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“I 6 MILIONI PER IL BURACCIO A RISCHIO DI REVOCA”

SIMONI INTERROGA ALESSI: "IL FINANZIAMENTO E' STATO CONCESSO A UN PACCHETTO CON TRE PROGETTI, MA DUE SONO IRREALIZZATI. IL MINISTERO RENDICONTERA' TUTTO ALLA CORTE DEI CONTI. FINIRA' TUTTO NELLA TARSU?"

"I 6 MILIONI PER IL BURACCIO A RISCHIO DI REVOCA"

Potrebbero essere revocati i finanziamenti per l’impianto del Buraccio, oltre 6 milioni di euro di fondi statali in parte già ottenuti (e in parte già spesi) per l’indispensabile ristrutturazione dell’impianto. Il progetto risale al 2004, quando la Comunità Montana propose alla Provincia di candidarsi al bando previsto dal Fondo per lo sviluppo delle Isole minori, istituito con legge del 2001 (la 488).
Un bando a cui i comuni elbani parteciparono con progetti propri (in gran parte già realizzati), ma anche sostenendo quello comprensoriale del rewamping.
Il problema – lo solleva il capogruppo di minoranza in Comunità Montana, Luca Simoni – è quel progetto comprensoriale era “uno e trino”: c’erano altre due voci, oltre al Buraccio. Un intervento di adeguamento della viabilità provinciale, e un dispositivo per la pulizia delle spiagge elbane dai rifiuti e dall’organico spiaggiato. Un sistema – ricorda Simoni – che avrebbe dovuto porre fine all’usanza di “gettare tutto in discarica” aggravando l’erosione costiera e accelerando l’esaurimento delle discariche stesse con “conferimenti unitili e ingenti”.
Questo secondo e terzo stralcio – strade e pulizia delle spiagge – furono affiancati al primo, ma “il progetto – sottolinea Simoni –fu presentato e approvato come un tutto unico e organico”, secondo quanto previsto dalla legge del 2001, che – ricorda ancora l’ex presidente della Comunità Montana – stabilisce espressamente che “ogni pacchetto progettuale deve essere realizzato esattamente come presentato e approvato”.
Un pacchetto che ebbe successo, quello elbano, tanto da classificarsi al 3° posto su un centinaio di candidature, e ottenere perfino 800 euro di quanto richiesto.
Però un “pacchetto” che, secondo Simoni, “a due anni dal decreto del ministero dell’Interno che concedeva i finanziamenti, si è limitato solo per il primo stralcio (e la mancata esecuzione del 2° e 3° stralcio non dipende certamente da cause tecniche)”. “Lo stato penoso delle strade elbane – dice Simoni – è ben presente a tutti. Così come è sotto gli occhi di tutti la sporcizia e il degrado delle spiagge elbane, tanto che l’anno scorso il ministero dell’Ambiente ha autorizzato il conferimento in discarica dei materiali derivanti dalla pulizia delle spiagge, classico ritorno al passato”, commenta l’esponente di An.
Il rischio per Simoni è pesante: “Il ministero rimetterà alla Corte dei Conti la documentazione sulla spesa relativa ai progetti portati a compimento, e verificando il principio di unitarietà fra i vari stralci. In caso di irregolarità – dice il capogruppo – sarà revocato l’intero beneficio”.
Per questo Simoni ha presentato un’interpellanza alla Comunità Montana, chiedendo al presidente Alessi – come rappresentante dell’ente co-finanziatore – di “chiarire i motivi del ritardo”, e “se è consapevole dei rischi”, in termini di perdita dei finanziamenti, “con conseguenze facilmente immaginabili sulle già esorbitanti tariffe dei rifiuti solidi urbani”.