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"QUANDO NON MI ASCOLTAVANO NEANCHE I PICCIONI" - Tirreno Elba News
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“QUANDO NON MI ASCOLTAVANO NEANCHE I PICCIONI”

INTERVISTA A POVIA, CHE HA INCONTRATO I RAGAZZI DI MUSICANTOELBA E CANTATO CON LORO. "NON ANDRO' A SANREMO, SONO POPOLARE MA DEVO ANCORA CONQUISTARE CREDIBILITA". UNA CANZONE DEDICATA ALL'ELBA

"QUANDO NON MI ASCOLTAVANO NEANCHE I PICCIONI"

“Fare musica, da sempre, non è facile, e non è un sogno sicuro. Però penso che i sogni aiutano a vivere, lo dice anche Marzullo no? e per me questo è un sogno che si è realizzato. Molto bello davvero”. Giuseppe Povia è rimasto piacevolmente colpito dalla scuola di MusicantoElba, che ha incontrato oggi a Portoferraio.

Tu come hai cominciato? Proprio da queste parti?

“Intanto sconsiglio a tutti di mandare nastri o dischi ai discografici, perchè non li ascolteranno mai. Consiglio invece di iscriversi a tutti i festival possibili e immaginabili, da San Remo al CantaElba, che prima c’era (è stato organizzato per cinque anni dagli editori di questo giornale, ndr). Ora non so se esista ancora, ma sono tranquillamente in grado di organizzarne un altro, che magari si chiamerà Musicantoelba. In questo modo è più facile che prima o poi qualcuno ti noti. Io sono partito da li”.

Parlando di festival, un anno fa il tuo sogno si è avverato?

“Oggi? San Remo ti dà la popolarità, ma non la credibilità. Quest’ultima una persona, come artista e come uomo, se la crea col tempo, con le belle canzoni, e con la bella musica. Quindi la popolarità ora ce l’ho adesso. Devo cercare la credibilità”.

Qualcuno sicuramente ti avrà chiesto, perchè non sei a San Remo quest’anno.

“Me lo hanno chiesto. Non me la sono sentita quest’ anno. Sto però lavorando ad un nuovo progetto molto serio e impegnativo, che magari qualcuno non si aspetta da Povia. A me piace molto spiazzare”.

Cosa consiglieresti ai ragazzi di Musicantoelba?

“Sicuramente auguro loro di trovare un lavoro parallelo alla passione della musica. E’ impossibile, a 14 15 o 16 anni, scrivere una canzone che arriva al cuore. Può arrivare magari al cuore di mamma o a quello di papà, però penso che ci voglia l’esperienza. Io ho fatto 16 anni il cameriere, che è una lavoro che ti aiuta a capire non tutto della vita, ma qualcosa, e ti fare esperienze. Poi tu riesci a scrivere quello che ti passa per la testa ma soprattutto quello che sentono gli altri”.

Dunque la musica come un sogno che si realizza. Tra i tuoi tanti sogni realizzati, il concerto a Porto Azzurro. Cosa ti ha lasciato?

“Mi dicevano in giro che nessuno è profeta in patria. Iio sono nato a Milano, ma cresciuto a Porto Azzurro. Diciamo che è stato un altro sogno, perchè fare un concerto a Porto Azzurro su un palcoscenico dove prima suonavo la chitarra sulle panchine – e mi prendevano tutti in giro – compresi i piccioni, diciamo che è, comunque una bella sensazione”.

Tornerai all’Elba il prossimo 17 marzo, per un nuovo concerto?

“Intanto saluto Alessandro e Bruno, che curano dall’inizio il mio sito, povia.net, dove è possibile trovare le date che ho fatto e che farò quest’estate. Il concerto del 17 sarà al teatro dei Vigilanti, che mi hanno detto essere molto bello, non vedo l’ora di farlo. Questo perché a un concerto la gente ha l’opportunità di conoscere l’uomo, oltre che l’artista. Penso che “live” devi portare qualcosa di più oltre che la musica, devi portare l’emozione, che è ciò che aiuta la gente a conoscere meglio un artista”.

Sappiamo che sei molto fertile, che c’è già pronto un altro disco. Un paio di artisti importanti che hanno adottato l’isola d’Elba come seconda patria – Biagio Antonacci e Luca Carboni – hanno dedicato canzoni all’isola d’Elba. E tu?

“C’è una canzone, nel mio prossimo album che si chiama ‘Due navi’, l’ho dedicata all’isola d’Elba”.

Fa.Ce.