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“ADDIO COMPAGNI”, CHI LASCIA I DS PER SEGUIRE MUSSI

ALL'ELBA LA SINISTRA INTERNA VIAGGIA COMPATTA VERSO LA SEPARAZIONE. ALESSI, BRIANO, GIANNULLO, E MAZZEI GIA' DECISI A ENTRARE NEL NUOVO MOVIMENTO. IN DUBBIO MARTORELLA. COME CAMBIERA' LA POLITICA LOCALE?

"ADDIO COMPAGNI", CHI LASCIA I DS PER SEGUIRE MUSSI

La sinistra dei Ds saluta e se ne va, ma non vuole che si chiami scissione. Quelli che restano negano che sia uno scioglimento. I toni commossi di Fabio Mussi (“Buona fortuna compagni”), cosi come l’abbraccio affettuoso che gli ha riservato “l’amico” Fassino, autorizzano a parlare di divorzio consensuale. L’ultimo passo di una separazione in casa che durava da tempo si è consumato oggi al congresso di Firenze, di fronte al bivio del Partito Democratico, che presto nascerà dalla fusione di Ds e Margherita. “Caro Piero – ha detto il ministro piombinese – precipitate verso il Partito Democratico senza aver chiarito nulla. Noi ci fermiamo qui, la nostra intenzione è di costruire un movimento politico autonomo”.
A giudicare dai dirigenti locali che abbiamo interpellato noi, quasi tutta la sinistra interna si unirà all’“addio compagni” di Mussi. Il presidente della Comunità Montana, Danilo Alessi, che è stato suo stretto collaboratore, ha già segnato sul calendario il 5 maggio, giorno fissato per la manifestazione romana che darà il via alla fase costituente del nuovo partito della sinistra: “Io ho sempre sostenuto la mozione di Mussi – spiega lo storico dirigente comunista elbano – quindi resterò con lui. Non c’è nessuna scissione in corso, ci stiamo separando in maniera serena e senza traumi. I Ds saranno sciolti, e noi abbiamo deciso di non aderire al nuovo Partito Democratico perché non ne condividiamo contenuti e modi. Il nuovo partito di Mussi sarà formato dal 15% della componente dei Ds, quella parte che ritiene sia importante assicurare e mantenere la sinistra politica. All’Elba 3 congressi su 7 sono andati a Mussi, quindi rimane ancora una fetta consistente, poi ognuno farà le sue scelte individualmente”.
Convinta aderente sarà anche Maria Grazia Mazzei, che è assessore di Alessi: “Io sto con Mussi. Sono sempre stata e rimarrò una donna di sinistra”.
Un’altra donna di sinistra che vuole restare tale e Milena Briano, capogruppo in Comunità Montana e assessore a Capoliveri: “Il partito democratico non esiste, esistono i Ds che si sciolgono. Una parte di questo partito che si scioglie fonderà il Partito Democratico, l’altra cercherà di mettere insieme i socialisti che aderiranno al partito del socialismo europeo. Io aderirò alla seconda soluzione”.
Il segretario dell’intercomunale elbana, Mario Giannullo, è un altro sostenitore del nascente “partito socialista”: “L’Italia non può non avere una forza politica di sinistra che si ispiri al socialismo europeo”.
Atteggiamento più imparziale, o forse più deluso, quello di Mario Martorella, che molti indicano come possibile candidato a sindaco di Porto Azzurro: “Io non sto né di qua né di là. Resto a casa mia e continuo a fare il consigliere provinciale. Sono e rimango un vecchio comunista, non mi voglio impegnare con nessuno ora”.
Il “movimento politico nuovo” dunque, prima ancora del Partito Democratico, potrebbe terremotare gli assetti politici locali. Intanto la separazione si rifletterà presto sull’organigramma interno dei Ds, che continueranno a esistere per un anno. Giannullo dovrebbe lasciare, anche se dice che “è ancora prematuro parlare di cosa farò, perché bisogna anche attendere il risultato dei dibattiti congressuali”. “Le decisioni – assicura – le prenderemo tutti insieme”. Altro discorso ancora sono gli elettori. La mozione “A sinistra per il socialismo europeo” ha raccolto una bella fetta di iscritti nei congressi di sezione dei Ds elbani: il 48% (il 12 in Toscana, il 15 in Italia). Molti di questi – come abbiamo visto – diventeranno militanti del nuovo partito. Ma come si divideranno il patrimonio di consensi i due divorziati? E’ possibile che un soggetto movimentista e identitario, magari più battagliero sui temi dell’ambiente, possa portar via ai Ds elbani una bella fetta di voti, specie nostalgici. Ma il grosso delle casseforti elettorali, legate a sindacato, movimento cooperativo e associazionismo, dovrebbe seguire l’apparato, in gran parte “riformista”. In quel caso, i “socialisti di Mussi”, specie se dovessero trovare un’intesa con i socialisti dello Sdi (così si dice), si potrebbero ritrovare sovradimensionati – quanto a incarichi amministrativi – rispetto alla loro effettiva forza elettorale (e a quella del Partito Democratico e degli altri alleati). Eventualità che potrebbe avere ripercussioni fin dagli imminenti accordi sui prossimi posti da assegnare (Parco compreso).