Quantcast
"GHIAIE E PRADE ZONA B, 3 MIGLIA DI C, LA D NON SERVE, CONSENTIRE LA PESCA RESIDENTI IN B, SUBACQUEA IN C" - Tirreno Elba News
LA REDAZIONE
Scrivici
PUBBLICITÀ
Richiedi contatto

“GHIAIE E PRADE ZONA B, 3 MIGLIA DI C, LA D NON SERVE, CONSENTIRE LA PESCA RESIDENTI IN B, SUBACQUEA IN C”

E' LA PROPOSTA DEL SINDACO DI PORTOFERRAIO. "LE AMP NON SONO UNO SPAURACCHIO. LASCIAMO PERDERE I TESORETTI ELETTORALI, L'OCCASIONE NON VA PERSA". L'IDEA DI UNA PIATTAFORMA PER I DIVING ALLO SCOGLIETTO

"GHIAIE E PRADE ZONA B, 3 MIGLIA DI C, LA D NON SERVE, CONSENTIRE LA PESCA RESIDENTI IN B, SUBACQUEA IN C"

(Questo che pubbichiamo è il contributo che il sindaco di Portoferraio affida al dibattito di questi giorni sulle aree marine, riassumendo le proposte di zonizzazione e di modifica alla normativa che regola le attività umane all’interno della amp).

L’assemblea pubblica di lunedì sera sulle A.M.P. ci ha consegnato un messaggio importante: che i cittadini di Portoferraio non vedono la loro istituzione come uno spauracchio, ma come una possibilità concreta di sviluppare una disciplina di tutela e di razionale utilizzo insieme del nostro ambiente. Il mare, infatti, adesso c’è, ma è abbandonato a tutto e a tutti: alle petroliere, che ci sfiorano correndo lungo le loro rotte, ma rispetto alle quali non abbiamo ancora adeguate forme di controllo e monitoraggio satellitare, con tutti gli enormi rischi del caso; ai pescatori senza scrupoli che arano secche e fondali con le reti a strascico, distruggendo il novellame ed impoverendo costantemente il nostro bene più prezioso; persino agli idioti della domenica, che ci consegnano, soprattutto in piena stagione turistica, schiume maleodoranti, sacchetti e bottiglie di plastica, strascichi di ancore ed ancorotti sulle praterie di posidonia, eliche ruotanti in mezzo ai bagnanti.
Le A.M.P. non sono certo in grado di risolvere tutti questi problemi, ma possono rappresentare una chance importante di fare quello che finora era impensabile: una gestione attiva, da protagonisti, della risorsa mare.
Perché ciò accada occorre buonsenso ed equilibrio. Il pescatore amatoriale, il professionista, il subacqueo, il circolo di pesca, il diving, l’operatore turistico non sono gli avversari di questo percorso, sono oggi i nostri più preziosi interlocutori ed alleati; se adeguatamente coinvolti fin dall’inizio possono diventare domani i guardiani attivi del sistema.
Ma è chiaro che se si vuole ottenere un simile risultato bisogna fin da ora fare scelte precise, quelle scelte che l’Amministrazione ha elencato come vere e proprie proposte di modifica normativa e progettuale rispetto alla prima indicazione ministeriale.
Provo a riassumerle schematicamente, semplificando al massimo:

ZONIZZAZIONE
Una zona A soltanto intorno a Montecristo
Una zona B nella porzione di mare antistante il Sir delle Prade;
Un’altra zona B dallo Scoglietto alle Ghiaie
Una grande zona C per il resto della costa, compreso Capo Enfola.

MODIFICHE NORMATIVE
Pesca dei residenti consentita (vuol dire che basta avere dietro un documento d’identità che attesti la residenza) nelle zone B con lenze, canne, totanaie, polpaie, traine.
Pesca dei residenti consentita nelle zone C anche con nasse e palamiti (70 ami a persona o 200 ami a barca).
Nelle zone C possono pescare anche i non residenti, con lenze, canne, traina, totanaia e polpaia.
Nelle zone C si può poi praticare la pesca subacquea, con apposito patentino e segno di riconoscimento sul pallone o sul mezzo d’appoggio.
Nelle zone B e C si può ovviamente praticare la piccola pesca artigianale.

Dopo l’assemblea di lunedì e un incontro molto positivo e stimolante col Circolo Teseo Tesei, mi sentirei di aggiungere che:

– allo Scoglietto dobbiamo necessariamente salvaguardare le cernie e tutti gli animali che la riserva in questi anni ha sottratto all’estinzione; allora delle due l’una: o facciamo una piccola zona A, dove però, come alle Cinque Terre, consentiamo la balneazione e le immersioni guidate; o facciamo una Zona B, dove vietiamo la pesca solo nell’area dello Scoglietto, con una precisa delimitazione mediante boe galleggianti;
– la pesca subacquea alla cernia va vietata anche nella zona C; è una bella e intelligente proposta che mi ha fatto il Tesei (insieme ad una buona proposta di perimetrazione per Portoferraio e per il resto dell’Isola), che dimostra che se non abbiamo una visione integralista e diamo ad ogni soggetto il giusto ruolo e valore, alla fine dai pescasportivi possiamo avere un contributo fondamentale per creare e poi controllare e gestire le nostre A.M.P.;
– in questi giorni mi sono sempre più convinto che le zone D non servono a niente; soprattutto che non ci tutelano adeguatamente dalla pesca industriale, a parte lo strascico. Personalmente estenderei un anello di protezione in zona C a tutto il mare territoriale per almeno tre miglia. In questo modo eviteremmo di avere davanti alle nostre coste non solo lo strascico, ma anche le zaccalene e tutte le barche che praticano tipi di pesca assimilabili. Ne avrebbe un enorme beneficio il mare e di riflesso la pesca locale ed il turismo;
– la regolamentazione dell’ormeggio e dell’ancoraggio, con l’individuazione di precise zone deputate non è il pensiero di un ignorante, ma è quello che si fa in tutti i paesi civili; Portoferraio ha scelto il sistema delle “oasi blu” con boe intelligenti, un sistema che ha vinto importanti premi nazionali per la sua ecosostenibilità; dove non si adotterà quel sistema si dovrà avere comunque una disciplina con aree individuate e definite; se qualcuno vuole che il mare di Capobianco o di Sansone o dell’Enfola diventi (e con le A.M.P. potrebbe diventarlo ancora di più) la destinazione finale, abbandonata alla più assoluta anarchia, delle piattaforme di lancio, cioè degli approdi turistici del continente faccia pure. Io non lo voglio e sono convinto che non lo vogliono neanche gli operatori turistici e tutte le persone che amano l’ambiente;
– al di là della zonazione da definire, il punto di immersione dello Scoglietto è così importante che è impensabile non posizionarvi una piattaforma fissa per l’ormeggio dei diving; era proprio quello il caso emblematico del rischio “àncora in testa al sub” a cui facevo riferimento nell’assemblea di lunedì;
– è necessario che la proposta da presentare al Ministero sia una proposta complessiva per l’Elba e che sia anche una proposta sostenuta dal Parco; per fare questo è necessario parlarsi, con le categorie economiche e sociali, col mondo della pesca, con i circoli, con i diving e soprattutto tra i soggetti istituzionali. Bisogna pertanto che ognuno usi il massimo di responsabilità, che non si inseguano facili consensi (che possono consegnare consistenti ed effimeri “tesoretti” politico-elettorali, ma anche causare danni non riparabili).

Affido queste poche, ulteriori considerazioni al dibattito di questi giorni, come ennesimo contributo aperto, con un’ultima precisazione. Ho capito di non aver spiegato bene che cosa intendessi per rischio di un “nuovo centralismo” legato all’istituzione delle A.M.P.
Non era certo un tentativo di mettere in discussione o ridimensionare il ruolo del Parco, né di creare un opposto centralismo comunale, seppur diffuso; mi riferivo ad un aspetto imprescindibile, in qualche modo già accennato: al fatto cioè che intorno al mondo delle istituzioni vedo in questi giorni uno straordinario fermento, uno straordinario interesse, una straordinaria esternazione di energie positive. L’assemblea di lunedì ha sostanzialmente esplicitato questo aspetto: le A.M.P. non sono una questione burocratica del Ministero, del Parco e dei Comuni, sono una grande questione sociale del nostro territorio; intorno a noi si muovono associazioni, circoli, soggetti economici che vogliono essere protagonisti adesso e domani. E’ un’occasione che non va persa, anzi va coltivata con sensibilità ed attenzione; dal circolo subacqueo che non vuole cacciare le cernie, anzi vuole proporsi come controllore del rispetto delle regole, dal diving che vuol mantenere il divieto di pesca allo Scoglietto, dall’associazione che si offre come presidio a terra, fino alle categorie economiche che si propongono quali interlocutori per costruire un progetto dal basso, siamo di fronte ad un’enorme ricchezza diffusa che non va dispersa, ora e dopo, e soprattutto non va delusa, con qualche colpo di burocrazia molto tecnocratico, ma anche molto lontano dai bisogni e dalle attese del territorio. Sono sicuro che saremo all’altezza della sfida.