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BORO NELL’ACQUA, NON RISOLVIBILE LOCALMENTE

LE DEROGHE SULLA QUALITA' DELL'ACQUA NON SONO STATE SUPERATE, IL PIANO DEGLI INVESTIMENTI PROPOSTO DA ASA ALL'AUTORITA' D'AMBITO CHIEDE SOLUZIONI SOVRAPROVINCIALI, NON SOSTENIBILI SU TARIFFA

BORO NELL'ACQUA, NON RISOLVIBILE LOCALMENTE

Non è risolvibile senza un intervento straordinario sulle infrastrutture il problema del boro nell’acqua, quindi non è superabile la deroga sulla qualità della risorsa consumata (e pagata) all’Elba (ma anche in Val di Cornia). E’ lo stesso gestore del servizio idrico integrato ad ammetterlo, nel piano degli investimenti proposto all’autorità d’ambito.
La presenza di un eccesso di boro nell’acqua è una questione nota. L’acqua che esce dai nostri rubinetti può essere consumata solo in virtù di una deroga ai limiti massimi previsti da alcuni parametri di ordine chimico. Asa è stata in passato molto attenta ad avvertire che l’acqua – diremmo noi – era “buona”: “Guai – scriveva meno di due anni fa il gestore – a scambiare una deroga con la presunta non potabilità dell’acqua”. “Del resto – aggiungeva – allo stato attuale l’Elba non può ancora fare a meno di approvvigionarsi per oltre il 50%, tramite condotta sottomarina, dell’acqua proveniente dai campi pozzi della Val di Cornia”. La prospettiva che Asa annunciò di voler perseguire “con forza e decisione” era questa: portare l’Elba entro la fine del 2006 alla completa autonomia idrica con qualità dell’acqua nella norma, senza necessità di richiedere alcuna deroga.

Oggi il gestore deve ammettere che la qualità dell’acqua è – ancora – il primo fra i problemi del servizio. Asa però, formulando questo piano degli investimenti destinato a modificare il piano d’ambito, rileva che la frammentazione delle infrastrutture (conseguenza della passata frammentazione del servizio) è il vero problema, anche perché impedisce di impiegare in un territorio limitrofo le risorse in esubero in una zona.
Nel documento proposto all’Ato 5 (l’Autorità d’ambito) per la revisione del Piano d’ambito, il problema della qualità dell’acqua per esempio non risulta risolvibile in modo efficace “agendo esclusivamente sulle infrastrutture locali”. Il gestore scarta la potabilizzazione locale, e prevede – oltre agli interventi di breve e medio periodo – “soluzioni strategiche complessive di portata sovra-provinciale, d’importo però assolutamente non sostenibile in tariffa”.
Una soluzione di medio-lungo periodo indicata dall’azienda per qualità della acqua, inoltre è lo sfruttamento di risorse migliori di quelle attuali, non solo sotterranee ma anche “superficiali e più affidabili”. La linea guida proposte per la soluzione del problema, dunque, ripiegano su “l’utilizzo di tecniche di miscelazione mediante collegamento delle fonti di approvvigionamento con acquedotti di adduzione sovracomunali, e solo in casi eccezionali altrimenti non risolvibili (arsenico e trialometani) il ricorso alla potabilizzazione”.

Altro cronico problema, quello dell’approvvigionamento e delle crisi idriche estive. Anche qui la soluzione proposta è il collegamento delle varie fonti di approvvigionamento mediante acquedotti di adduzione sovracomunali. Le linee-guida prevedono l’utilizzo delle acqua superficiali mediante un sistema integrato di invasi, e l’impiego di risorse oggi destinate all’industria (che potrebbero sopperire con acque reflue depurate e post-trattate. Mentre i “laghi” dell’isola d’Elba sono inseriti fra gli investimenti non sostenibili dalla capacità finanziaria dell’azienda.

TirrenoElbaNews