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“DICIAMO SI’ ALLE AREE MARINE, MA SENZA PRECONCETTI, LA PROPOSTA DEL MINISTERO VA AMPIAMENTE RIVISTA”

di Roberto PERIA (sindaco di Portoferraio)

"DICIAMO SI' ALLE AREE MARINE, MA SENZA PRECONCETTI, LA PROPOSTA DEL MINISTERO VA AMPIAMENTE RIVISTA"

(Dal sindaco di Portoferraio riceviamo questo importante intervento sulle aree marine protette. “Discutiamone tutti senza pregiudizi e armati di buon senso – dice Peria – e coinvolgiamo associazioni ambientaliste, cittadini, operatori subacquei, associazioni di categoria, mondo della pesca”).

Sulle aree marine protette bisogna passare dal “se” al “come”.
In caso contrario vi è un consistente rischio di trasformare un dibattito fondamentale per le nostre comunità in uno scontro ideologico del tipo “parco si, parco no”, che non serve a nessuno.
Perché questo non accada, però, è necessario non commettere gli errori del passato:
i cittadini debbono essere informati sui vincoli, sulle possibilità e sui vantaggi che derivano dalle aree marine protette; il percorso deve essere costruito dal basso, è necessario “smontare” subito ogni argomento pretestuoso e cercare ampie compatibilità non solo con le esigenze di tutela, ma anche con quelle di corretta gestione e sviluppo delle attività umane, sia di natura tradizionale (balneazione, frequentazione, pesca sportiva), sia di natura economica e sociale (turismo); il metodo seguito finora necessita di un’apertura del dibattito che faccia chiarezza; e non vi è una necessità di fare presto, quanto piuttosto di fare bene.
Per questo non ci convince un certo modello di gestione del confronto, aperto per il momento solo alle istanze istituzionali e condizionato da scadenze per presentare osservazioni.
Il comune di Portoferraio sulle aree marine protette si è espresso fin dal settembre 2005, con l’adozione del nuovo regolamento urbanistico.
All’art. 64 dello stesso, nella versione finale, si precisa che per connessione funzionale, territoriale, ambientale delle aree del mare territoriale con quelle del demanio marittimo e con quelle terrestri in genere il regolamento urbanistico individua e classifica aree marine protette in attesa di una loro formale istituzione ai sensi della vigente normativa.
Sono indicate come possibili aree marine protette:
Area marina attorno allo Scoglietto di Portoferraio.
Area marina fronteggiante il Sir “Le Prade”.
Area marina attorno all’isola e riserva biogenetica di Montecristo.
L’Amministrazione comunale perseguirà specifiche intese con il Pnat e tramite esso con il ministero dell’Ambiente e con i corpi della Guardia costiera e della Guardia forestale.
Nelle aree esterne a quelle citate, secondo l’art. 64, è consentita la navigazione a vela e a motore, la pesca, pesca subacquea in apnea e può essere ammessa la maricoltura.
Il comune di Portoferraio, pertanto, ha fornito precise indicazioni e indirizzi per l’apertura della necessaria procedura, secondo un metodo lineare e collaborativo.

Da ciò discende che: non vi sono preclusioni a sviluppi evolutivi rispetto alle scelte individuate, purché siano giustificati da serie analisi scientifiche e non siano in contrasto con le esigenze delle popolazioni locali;
va ampiamente rivista l’ipotesi di zonazione presentata dal ministero nell’aprile 2005, che appare scarsamente rispondente agli indirizzi individuati e talvolta pesantemente penalizzante per gli usi locali.
O qualcuno pensa davvero che tutto intorno alla penisola dell’Enfola, in un’area cioè caratterizzata sicuramente da importanti valori ambientali, ma anche da molte attività turistiche e da rilevante presenza antropica, si possano vietare la balneazione, lo snorkeling, le immersioni, la navigazione anche a remi o a vela (oltre che a motore), l’ancoraggio e l’ormeggio, la pesca sportiva per i residenti?
Ritenere credibile una simile ipotesi vorrebbe dire mettere un primo importante tassello per non fare le aree marine protette.
Mettiamoci dunque al tavolo di lavoro senza preconcetti, ma armati di buonsenso.
Coinvolgiamo, nella chiarezza, in questo dibattito, associazioni ambientaliste, cittadini, operatori subacquei, associazioni di categoria, mondo della pesca.
Facciamo un lavoro serio di confronto, che tenga presente non solo le esigenze dei singoli comuni, ma quelle complessive del territorio insulare.
E ricordiamoci, soprattutto, quale elemento dissuasivo di ogni radicalismo, che se un comune accetta vincoli eccessivi rischia di avere un danno, esattamente come senza aree marine protette rischia di essere uno dei pochi posti all’Elba dove si praticherà la pesca professionale più invasiva e devastante, con un enorme svantaggio per le attività turistiche.