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“VI SPIEGO PERCHE’ PORTO AZZURRO RESTA FUORI DA ESA”

"NON SARO' CORRESPONSABILE DI UNA SITUAZIONE CHE STROZZA COMUNI E CITTADINI". PAPI NON SCIOGLIE LA RISERVA SULLA CANDIDATURA, MA PARLA DI SUCCESSIONE E DEGLI ULTIMI RITOCCHI. IL CONSIGLIO DATO A TOZZI

"VI SPIEGO PERCHE' PORTO AZZURRO RESTA FUORI DA ESA"

Il sindaco di Porto Azzurro si è auto-consegnato il silenzio: lavoro senza clamori e polemiche. Non capita spesso di poterlo intervistare. Si è parlato dunque di varie questioni, ma la prima domanda non poteva che essere questa: si ricandiderà alle comunali di primavera?

“La domanda mi è stata posta moltissime volte e rispondo come sempre: non ho ancora preso una decisione definitiva. Fare il sindaco non è una missione divina. Non siamo arcangeli piovuti dal cielo, ma semplici cittadini che hanno delle proposte, si assumono degli impegni. Mi farebbe piacere continuare, perché è ovvio che fa piacere veder finito ciò che si è cominciato – in silenzio e con molta umiltà ma con molto impegno – Però la cosa richiede anche un impegno profondo, di tempo e mentale, e quindi se si deve rischiare di farlo male o comunque di non farlo al massimo delle proprie possibilità è meglio rinunciare. Io sto facendo tutte queste valutazioni, per cui ripeto che non ho ancora scelto cosa farò”.

Non è pretattica?

“Assolutamente no, è una posizione frutto di tutta una serie di considerazioni, di eventi negativi, che in questo quinquennio personalmente a livello familiare mi sono capitati e che mi lasciano ancora dubbioso sulla scelta finale da assumere”.

Se decidesse di non continuare questo lavoro, chi potrebbe continuarlo, fra i suoi collaboratori?

“Far nomi in questa questione è senza dubbio delicato, però credo che qualcuno ci potrebbe essere che può continuare. E’ ovvio che gli assessori si sentirebbero un pò orfani, un pò nudi, e lo dico non per una forma di presunzione, ma semplicemente per i rapporti che ho instaurato con loro. Vedo che mi stimano e mi rispettano profondamente al di là di tutto, e questo verrebbe logicamente vanificato. Però credo che qualcuno c’è, che può avere le caratteristiche per poter continuare”.

Su cosa punta, da qui alla fine del suo mandato?

“Punto molto semplicemente a mettere il rimmel, il fard e il rossetto a ciò che abbiamo fatto. Cose grandi e piccole ne abbiamo fatte tante, bisogna semplicemente rifinirle, sistemare e definire il trucco di questa bella signorina che stiamo pian piano creando”.

Tra questi ritocchi rientra anche il lavoro in piazza Matteotti? Si parla di un ritorno al passato, magari ispirato a borghi marinari del sud della Francia.

“Io amo molto quei posti. Il progetto della piazza Matteotti – redatto dall’architetto Vai – è un progetto che a me piace moltissimo, soprattutto perché c’è un tema vivo, è una progettazione non fine a se stessa, ma ispirata al mare. E’ un atto dovuto, di riconoscenza, in un paese di mare, per tutti coloro che hanno lavorato e che lavorano sul mare. Questo sarà il filo conduttore dell’ispirazione architettonica dell’opera. I progetti saranno approvati nel prossimo consiglio comunale. Quando sarà possibile tecnicamente, faremo una pubblica convocazione della popolazione, per discutere e sentire il parere di tutti, perché è come fare un trapianto di cuore, dobbiamo trovare il donatore giusto, e parliamo di una cosa estremamente delicata e importante”.

Tempo fa abbiamo intervistato Pinotti. L’ex sindaco ha riconosciuto che lei ha fatto molto, ma – ha aggiunto – ricorrendo all’indebitamento…

“Le isole ecologiche a scomparsa, che stiamo terminando proprio in questi giorni per oltre un milione, sono possibili grazie a un finanziamento per le isole minori. C’è un progetto finanziato completamente dallo Stato (un milione e 625 mila euro) per l’allungamento della diga foranea. Una delle mie amarezze se dovessi lasciare sarebbe proprio quello di non vedere completate queste due operazioni: la piazza (ed è ovvio che è un finanziamento contratto tramite mutuo), e l’allungamento della diga foranea (per cui sono già state espletate le gare d’appalto e già firmati i contratti, anche se tutto è fermo per volontà del ministero). Guardi, è ovvio che chiediamo in continuazione, però è anche vero che lo Stato è in una situazione tale per cui non può elargire con facilità dei soldi”.

Un’altra critica è arrivata dal consigliere Martorella, che in consiglio provinciale si è opposto al piano strutturale motivando il ‘no’ con il taglio dei collegamento navali…

“Anche questa questione è strana. Nel Piano territoriale di coordinamento della provincia di Livorno c’è la soppressione dello scalo di Porto Azzurro, quindi non si fa altro che ribadire ciò che è gia contenuto nel Ptc provinciale”.

Parliamo di rifiuti, argomento di grande attualità. Porto Azzurro è fuori da Esa. Per molti questo è uno dei problemi. Lei qualche tempo fa aveva fatto affiggere dei manifesti, in cui si lamentava per i costi…

“Porto Azzurro è fuori da Esa, perlomeno è in una piccolissima percentuale dentro Esa, perché riteniamo che ci potrebbero essere delle responsabilità e dei coinvolgimenti economici troppo importanti. Finche non c’è una chiarezza assoluta nella società, finché non c’è un percorso chiaro su quello che si vuol fare, Porto Azzurro ne rimarrà fuori. Ci sono tutta una serie di problemi sull’impianto del Buraccio, si va dal rilascio delle concessioni edilizie che – garantisco – non sono mai state rilasciate, ai costi che i cittadini devono affrontare per smaltire i rifiuti. Noi ci siamo sempre opposti ad un’indiscriminata imposizione dei costi, per cui tanto costa e tanto deve essere riversato sulla cittadinanza. Questo è un ragionamento troppo semplice. Esa, per poter avere un futuro sereno, deve partire da una razionalizzazione assoluta di quelli che sono i passaggi del ciclo dei rifiuti. Bisogna assolutamente fare in modo che ci sia un progetto finalizzato a ridurre i costi, attualmente insostenibili. Se noi entriamo in Esa ci rendiamo compartecipi di una situazione di questo genere, che strozza i comuni in prima ipotesi, e i cittadini dopo, e io non vohlio esserlo. Non è pensabile che un comune come Porto Azzurro spenda un miliardo e 200 milioni l’anno per i rifiuti solidi urbani, è intollerabile. E’ logico che poi ci sono altre situazioni che ci mettano non dico in urto ma in antitesi con Esa. Abbiamo fatto delle verifiche di carattere economico, ci siamo resi conto che le royalties – le tre lire che poi noi siamo riusciti a fare aumentare – non ci venivano regolarmente pagate. Ci siamo resi conto che l’impianto non paga la tassa sui rifiuti solidi urbani – come dovrebbe essere – l’Ici stiamo verificando se deve pagarlo o meno; cioè c’è tutta una serie di cose poco chiare che fanno in modo che non si abbia un gran feeling con Esa”.

Cosa pensa della possibilità di fare entrare nel capitale sociale di Esa un’altra azienda come Consiag?

“Io non voglio fare processi a chi attualmente gestisce la situazione degli impianti. So che chi si è preso questo impegno si è assunto un onere gravosissimo e bisogna rendergliene merito, perché ci vuole coraggio, però ritengo che in un settore come questo, ma un pò in tutti i settori, ci sia necessità di alte professionalità. Si parlava prima del sud della Francia. A Montecarlo, nel Principato di Monaco, il bruciatore dei rifiuti è da circa 20 anni nel centro della città, non se ne è mai accorto nessuno. Noi ci affanniamo su cose che non sono supportate e suffragate da conoscenze e preparazioni specifiche, per cui il problema di Esa continua. Io dico: rivolgiamoci a chi effettivamente conosce bene l’argomento e può dare una svolta decisiva. Ecco, quando ci sarà un impegno in questo senso saremo d’accordissimo”.

I sindaci sono divisi: la priorità è l’ampliamento del Literno o l’ingresso di un partner. Lei come la vede?

“Se dobbiamo ampliare il Literno, dobbiamo sapere per quale motivo si amplia. Il problema di fondo, l’obiettivo, deve essere la salvaguardia da un punto di vista igienico-sanitario e ambientale del territorio, e la riduzione o meglio l’abbattimento dei costi. Alla luce di questi due obiettivi a noi sta tutto bene. Siamo disposti ad affrontare qualsiasi sacrificio”.

Cambiamo argomento. Lei lo ha incontrato pochi giorni fa. Che idea si è fatto del nuovo presidente del Parco nazionale, Mario Tozzi?

“Non ho ovviamente apprezzato quella sua prima uscita sulla psicanalisi per i sindaci. Poi ho avuto modo di conoscerlo personalmente, e devo dire che mi ha fatto un’ottima impressione, che mi è piaciuto, perché mi è sembrato lo stesso personaggio che si vede in televisione, un tecnico, uno scienziato. Il suo impegno scientifico alla guida del Parco mi fa ben sperare. Però l’ho avvertito con una battuta: ‘Lei, presidente, avrà da farsi il fegato grosso’. Perché al di la di quelli che sono i suoi giusti propositi subirà delle pressioni politiche non indifferenti che potrebbero vanificarli, almeno in parte. Quando gli abbiamo manifestato il nostro disagio per la mancata rappresentanza della minoranza all’interno del consiglio del direttivo del Parco, lui ha fatto suo questo disagio. Ci ha garantito il suo intervento presso il presidente della Regione Martini e presso il ministro dell’Ambiente, affinché questa situazione venga sanata. Poteva tranquillamente dirci: ‘Non è un problema mio’. Sarebbe stato legittimo, e invece non l’ha fatto”.

Siete ancora arrabbiati per quella scelta?

“Quando si dà un rappresentante a un gruppo di minoranza, non credo che sia giusto e legittimo sindacare su chi deve essere questo rappresentante. Si tratta di una facoltà: potrebbe essere un autogol, potrebbe essere una scelta sbagliata, ma deve essere comunque una scelta della minoranza”.

Rita Blando