviamente escludendo particolari limitazioni per le imbarcazioni medio piccole;
4. si conferma la disponibilità alla individuazione di una ulteriore zona di tipo B nel tratto di mare antistante il SIR delle Prade, per una profondità di circa 300 metri, al fine di tutelare, ma anche e soprattutto promuovere, il recupero di quanto residua dell’originaria area umida, peraltro caratterizzata da una antica salina che si ritiene dovrebbe essere ripristinata, almeno per finalità didattiche e turistiche;
5. si richiedono aggiustamenti normativi rispetto alla originaria proposta ministeriale, come riportato nelle pagine seguenti;
6. si ritiene che la gestione delle aree marine protette veda un ruolo attivo nella gestione dei comuni, delle istituzioni scientifiche, delle associazioni ambientaliste riconosciute, del mondo della pesca, dell’associazionismo sportivo, con particolare riferimento ai circoli di pesca, ai circoli della vela, alla Lega Navale Italiana;
7. si ritiene utile individuare ambiti da destinare alla maricoltura in forma biologica, sul modello di Capraia;
8. questione che merita una trattazione a parte è quella del demanio marittimo. Infatti, non si capisce bene, nella proposta di regolamentazione normativa, la differenza fra concessioni adottate o rinnovate dagli enti competenti “d’intesa” con l’ente gestore in zona B e quelle adottate o rinnovate dagli enti competenti “previo parere” dell’ente gestore in zona C. Al di là della (sempre ineliminabile) necessità di non appesantire i procedimenti con passaggi eccessivamente complessi, concordando quindi procedure snelle, magari attraverso protocolli tecnici, al fine di evitare fraintendimenti e sovrapposizioni, basterebbe adottare come modello generale quanto stabilito nel decreto Matteoli del 9 novembre 2004, modificativo del regime normativo della AMP delle Cinque Terre:
Art. 12. Demanio marittimo
I provvedimenti relativi all’uso del demanio marittimo e delle zone di mare ricadenti all’interno dell’area marina protetta «Cinque Terre», anche in riferimento alle opere e concessioni demaniali preesistenti all’istituzione della stessa, sono adottati o rinnovati dall’amministrazione competente d’intesa con il soggetto gestore dell’area marina protetta, tenuto conto delle caratteristiche dell’ambiente oggetto della protezione e delle finalita’ istitutive.
L’intesa potrebbe sostanziarsi in un parere endoprocedimentale.
A proposito della manutenzione e/o messa in sicurezza di opere esistenti e della gestione integrata della fascia costiera, poi, per le zone B e C, nella proposta di regolamentazione ministeriale, si prevede che siano “realizzabili, d’intesa con l’ente gestore e il ministero, se previsti dagli strumenti di programmazione territoriale vigenti alla data di pubblicazione del decreto”. La norma non pare risolvere la questione delle emergenze territoriali ed ambientali che possono verificarsi e pertanto sarebbe opportuno andare dietro alle reali esigenze, piuttosto che agli strumenti, utilizzando il meccanismo della concertazione e condivisione dei percorsi laddove si presentino criticità;
9. si ritiene necessario accompagnare l’istituzione delle aree marine protette con un progetto di riqualificazione e tutele ambientale, finalizzato allo sviluppo di un efficiente sistema di trattamento delle acque reflue, considerato che esistono ancora comuni che non sono dotati di depuratori,ma solo di impianti di trattamento primario con successivo scarico a mare con lunghe condotte sottomarine. Su questo si richiede la massima collaborazione, anche in termini finanziari, al Ministero dell’Ambiente, all’Assessorato all’Ambiente della regione Toscana, all’ATO 5.

Quanto condensato nel presente documento, deve ovviamente essere considerato un punto di partenza, un punto di vista, una visione tuttavia importante perché comunque l’Amministrazione Comunale è il collettore dei sentimenti e degli umori della comunità.
E’ una visione tanto più importante perché in qualche modo filtra anche la radicalità di alcune posizioni e consente di definire una sponda per proseguire in un dialogo che si ritiene essenziale per pervenire ad una soluzione concertata e fatta propria dalla società locale, che forse per la prima volta, potrà sentirsi protagonista positiva del governo delle risorse e non destinataria di decisioni assunte da altri.
La proposta che viene presentata è infatti una proposta aperta, sia riguardo alla zonazione che al sistema delle regole e serve a costituire una prima base di riflessione comune; come tale necessita di un percorso partecipativo, che richiede un adeguato confronto con il mondo dell’associazionismo, ambientalista e non, della pesca, con le categorie economiche, con le forze sociali, con tutte le istituzioni coinvolte, con tutte le realtà organizzate e con i cittadini.
Per questo nei prossimi giorni, e fino al 15 settembre, l’A.C. consulterà i cittadini. Solo alla fine di questo percorso si potrà definire ed approvare la proposta conclusiva, che non sarà solo proposta della Giunta o del Consiglio Comunale, ma dei cittadini e delle loro rappresentanze.

Comune di Portoferraio

Proposta di perimetrazione e zonazione

Proposta di quadro normativo

Regolamentazione orientativa nelle diverse zone di protezione A, B e C

(in rosso e corsivo le proposte del Comune)

ATTIVITA’ zona A zona B Zona C
Soccorso e sorveglianza Consentiti Consentiti Consentiti
Attività di servizio dell’ente gestore Consentite Consentite Consentite
Ricerca scientifica Autorizzata Autorizzata Autorizzata
Balneazione Vietata Autorizzata Consentita Consentita
Snorkeling Vietato Autorizzata Consentito Consentito
Immersioni subacquee individuali (con ARA) Vietate Autorizzate Consentite
Visite guidate subacquee (con ARA) Vietate Autorizzate, tramite i centri d’immersione residenti Consentite
Navigazione a remi, a pedali, a vela, o con propulsore elettrico Vietata
Autorizzata Consentita a 5 nodi, entro i 300 m dalla costa, e a 10 nodi tra i 300 e i 600 m dalla costa, sempre in assetto dislocante
Navigazione a motore di natanti e imbarcazioni Vietata Consentita a 5 nodi, entro i 300 m dalla costa, e a 10 nodi tra i 300 e i 600 m dalla costa, sempre in assetto dislocante
Navigazione Navi da diporto (in linea con all. IV e VI della MARPOL 73/78) Vietata Vietata
Autorizzata a 5 nodi, entro i 300 m dalla costa, e a 10 nodi tra i 300 e i 600 m dalla costa, sempre in assetto dislocante Consentita a 5 nodi, entro i 300 m dalla costa, e a 10 nodi tra i 300 e i 600 m dalla costa, sempre in assetto dislocante
Moto d’acqua, Acquascooter, Sci nautico Vietati Vietati Vietati
Visite guidate -Trasporto passeggeri Vietati Autorizzati, a 5 nodi, entro i 300 m dalla costa, e a 10 nodi tra i 300 e i 600 m dalla costa, sempre in assetto dislocante Consentita a 5 nodi, entro i 300 m dalla costa, e a 10 nodi tra i 300 e i 600 m dalla costa, sempre in assetto dislocante
Navigazione mezzi di linea e di servizio Vietati Autorizzati, a 5 nodi, entro i 300 m dalla costa, e a 10 nodi tra i 300 e i 600 m dalla costa, sempre in assetto dislocante Consentita a 5 nodi, entro i 300 m dalla costa, e a 10 nodi tra i 300 e i 600 m dalla costa, sempre in assetto dislocante
Ancoraggio Vietato Vietato nelle aree particolarmente sensibili, individuate e segnalate dal soggetto gestore, e consentito al di fuori di esse
Consentito nelle zone C, nelle zone B consentito con la sola eccezione di aree particolarmente sensibili individuate e delimitate dall’ente gestore
Ormeggio Vietato
Autorizzato per scopi scientifici e di ricerca Consentito Consentito
ATTIVITA’ zona A zona B Zona C

Pesca sportiva residenti
(i titolari di 2° case e coloro che risultano lungo-domiciliati –almeno 3 mesi- debbono essere assimilati ai residenti)
Vietata
Autorizzata, solo con lenze e canne
Consentita, solo con lenze e canne. Nella Zona B ex Riserva Marina dello Scoglietto solo da terra
Autorizzata; vietata con nasse, palangari e filaccioni
Consentita, compresa la pesca con nasse e con palamito con numero di ami a persona non superiore a 70, con limite massimo di 200 ami a imbarcazione

Pesca sportiva non residenti Vietata Vietata
Autorizzata, solo con lenze e canne. Nella Zona B ex Riserva Marina dello Scoglietto solo da terra Autorizzata, solo con lenze e canne
Consentita, solo con lenze e canne
Pesca subacquea Vietata Vietata Vietata
Autorizzata, mediante il rilascio di apposito patentino e con segno di riconoscimento sul pallone sub o mezzo d’appoggio. Vietata la pesca alla cernia

Piccola pesca artigianale residenti Vietata Consentita, vietata unicamente nella ex riserva dello Scoglietto Consentita
Piccola pesca artigianale non residenti Vietata Vietata Vietata

Pescaturismo e Ittiturismo Vietati Autorizzati per i soli operatori residenti, vietati unicamente nella ex riserva dello Scoglietto Consentiti
Pesca a strascico Vietata Vietata Vietata
Pesca a circuizione (cianciolo, lampara) Vietata Vietata Vietata
Pesca con le turbosoffianti Vietata Vietata Vietata
Acquacoltura Vietata Vietata Vietata
Autorizzata in aree individuate e delimitate, ma solo con modalità non impattanti e biologiche e per specie di pregio
Mitilicoltura Vietata Vietata Autorizzata alle sole concessioni già esistenti
Autorizzata
Ripopolamento attivo Vietato Vietato Vietato
Concessioni demaniali marittime Vietate Adottate o rinnovate dagli enti competenti d’intesa con l’ente gestore
Adottate o rinnovate dagli enti competenti previo parere dell’ente gestore Adottate o rinnovate dagli enti competenti previo parere dell’ente gestore

ATTIVITA’
zona A
zona B
Zona C
Manutenzione e/o messa in sicurezza di opere esistenti e gestione integrata fascia costiera Vietate Realizzabili, d’intesa con l’ente gestore e il Ministero, se previsti dagli strumenti di programmazione territoriale vigenti alla data di pubblicazione del decreto
Realizzabili, previo parere dell’ente gestore
Barriere sommerse con funzione antistrascico, antierosione e ripopolamento ittico Vietate Realizzabili, d’intesa con l’ente gestore e il Ministero
Realizzabili, previo parere dell’ente gestore

Restauro ambientale, ripristino e ripascimento spiagge
Vietate Realizzabili, d’intesa con l’ente gestore e il Ministero dell’Ambiente
Realizzabili, previo parere dell’ente gestore

REGOLAMENTAZIONE ORIENTATIVA
ZONE D DI TUTELA SPERIMENTALE

ATTIVITA’ PROPOSTA MINISTERO AMBIENTE CONSIDERAZIONI E IPOTESI DI MODIFICA
Soccorso, sorveglianza e servizio Consentiti
Ricerca scientifica Consentita
Balneazione Consentita
Snorkeling Consentito
Immersioni individuali con autorespiratori Consentite
Visite guidate subacquee con autorespiratori Consentite
Navigazione a remi Consentita
Navigazione a vela Consentita
Navigazione natanti a motore Consentita
Navigazione imbarcazioni a motore Consentita
Navigazione navi da diporto Consentita
Moto d’acqua, acquascooter, sci nautico Consentiti
Visite guidate, trasporto collettivo Consentiti
Navigazione mezzi di linea e di servizio Consentita
Ancoraggio Consentito
Ormeggio Consentito
Pesca sportiva residenti Consentita
Pesca sportiva non residenti Autorizzata Consentita
Pesca subacquea Autorizzata Consentita
Piccola pesca artigianale residenti Consentita
Piccola pesca artigianale non residenti Vietata
Pescaturismo e ittiturismo Consentiti
Pesca a strascico Vietata
Acquacoltura Vietata Autorizzata in aree individuate e delimitate, ma solo con modalità non impattanti e biologiche e per specie di pregio
Ripopolamento attivo Vietato

NOTE
L’AMP è suddivisa in zone A, B, e C, D sottoposte a diverso regime di tutela ambientale, tenuto conto delle caratteristiche ambientali e della situazione socio-economica ivi presenti.
L’AMP comprende anche i relativi territori costieri del demanio marittimo.
La sorveglianza nell’AMP è effettuata dalla Capitaneria di Porto e dalle polizie degli enti locali delegati alla gestione.
Tutte le attività consentite sono disciplinate e, ove previsto, specificamente autorizzate dal soggetto gestore dell’AMP, tramite il Regolamento di esecuzione e organizzazione.
Il soggetto gestore può prevedere nel Regolamento di esecuzione e organizzazione misure di premialità ambientale.

Definizioni
accesso, l’ingresso, da terra e da mare, all’interno dell’area marina protetta delle unità navali al solo scopo di raggiungere porti, approdi, aree predisposte all’ormeggio o aree individuate dove è consentito l’ancoraggio;
acquacoltura, l’insieme delle pratiche volte alla produzione di individui di specie animali e vegetali in ambiente acquatico mediante il controllo, parziale o totale, diretto o indiretto, del ciclo di sviluppo degli organismi acquatici;
ancoraggio, l’insieme delle operazioni per assicurare la tenuta al fondale delle unità navali, effettuato esclusivamente dando fondo all’ancora;
aree sensibili, fondali di rilevante interesse ai fini della protezione ambientale, in quanto ospitano praterie di Posidonia oceanica, altre fanerogame marine, coralligeno e altre biocenosi di pregio;
balneazione, l’attività esercitata a fine ricreativo che consiste nel fare il bagno e nel nuotare, che può essere praticata anche con l’impiego di maschera e boccaglio, pinne, calzari e guanti e che può comportare il calpestio dei fondali e dei tratti di costa fino alla massima escursione di marea;
campi ormeggio, anche detti campi boe, aree adibite alla sosta delle unità da diporto, attrezzate con gavitelli ancorati al fondale, disposti in file ordinate e segnalati per la sicurezza della navigazione;
centri di immersione, le imprese o associazioni che operano nel settore turistico-ricreativo subacqueo e che offrono servizi di immersioni, visite guidate e addestramento;
deriva, piccola unità da diporto aperta o semipontata, dotata di deriva mobile;
imbarcazione, qualsiasi unità da diporto, con scafo di lunghezza da 10 a 24 metri, come definito ai sensi del D. lgs. 18 luglio 2005, n. 171;
immersione subacquea, l’insieme delle attività effettuate con l’utilizzo di apparecchi ausiliari per la respirazione (autorespiratori), finalizzate all’osservazione dell’ambiente marino e all’addestramento subacqueo;
ittiturismo, le attività di ospitalità, di ristorazione e di servizi, sia ricreative sia culturali finalizzate alla corretta fruizione degli ecosistemi acquatici e delle risorse della pesca, valorizzando gli aspetti socio-culturali del mondo dei pescatori, esercitate da imprese di pesca che effettuano l’attività sia individualmente, sia in forma associata, attraverso l’utilizzo della propria abitazione o struttura, nella disponibilità dell’imprenditore;
locazione di unità navale, il contratto con il quale una delle parti si obbliga, dietro corrispettivo, a far godere all’altra per un dato tempo l’unità navale, secondo quanto previsto dal D. lgs. 18 luglio 2005, n. 171;
MARPOL 73/78, convenzione internazionale ratificata dallo Stato per la prevenzione dell’inquinamento marino causato dalle navi, stipulata nel 1973 e modificata nel 1978, con disposizioni specifiche inserite in sei annessi, sottoposti a ciclici aggiornamenti.
misure di premialità ambientale, disposizioni differenziate ed incentivi, anche economici, finalizzati alla promozione delle attività che implicano un minore impatto ambientale, quali preferenzialità nelle autorizzazioni, agevolazioni negli accessi, equiparazione ai residenti, tariffe scontate per i servizi e i canoni dell’area marina protetta;
mitilicoltura, l’insieme delle pratiche volte alla produzione di individui di mitili in ambiente acquatico mediante il controllo, parziale o totale, diretto o indiretto, del ciclo di sviluppo degli individui;
monitoraggio, la sorveglianza regolare dell’andamento dei parametri indicatori dello stato e dei processi, finalizzata alla valutazione delle deviazioni da uno standard determinato;
natante, qualsiasi unità da diporto, con scafo di lunghezza pari o inferiore a 10 metri, come definito ai sensi del D. lgs. 18 luglio 2005, n. 171;
nave da diporto, qualsiasi unità da diporto, con scafo di lunghezza superiore a 24 metri, come definito ai sensi del D. lgs. 18 luglio 2005, n. 171;
navigazione, il movimento via mare di qualsiasi costruzione destinata al trasporto per acqua;
noleggio di unità navale, il contratto con il quale l’armatore, in corrispettivo del nolo pattuito, si obbliga a compiere, con una unità navale determinata, uno o più viaggi prestabiliti, ovvero, entro i periodo di tempo convenuto, i viaggi ordinati dal noleggiatore alle condizioni stabilite dal contratto e dagli usi, secondo quanto previsto all’articolo 384 del codice della navigazione;
ormeggio, l’insieme delle operazioni per assicurare le unità navali a un’opera portuale fissa, quale banchina, molo o pontile, ovvero a un’opera mobile, in punti localizzati e predisposti, quale pontile o gavitello;
pesca sportiva, l’attività di pesca esercitata a scopo ricreativo;
pesca subacquea, l’attività di pesca, sia professionale sia sportiva, esercitata in immersione;
pescaturismo, l’attività integrativa alla piccola pesca artigianale, come disciplinata dal decreto ministeriale 13 aprile 1999, n. 293, che definisce le modalità per gli operatori del settore di ospitare a bordo delle proprie imbarcazioni un certo numero di persone, diverse dall’equipaggio, per lo svolgimento di attività turistico-ricreative;
piccola pesca artigianale, la pesca artigianale esercitata a scopo professionale per mezzo di imbarcazioni aventi lunghezza inferiore a 12 metri tra le perpendicolari e comunque di stazza non superiore alle 10 TSL e 15 GT, esercitata con attrezzi da posta, ferrettara, palangari, lenze e arpioni, come previsto dal decreto ministeriale 14 settembre 1999;
ripopolamento attivo, l’attività di traslocazione artificiale di individui appartenenti ad una entità faunistica che è già presente nell’area di rilascio;
transito, il passaggio delle unità navali all’interno dell’area marina protetta;
trasporto passeggeri, l’attività professionale svolta da imprese e associazioni abilitate, con l’utilizzo di unità navali adibite al trasporto passeggeri, lungo itinerari e percorsi prefissati ed in orari stabiliti;
unità a impatto minimo, unità con esclusiva propulsione a vela, a remi, a pedali o con esclusiva propulsione con motore elettrico in linea con la Direttiva 2003/44/CE;
unità eco-compatibili, natanti e imbarcazioni in linea con la Direttiva 2003/44/CE (motore a 4 tempi benzina verde, fuoribordo a 2 tempi ad iniezione diretta, entrobordo diesel conforme), navi da diporto in linea con gli Annessi IV e VI della MARPOL 73/78, unità dotate di casse per la raccolta dei liquami di scolo, unità con motore alimentato con biodiesel, etanolo, gas o altri carburanti ecologici;
unità navale, qualsiasi costruzione destinata al trasporto per acqua, come definito all’articolo 136 del codice della navigazione;
zonazione, la suddivisione dell’area marina protetta in zone sottoposte a diverso regime di tutela ambientale.