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PARTITO DEMOCRATICO E CULTURE RIFORMISTE ALL’ELBA

di Giuseppe COLUCCIA

PARTITO DEMOCRATICO E CULTURE RIFORMISTE ALL’ELBA

Mi auguro che il congresso dei DS all’Elba si concluda con la volontà maggioritaria di dare vita, insieme alla Margherita ed a molti altri che lo vorranno, al Partito Democratico anche all’Elba. Dico anche all’Elba, poiché: primo, qualsiasi soggetto politico nazionale deve sapersi radicare, suscitare e mobilitare persone e forze in tutte le parti del Paese Italia, trovando gruppi dirigenti locali coerenti con la missione politica del progetto politico del partito; secondo, perché la costituzione di questa nuova forza politica riformista sappia colmare quella “anomalia” isolana, che la vuole diversa e distante politicamente dal resto del territorio politico Toscano, reinserendola nei processi politici e di governo continentali, senza assumere posizioni protezionistiche o assistenziali, subalterne e minoritarie, ma proponendosi come una delle realtà più ricche, significative e moderne dell’economia e della cultura Regionale Toscana. Quest’ultimo aspetto non dipenderà solo dagli Elbani, ma da come le funzioni politiche nazionali e regionali di governo sapranno meglio collegarsi alle problematiche nostre, ai nostri progetti di modernizzazione economica e sociale della società e dell’economia elbana. Mi auguro che il dibattito ed il risultato avvengano senza lacerazioni e scissioni, come qualcuno irresponsabilmente auspica, poiché ritengo che nella prospettiva del PD possa trovare spazio e convivenza una componente radicale della sinistra. Importante sarà la fase successiva al congresso. Ovvero quella fase costituente del nuovo partito che dovrà essere sorretta da “personale e idee fondatrici o più modestamente animatrici”che in modo coerente dovranno lavorare ad un radicamento ed espansione politica del nuovo soggetto in territorio elbano. Le potenzialità vi sono e le abbiamo potute percepire già in occasione delle primarie e di tornate elettorali importanti dove si è colta la forza aggregativa di una proposta unificante come l’ulivo. Ma perché il PD possa radicarsi e crescere nel contesto elbano dovrà senz’altro contaminarsi con importanti aree culturali democratiche locali. La sua cultura politica, il suo riformismo non dovrà e potrà prescindere dall’intercettare presenze e soggettività tradizionali ed attuali che rappresentano in modo effettivo la società elbana: mi riferisco innanzitutto alla cultura riformista cattolica e democratica, ben presente nella nostra realtà, fatta di una dimensione partecipata e viva, religiosa, associativa e culturale di lunga tradizione, come luogo di coesione e solidarietà sociale e con significative esperienze politiche, popolari e amministrative locali; mi riferisco, inoltre, a quella cultura della sinistra democratica, anch’essa riformista e laica che, liberata da visioni ideologiche, vincolate ad appartenenze identitarie anacronistiche, cerca nell’azione concreta di governo il superamento degli ostacoli, dei conservatorismi, delle contraddizioni, in un orizzonte ispirato ai valori ed agli ideali di eguaglianza e di libertà, allo sviluppo sociale, economico e culturale dell’isola, alla difesa ed al miglioramento delle sue condizioni di vita. Il PD deve ridare dignità e reimmettere nella politica le grandi culture democratiche e popolari, quelle che hanno saputo più di altre ricostruire una visione generale ed unitaria nell’esistenza e della coesistenza delle persone, in un insieme di passato, presente e futuro e secondo i valori dell’eguaglianza sociale, della democrazia e della libertà. Se così sarà allora non potrà essere considerata un’operazione burocratica o d’ingegneria politica. Certo le culture moderne, quelle che esprimono le “moderne contraddizioni” della nostra società dovranno trovare piena cittadinanza nella cultura, nei programmi e nel personale che rappresenterà il PD: mi riferisco a quelle culture ambientaliste che sono il portato dell’attuale distorto sviluppo economico, segnato in modo sempre più evidente da storture e fratture nel rapporto con gli habitat naturali e le condizioni di vita dell’uomo e degli altri organismi viventi. Per il PD all’Elba, il rapporto tra un riformismo radicato e la società elbana non potrà non assumere come centrale la questione e la cultura della tutela ambientale dell’isola, della sua terra e del mare, dell’insieme delle sue risorse, ripensando e correggendo gli aspetti più degradandi dell’attuale modello di sviluppo, indicando i limiti e le compatibilità necessarie: l’ambientalismo, come cultura che rappresenta la valorizzazione delle risorse naturali e la tutela dai rischi incombenti su di esse, dovrà ispirare la missione e la cultura riformista del PD allElba. Una cultura riformista che sappia superare la contrapposizione strumentale che talune forze locali fanno tra sviluppo sociale, economico ed ambientalismo, come se le due cose non potessero coesistere, come se l’accettazione dell’una escludesse l’altra. Si tratta al contrario di considerare l’ambiente una risorsa, la risorsa fondamentale. Il programma del PD dovrà ispirarsi ad un riformismo radicato nelle culture e nei movimenti del cambiamento sociale, culturale ed etico. Mi riferisco alla cultura legata alla piena parità tra donne e uomini, alla piena libertà individuale e personale attraverso un’estensione ed un riconoscimento dei diritti civili, religiosi e politici di soggetti e presenze nuove, in un contesto statuale, laico e democratico. Alle culture della valorizzazione del lavoro, della dignità umana e delle professioni. Alle culture della libera ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica. Il PD dovrà essere un’occasione per ricostruire una rappresentanza politica più ampia e partecipata della società elbana, di quanto lo sia oggi. Nessuno, neanche chi contrasta la nascita del PD, se la sente di difendere così com’è, l’esistente situazione politica elbana, , segnata, anche nel centrosinistra, da difficoltà sia sul fronte della capacità di governo e progettuale, sia su quello della rappresentatività unitaria e politica della società elbana. Le rappresentanze politiche e le formazioni odierne, eccessivamente frammentate e ristrette (non mi riferisco tanto ad aspetti organizzativi, ma alle culture politiche ed alle forme di partecipazione che esse esprimono), oramai hanno perso contatto e capacità attrattiva con la realtà. Anzi, invece di rapportarsi ad essa come a qualcosa da interpretare e trasformare attraverso un progetto democraticamente condiviso, capace di misurarsi con il quotidiano secondo una prospettiva di lungo periodo (questo è il compito della politica), preferiscono gestire e soddisfare l’immediato, il particolare, in una dimensione egoistica e di parte (la cosiddetta antipolitica). Nasce da qui il distacco dalla politica, di tanta parte dell’opinione pubblica elbana, da questo tipo di politica, alimentata in questi anni anche dalla destra. Un tipo di politica, la cosiddetta antipolitica, privo di idealità, di progettualità, di socialità, dove prevalgono “disegni politici minimi” autoreferenziali, collegati più ad ambizioni di visibilità di ristretti gruppi e personaggi, a visioni localistiche orientate alla difesa di interessi di gruppo ed all’uso delle risorse e dei beni pubblici in modo clientelare ed elettorale. Ebbene al PD è affidato un compito di rinnovamento della politica.