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L’ANELLO IDRICO DI LACONA MAI ENTRATO IN FUNZIONE, DENUNCE DEI CITTADINI, INDAGINI DELLA FINANZA

L'IMPIANTO E' STATO COSTRUITO NEL '95, MA LE RICHIESTE DI ALLACCIO SONO STATE TUTTE RIGETTATE, ABITAZIONI E ATTIVITA' RIMEDIANO COI POZZI. BALLERINI: "QUALCUNO DOVRA' SPIEGARE PERCHE'". ASA: "LE RICHIESTE SODDISFATTE ENTRO MAGGIO", ACQUISITI ATTI IN COMUNITA' MONTANA

L'ANELLO IDRICO DI LACONA MAI ENTRATO IN FUNZIONE, DENUNCE DEI CITTADINI, INDAGINI DELLA FINANZA

L’anello di Lacona fu costruito nel 1995, con le risorse ricavate dai ribassi d’asta dall’appalto per la dorsale idrica elbana, progetto affidato quattro anni prima dalla Comunità Montana e finanziato con fondi europei. Un circuito collegato alla spina dorsale Zanca-Rio Marina, che avrebbe dovuto distribuire l’acqua alle abitazioni della zona. Questo impianto però non è mai stato messo in funzione, tanto che le richieste dei laconesi di essere allacciati all’acquedotto sarebbero state tutte rigettate, dalla Comunità Montana prima e da Asa poi. Sul perché indaga ora la Guardia di Finanza, che martedì mattina ha visitato il comune di Capoliveri e la sede della Comunità Montana.
E’ stato probabilmente in seguito alle denunce degli abitanti di Lacona che la procura di Livorno ha aperto un fascicolo sul caso, seguito dagli uomini del reparto operativo navale delle Fiamme Gialle di Portoferraio. Guido Allori, che a Lacona ci vive e questa storia la conosce bene, ricorda che alle domande di allaccio è stato risposto che “non esistevano i braccetti secondari che servono a raggiungere le utenze, e che la pressione dell’acqua all’interno dell’anello non sarebbe stata sufficiente per un buon funzionamento”. Più o meno quanto riferisce Nilo Mazzarri: “Questo impianto è costato un bel po’ di miliardi, ma non è mai entrato in funzione. Noi non abbiamo mai capito perché, forse per ragioni politiche, o economiche”. Molti laconesi addirittura pensano “che sia stato costruito senza l’intenzione di farlo mai funzionare”. Eppure avrebbe risolto non pochi problemi quell’anello, soprattutto quando restano a secco i pozzi che tutti i laconesi hanno, e che rappresentano ancora l’unica fonte di approvvigionamento idrico, sulla cui qualità peraltro si avanzano anche dei dubbi. Inoltre l’estate, con le falde acquifere sfruttate al massimo e il livello dell’acqua che scende considerevolmente, campeggi, alberghi e attività turistiche sono costrette a comprare l’acqua delle autobotti, con costi salgono alle stelle.
Le indagini aperte dalla procura cercheranno di spiegare proprio i motivi che hanno determinato la mancata fornitura del servizio, nonostante la disponibilità – e la funzionalità “teorica” – dell’anello idrico. Saranno sentiti, con tutta probabilità, gli amministratori che si sono susseguiti dal ‘95 ad oggi, in Comunità Montana, Asa, Ato, comune.
Fulvio Bigongiari di Asa, che attualmente gestisce il servizio idrico, fa presente “che la situazione dell’anello idrico di Lacona l’azienda l’ha ereditata così, con qualche chilometro di tubi ridotti a colabrodo. L’acquedotto in quelle condizioni non poteva essere messo in funzione, perchè andavano prima ripuliti i tubi dall’acqua stagnante, andavano riparate le perdite e fatte le analisi per verificare la salubrità dell’acqua. Ragioni tecniche”. “Da qualche giorno in effetti gli operai stanno lavorando e – ha assicurato Bigongiari – l’anello entrerà in funzione entro maggio. “Stiamo accettando le richieste di allacciamento e saremo in condizioni di soddisfarle subito, per chi è già servito dalle tubature. Per gli altri dovremo parlarne con il comune di Capoliveri”. Ma i laconesi addirittura si sono visti recapitare da Asa le bollette per il pagamento delle fognature. “Il regolamento d’ambito prevede che debbano essere comunque pagate anche da chi non usufruisce della rete idrica pubblica”, ci ha spiegato Bigongiari.
La Comunità Montana (che ha gestito il servizio fino al 31 dicembre 2004) conferma che “tutto quanto era nella disponibilità dell’ente è stato fornito” alle forze di polizia giudiziaria, e ricorda che “fu un commissario della Regione a realizzare il progetto, che non era presente nel progetto iniziale della dorsale appaltato dall’ente”. La giunta comprensoriale fa sapere però che agli atti non risultano richieste di allaccio, e conferma che Asa si è attivata “per ripristinare gli impianti ed eventualmente realizzare le istanze pendenti.
Il sindaco di Capoliveri, interpellato da Tenews, confessa di non conoscere bene il caso, dal momento che non ha mai ricevuto segnalazioni dai cittadini. “Ora – dice Ballerini – ho il dovere d’inviare una lettera a tutti i cittadini che possiedono pozzi, con la richiesta di documentazione che ne attesti la legalità procedurale. Attiverò l’ufficio tecnico e l’Asl per verificare la salubrità dell’acqua. E’ chiaro che qualcuno dovrà pur spiegare perché ai laconesi è sempre stato negata la possibilità di usufruire di un servizio essenziale, e che si mettano in atto tutte le azioni che ristabiliscano legalità laddove è venuta meno”.

Tenews